Emilia-Romagna
Acque superficiali DATI 2017

Acque superficiali

faccina seria

AZOTO NITRICO: OBIETTIVO DI QUALITA' "BUONO" NEL 43% DEI BACINI FLUVIALI 
Nei corsi d’acqua regionali si registrano, anche nel 2017, alcune situazioni di criticità legate alla presenza di azoto nitrico in concentrazioni rilevanti, in particolare nelle aste: Destra Reno, Rubicone, Uso, Melo e Ventena (con valori medi annui superiori a 4,8 mg/l - stato ”pessimo” limitatamente alla concentrazione di azoto nitrico). Per effetto dei crescenti apporti inquinanti di origine prevalentemente diffusa, la presenza di azoto nitrico nelle acque aumenta spostandosi dalle zone pedemontane, dove è rispettato quasi ovunque il valore soglia di “buono”, verso la pianura, dove si riscontrano concentrazioni maggiori, seppure con differenze anche significative tra i diversi bacini idrografici. Il 43% dei bacini regionali raggiunge anche in chiusura idrografica l’obiettivo di qualità “buono” rispetto alla concentrazione di azoto nitrico.

faccina seria

FOSFORO TOTALE: OBIETTIVO DI QUALITA' "BUONO" NEL 39% DEI BACINI FLUVIALI 
Tra i bacini fluviali regionali, anche nel 2017, si osservano alcune situazioni di attenzione legate alla presenza di fosforo in concentrazioni rilevanti. Le maggiori criticità, con valori medi di fosforo maggiori di 0,4 mg/l (stato ”pessimo” limitatamente alla concentrazione di fosforo), si riscontrano nelle aste: Sissa-Abate, Crostolo, Rubicone. Spostandosi da monte verso la pianura, le concentrazioni di fosforo tendono ad aumentare in modo significativo, dove presenti fonti di pressione puntuale rilevanti rispetto alla portata del corso d’acqua recettore. Nella maggior parte dei bacini regionali tuttavia si osserva che la soglia obiettivo di “buono” è rispettata nella quasi totalità delle stazioni pedemontane e nel 39% delle stazioni di chiusura idrografica.

 

faccina delusa

STATO ECOLOGICO "BUONO" NEL 28% DEI BACINI FLUVIALI 
Al termine del triennio di monitoraggio 2014-2016, realizzato ai sensi della Direttiva quadro sulle acque, è raggiunto lo stato ecologico “buono” nel 28% dei corpi idrici fluviali dell’Emilia-Romagna,  per i corpi idrici situati, di norma, nelle aree appenniniche e pedecollinari a bassa o compatibile antropizzazione. 

faccina felice

STATO CHIMICO "BUONO" NEL 93% DEI BACINI FLUVIALI
Al termine del triennio di monitoraggio 2014-2016, la classificazione dello stato chimico evidenzia il raggiungimento dell’obiettivo di qualità “buono” nel 93% dei corpi idrici fluviali dell’Emilia-Romagna, con solo sporadici superamenti degli standard di qualità normativi relativi a sostanze chimiche afferenti all'elenco delle priorità. 

faccina felice

STATO CHIMICO "BUONO" NEL 100% DEGLI INVASI, 60% PER LO STATO ECOLOGICO
Al termine del triennio di monitoraggio 2014-2016, la classificazione dello stato chimico evidenzia il raggiungimento dell’obiettivo di qualità “buono” nel 100% degli invasi dell’Emilia-Romagna; nello stesso periodo, lo stato ecologico raggiunge l'obiettivo di qualità "buono" nel 60% degli invasi.

faccina felice

CONFORME IL 100% DEGLI IMPIANTI DI DEPURAZIONE CIVILE  
In Emilia-Romagna,  al 2016, sono stati censiti 2.013 impianti di depurazione delle acque reflue urbane con diverse tipologie di trattamento, dalle più semplificate a quelle più complesse. Complessivamente, tali impianti hanno una potenzialità di progetto di circa 8,4 milioni di AE e risultano trattati oltre 5,6 milioni di AE. Il 100% degli impianti di trattamento, al servizio degli agglomerati di consistenza superiore o uguale a 2.000 AE (204 agglomerati serviti da 215 impianti di depurazione), è risultato conforme a quanto previsto dal DLgs 152/06. La percentuale degli AE serviti da rete fognaria in Emilia-Romagna si attesta su valori molto alti (circa il 99%), mentre la percentuale di AE depurati da impianti di trattamento delle acque reflue urbane è pari a oltre il 98%.  

