Emilia-Romagna
Acque superficiali
Sintesi


Dall’analisi dei dati relativi allo stato ecologico emerge che, nel triennio di monitoraggio 2014-2016, realizzato ai sensi della Direttiva quadro sulle acque in Emilia-Romagna, gran parte dei corpi idrici fluviali ha raggiunto l’obiettivo di qualità “buono” nelle zone appenniniche e pedecollinari, con condizioni poco o moderatamente alterate rispetto a quelle di riferimento naturale, a differenza delle aree di pianura dove prevalevano invece corpi idrici artificiali o fortemente modificati. Nel periodo 2014-2016, la ripartizione percentuale in classi di stato ecologico dei corpi idrici fluviali regionali è stata: 28% “buono”, 38% “sufficiente”, 31% “scarso” e 3% “cattivo”.
Per i corpi idrici lacustri (invasi), nel triennio 2014-2016, si raggiunge una valutazione di stato ecologico “buono” negli invasi di Suviana, Brasimone e Ridracoli, mentre Molato e Mignano sono valutati in stato “sufficiente”; si conferma, quindi, la classificazione dello stato ecologico già assegnata nel quadriennio 2010-2013, “buono” per gli invasi di Ridracoli, Brasimone e “sufficiente” per Molato. La scadimento allo stato “sufficiente” è causata dalla presenza di fosforo in concentrazioni elevate.

Lo stato chimico, definito dall’eventuale presenza nelle acque di sostanze prioritarie, nel triennio di monitoraggio 2014-2016 è risultato “buono” per la grande maggioranza dei corpi idrici fluviali; solo in una piccola percentuale (3%) di corpi idrici si è rilevato il superamento degli standard di qualità ambientale fissati dalla normativa (DM 260/2010), in particolare per alcuni IPA, Nichel e Ftalato DEHP, sostanza peraltro di largo utilizzo nei processi industriali, mentre nel 4% lo stato chimico risulta non determinato in attesa di ulteriori approfondimenti. 
Per tutti i corpi idrici lacustri, nel triennio 2014-2016, si conferma la valutazione di stato “buono” già assegnata nel quadriennio 2010-2013.

Dal punto di vista della distribuzione territoriale, per effetto dei crescenti apporti inquinanti di origine prevalentemente diffusa, la presenza di azoto nitrico nelle acque tende ad aumentare spostandosi dalle zone montane e pedemontane, dove si osservano concentrazioni buone od ottimali, verso la pianura, dove si riscontra generalmente un peggioramento della qualità, seppure con differenze anche significative tra i diversi bacini idrografici. In particolare, nel 2017, in pianura è rispettato il valore soglia di “buono” nella chiusura di valle dei bacini: Bardonezza, Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Secchia, Canal Bianco, Reno, Lamone, Candiano, Fiumi Uniti, Savio e Conca, mentre si registrano ancora situazioni di decisa criticità in Destra Reno, Rubicone, Uso, Melo e Ventena (con valori medi annui superiori a 5 mg/l – stato “cattivo” limitatamente alla concentrazione di azoto nitrico).
Rispetto al singolo macrodescrittore, azoto nitrico, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico mostra che il 15% dei bacini ricade nel Livello 1, il 28% nel Livello 2, il 21% nel Livello 3, il 21% nel Livello 4 e il 15% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di azoto nitrico, il 43% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.

Dal punto di vista della distribuzione territoriale, per effetto dei crescenti apporti inquinanti, le concentrazioni di fosforo nelle acque tendono ad aumentare da monte verso valle; ciò accade principalmente nei bacini dove incidono fonti di pressione puntuale rilevanti rispetto alla portata del corso d’acqua recettore, come in alcuni torrenti minori o nei principali canali artificiali di pianura che appaiono maggiormente impattati. Nella maggior parte dei bacini regionali, tuttavia, si osserva (figura 1) che la soglia obiettivo di “buono” per il fosforo, ricavata dall’indice LIMeco (0,10 mg/l), è quasi sempre rispettata sia nelle stazioni di bacino pedemontano, sia nelle stazioni di pianura, come accade per Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Enza, Secchia, Canal Bianco, Candiano, Fiumi Uniti, Savio, Uso, Marano e Conca, che presentano anche in chiusura idrografica un livello di fosforo “buono” o talvolta perfino “elevato”. Le situazioni di grave criticità, legate al superamento della quinta soglia di 0,40 mg/l, sono limitate a poche chiusure di bacino, quali Sissa Abate, Crostolo e Rubicone. Rispetto al singolo macrodescrittore fosforo totale, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico mostra che il 18% rientra nel Livello 1, il 21% nel Livello 2, il 24% nel Livello 3, il 28% nel Livello 4 e il 9% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di fosforo totale, il 39% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.

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