Sintesi

Dall’analisi dei dati relativi allo stato ecologico emerge che, nel triennio di monitoraggio 2014-2016, realizzato ai sensi della Direttiva quadro sulle acque in Emilia-Romagna, gran parte dei corpi idrici fluviali ha raggiunto l’obiettivo di qualità “buono” nelle zone appenniniche e pedecollinari, con condizioni poco o moderatamente alterate rispetto a quelle di riferimento naturale, a differenza delle aree di pianura dove prevalevano invece corpi idrici artificiali o fortemente modificati. Nel periodo 2014-2016, la ripartizione percentuale in classi di stato ecologico dei corpi idrici fluviali regionali è stata: 28% “buono”, 38% “sufficiente”, 31% “scarso” e 3% “cattivo”.
Per i corpi idrici lacustri (invasi), nel triennio 2014-2016, si raggiunge una valutazione di stato ecologico “buono” negli invasi di Suviana, Brasimone e Ridracoli, mentre Molato e Mignano sono valutati in stato “sufficiente”; si conferma, quindi, la classificazione dello stato ecologico già assegnata nel quadriennio 2010-2013, “buono” per gli invasi di Ridracoli, Brasimone e “sufficiente” per Molato. La scadimento allo stato “sufficiente” è causata dalla presenza di fosforo in concentrazioni elevate.

Lo stato chimico, definito dall’eventuale presenza nelle acque di sostanze prioritarie, nel triennio di monitoraggio 2014-2016 è risultato “buono” per la grande maggioranza dei corpi idrici fluviali; solo in una piccola percentuale (3%) di corpi idrici si è rilevato il superamento degli standard di qualità ambientale fissati dalla normativa (DM 260/2010), in particolare per alcuni IPA, Nichel e Ftalato DEHP, sostanza peraltro di largo utilizzo nei processi industriali, mentre nel 4% lo stato chimico risulta non determinato in attesa di ulteriori approfondimenti. 
Per tutti i corpi idrici lacustri, nel triennio 2014-2016, si conferma la valutazione di stato “buono” già assegnata nel quadriennio 2010-2013.

Dal punto di vista della distribuzione territoriale, per effetto dei crescenti apporti inquinanti di origine prevalentemente diffusa, la presenza di azoto nitrico nelle acque tende ad aumentare spostandosi dalle zone montane e pedemontane, dove si osservano concentrazioni buone od ottimali, verso la pianura, dove si riscontra generalmente un peggioramento della qualità, seppure con differenze anche significative tra i diversi bacini idrografici. In particolare, nel 2017, in pianura è rispettato il valore soglia di “buono” nella chiusura di valle dei bacini: Bardonezza, Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Secchia, Canal Bianco, Reno, Lamone, Candiano, Fiumi Uniti, Savio e Conca, mentre si registrano ancora situazioni di decisa criticità in Destra Reno, Rubicone, Uso, Melo e Ventena (con valori medi annui superiori a 5 mg/l – stato “cattivo” limitatamente alla concentrazione di azoto nitrico).
Rispetto al singolo macrodescrittore, azoto nitrico, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico mostra che il 15% dei bacini ricade nel Livello 1, il 28% nel Livello 2, il 21% nel Livello 3, il 21% nel Livello 4 e il 15% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di azoto nitrico, il 43% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.

Dal punto di vista della distribuzione territoriale, per effetto dei crescenti apporti inquinanti, le concentrazioni di fosforo nelle acque tendono ad aumentare da monte verso valle; ciò accade principalmente nei bacini dove incidono fonti di pressione puntuale rilevanti rispetto alla portata del corso d’acqua recettore, come in alcuni torrenti minori o nei principali canali artificiali di pianura che appaiono maggiormente impattati. Nella maggior parte dei bacini regionali, tuttavia, si osserva (figura 1) che la soglia obiettivo di “buono” per il fosforo, ricavata dall’indice LIMeco (0,10 mg/l), è quasi sempre rispettata sia nelle stazioni di bacino pedemontano, sia nelle stazioni di pianura, come accade per Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Enza, Secchia, Canal Bianco, Candiano, Fiumi Uniti, Savio, Uso, Marano e Conca, che presentano anche in chiusura idrografica un livello di fosforo “buono” o talvolta perfino “elevato”. Le situazioni di grave criticità, legate al superamento della quinta soglia di 0,40 mg/l, sono limitate a poche chiusure di bacino, quali Sissa Abate, Crostolo e Rubicone. Rispetto al singolo macrodescrittore fosforo totale, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico mostra che il 18% rientra nel Livello 1, il 21% nel Livello 2, il 24% nel Livello 3, il 28% nel Livello 4 e il 9% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di fosforo totale, il 39% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.

Quadro Generale

Il monitoraggio delle acque superficiali in Emilia-Romagna, attivo fino al 2009 ai sensi del DLgs 152/99, nel 2010 è stato adeguato alla Direttiva 2000/60/CE, recepita dal DLgs 152/06 e successivi decreti attuativi, fra gli ultimi dei quali si segnala il DM 260/10 e il Dlgs 172/15; causa il ritardato recepimento della Direttiva, l’Italia è stata oggetto di procedura di infrazione.
Con la Direttiva 2000/60/CE, l’Unione europea ha istituito un quadro uniforme a livello comunitario, promuovendo e attuando una politica sostenibile a lungo termine di uso e protezione delle acque superficiali e sotterranee, con l’obiettivo di contribuire al perseguimento della loro salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità ambientale, oltre che all’utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. Spirito della norma è quindi garantire a livello comunitario la protezione di tutte le acque superficiali e sotterranee per impedire ulteriori deterioramenti, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e quanto a loro correlati; l’ambiente acquatico è visto nel suo complesso come sistema integrato che necessita di misure specifiche per la graduale riduzione fino all’eliminazione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze pericolose.
Sono state introdotte pertanto grosse innovazioni, sia nell’individuazione delle reti di monitoraggio, sia in termini di profili di analisi e di frequenze di controllo applicati.
L’individuazione delle reti presuppone una riscrittura e una definizione diversa anche dei corpi idrici, definiti secondo specifici criteri; le acque sono valutate e classificate nell’ambito del bacino e per distretto idrografico di appartenenza, in quanto la norma europea ha individuato nei distretti idrografici gli specifici ambiti territoriali di riferimento per la pianificazione e la gestione degli interventi finalizzati alla salvaguardia e tutela della risorsa idrica.
Per ciascun distretto idrografico è prevista la predisposizione di un Piano di Gestione (PdG), cioè di uno strumento conoscitivo, strategico e operativo attraverso cui pianificare, attuare e monitorare le misure per la protezione, risanamento e miglioramento dei corpi idrici superficiali e sotterranei, favorendo il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla Direttiva. Obbligo per i paesi membri era raggiungere al 2015 e in seguito mantenere,  per tutti i corpi idrici, lo stato almeno “buono” e nel contempo garantire il mantenimento dello stato “elevato”, qualora raggiunto. I materiali elaborati per l’individuazione dei corpi idrici (tipizzazione, caratterizzazione, analisi delle pressioni e altro), comprensivi di cartografia, sintesi delle metodologie adottate e risultati conseguiti, erano stati formalmente deliberati dalla Regione Emilia-Romagna (DGR 350/2010) e sono diventati parte integrante nei primi cicli dei PdG 2010-2015.
Nel rispetto delle scadenze della direttiva 2000/60/CE, con il dovuto aggiornamento dei PdG nel 2015 da parte delle Autorità di Distretto Idrografico, la Regione,  per la propria realtà territoriale, ha aggiornato il quadro conoscitivo ambientale, ha valutato le misure di risanamento necessarie e ha revisionato le reti monitoraggio. I materiali prodotti, formalmente deliberati con DGR2067/2016 e 1781/2016, in aggiornamento della DGR 350/2010, sono entrati come parte integrante nei PdG 2015-2021 e comprendono: il quadro conoscitivo ambientale aggiornato, lo stato aggiornato al 2013, lo stato di rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità e le misure di risanamento utili al miglioramento, misure da attuare nel sessennio 2015-2021.
Gli approfondimenti, condotti in stretto coordinamento, da parte delle Autorità di Distretto Idrografico, con le altre Regioni afferenti al distretto, hanno indirizzato le attività di monitoraggio da condurre e i  PdG 2015 costituiscono il riferimento per il ciclo di pianificazione per la gestione delle acque 2015-2021.
In Emilia-Romagna, nel 2010 era stato avviato il primo ciclo di monitoraggio ai sensi della Direttiva 2000/60. Come suddetto, il termine del primo ciclo di piani di gestione era dicembre 2015 e contestualmente è stato avviato il secondo ciclo, 2015-2021. Per avere elaborazioni degli esiti del monitoraggio, i cicli di monitoraggio sono sfasati rispetto ai cicli dei PdG, ecco quindi che gli esiti dei monitoraggi condotti nel triennio 2010-2012, unitamente al 2013, sono stati la base di riferimento per il quadro conoscitivo dell’aggiornamento/riesame dei Piani di Gestione distrettuali 2015-2021, utile per la valutazione del rischio di non raggiungimento degli obiettivi previsti. Per quanto riguarda i monitoraggi, al fine di avere un allineamento di tutte le regioni, il ciclo sessennale è definito 2014-2019; si potrà avere così la classificazione nuova che entrerà nel ciclo di pianificazione PdG 2021-2027.
Obiettivo fondamentale della Direttiva Quadro è avere in Europa un quadro relativamente a tutti gli elementi che influiscono sullo stato ecologico delle acque, per potere mettere in campo le azioni necessarie finalizzate al risanamento; come anticipato sono state introdotte grosse innovazioni, oltre che per la definizione dei corpi idrici e per l’individuazione delle reti di monitoraggio, anche per la tipologia di monitoraggio, sia per l’applicazione di nuovi indicatori biologici e idromorfologici, sia per la scelta dei profili di analisi e di frequenze di controllo applicati.
In quest’ottica il sistema di monitoraggio per le acque superficiali dal 2010 ha subito rilevanti trasformazioni: la Direttiva Quadro infatti apporta una profonda innovazione, ponendo la bio-indicazione (macroinvertebrati bentonici, macrofite, fauna ittica e fitoplancton per i laghi etc.) quale strumento centrale per valutare, conservare e preservare gli ambienti fluviali, lacustri, oltre che marino costieri e di transizione. Gli esiti dei monitoraggi biologici non sono valutati come valori assoluti, ma sono espressi come rapporto di qualità rispetto allo stato di comunità biologiche presenti in siti a bassa pressione antropica (sia per carichi di inquinanti, sia per la morfologia) presi come “siti di riferimento”. Sono poste inoltre in relazione le pressioni che insistono sul corpo idrico con gli elementi idromorfologici e chimico-fisici che turbano lo stato ecologico dell’ecosistema idrico. Stante la complessità del sistema, i problemi sia operativi, sia di elaborazione dati per la classificazione non sono tuttora risolti; da segnalare ad esempio che ogni Paese europeo sceglie e valuta le metriche idonee per elaborare le liste floristiche e faunistiche ritrovate, al fine di valutare la correttezza della risposta dello stato ecologico delle comunità floro-faunistica alle pressioni che insistono sui corpi idrici. La classificazione dello stato del corpo idrico è data dall’integrazione dello stato ecologico (monitoraggio biologico e chimico a supporto), con lo stato chimico; pertanto contestualmente prosegue con cicli annuali (almeno in operativo) la valutazione rispetto a Standard di Qualità medio annua indicata dal DM 260/2010, del livello di presenza di sostanze inquinanti sia a supporto dello stato ecologico, sia afferenti all’elenco di priorità. Per quanto riguarda le analisi dei parametri chimici, il programma adottato nel 2010 è stato progressivamente rivisto, negli anni, in funzione dei risultati ottenuti e della conoscenza delle pressioni. Oltre all'opportunità di riduzione delle frequenze minime di campionamento in relazione ai diversi livelli di criticità evidenziati, la normativa consente una declinazione puntuale del profilo analitico per ogni corpo idrico in base allo studio delle pressioni e della dimostrata presenza/assenza di specifici gruppi di sostanze. Il DM 260/2010, aggiornato dal DLgs 172/2016 che introduce nuovi microinquinanti, oltre alla matrice biota,  prevede un ampio ventaglio di inquinanti, fitofarmaci e altri microinquinanti organici e inorganici da monitorare con standard di qualità estremamente bassi, il che comporta un'attività analitica estremamente complessa e onerosa per garantire il rispetto delle prestazioni minime richieste.
Per ottimizzare quindi il monitoraggio chimico sono stati condotti approfondimenti per valutare quali inquinanti chimici sia opportuno ricercare sul territorio regionale, a partire dalle informazioni disponibili in termini di dati di qualità pregressi e di analisi delle pressioni incidenti sul corpo idrico sotteso dalla stazione.
Analisi condotte a livello di bacino idrografico permettono di effettuare alcune considerazioni; ad esempio, se in chiusura di bacino montano non è stata riscontrata presenza di sostanze chimiche prioritarie, è ragionevole estendere il concetto ai corpi idrici afferenti al bacino sotteso dalla stazione, soprattutto se situati in contesti montani e/o poco antropizzati.
Pertanto si è mantenuto un controllo capillare per gli inquinanti che possono dare luogo a inquinamento diffuso (fitofarmaci, metalli pesanti, composti organo alogenati, IPA), per altri microinquinanti organici sono state condotte valutazioni costi/benefici prendendo in esame pressioni possibili, casistica di impiego e impegno analitico; sono state quindi scelte specifiche stazioni di monitoraggio situate in chiusura di bacino e dei principali sottobacini, in particolare ad esempio per cloroalcani, di feniletere bromato (PBDE), nonil/ottil fenolo, cloroaniline, clorobenzeni, cloronitrotolueni e clorofenoli (sorgenti puntuali).
Già dopo il primo ciclo di monitoraggio, sulla base degli esiti dello stesso, è stato possibile rivedere i protocolli analitici e le frequenze di monitoraggio, con programmi sempre più mirati.
Anche per quanto riguarda i fitofarmaci, la scelta dei principi attivi da ricercare si basa sul potenziale rischio di contaminazione delle acque; la valutazione dei dati del monitoraggio, condotto in un arco di tempo significativo, può dare indicazioni riguardo alla maggiore o minore ricorrenza delle sostanze attive nelle acque e, unitamente all’analisi di altri indici, quali ad esempio l’indice di priorità e le caratteristiche fisico-chimiche della sostanza attiva, orientare la scelta del protocollo analitico da applicare.

Bibliografia

  • 1. Arpa Emilia-Romagna (2015), "Report sullo stato delle acque superficiali fluviali 2010-2013" (a cura di Donatella Ferri e Silvia Franceschini)
  • 2. Arpa Emilia-Romagna (2015), " Report sullo stato delle acque superficiali lacustri 2010-2013" (a cura di Donatella Ferri e Gisella Ferroni)
  • 3. Decreto n. 131 del 16 giugno 2008, "Regolamento recante i criteri tecnici per la caratterizzazione dei corpi idrici (tipizzazione, individuazione dei corpi idrici e analisi delle pressioni)"
  • 4. Decreto n. 56 del 14 Aprile 2009, "Criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici e l'identificazione delle condizioni di riferimento"
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Autori

  • Donatella FERRI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Silvia FRANCESCHINI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI REGGIO EMILIA)
  • Gisella FERRONI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Gabriele BARDASI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Emanuele DAL BIANCO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
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