Emilia-Romagna
Acque superficiali DATI 2015

Acque superficiali

faccina delusa

Nei corsi d’acqua regionali si registrano anche nel 2015 alcune situazioni di criticità legate alla presenza di azoto nitrico in concentrazioni rilevanti, in particolare nelle aste: Chiavenna, Fossatone, Rubicone, Uso e Ventena (con concentrazioni pari o maggiori a 4 mg/l – stato “scarso”/”pessimo” limitatamente alla concentrazione di azoto nitrico). Per effetto dei crescenti apporti inquinanti di origine prevalentemente diffusa, la presenza di azoto nitrico nelle acque aumenta spostandosi dalle zone pedemontane, dove è rispettato quasi ovunque il valore soglia di “buono”, verso la pianura, dove si riscontrano concentrazioni maggiori seppure con differenze anche significative tra i diversi bacini idrografici.

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Tra i bacini fluviali regionali anche nel 2015 si osservano alcune situazioni di attenzione legate alla presenza di fosforo in concentrazioni rilevanti. Le maggiori criticità, con valori medi di fosforo maggiori di 0,4 mg/l (stato “scarso”/”pessimo” limitatamente alla concentrazione di fosforo), si riscontrano nelle aste: Sissa-Abate, Crostolo e Marecchia. Spostandosi da monte verso valle, le concentrazioni di fosforo tendono ad aumentare in modo significativo, per presenza di fonti di pressione puntuale rilevanti. Si osserva quindi che nelle stazioni di bacino pedemontano, per il fosforo, la soglia di “buono” è rispettata quasi ovunque, mentre nelle stazioni di pianura sono diversi i bacini che, per il fosforo totale, non raggiungono lo stato “buono”. I corpi idrici lacustri, nel 2015, nel periodo di piena circolazione alla fine della stagione invernale, non hanno rilevato criticità per la presenza di fosforo, così come era risultato nel quadriennio 2010-2013 (Invaso di Molato e Lago di Suviana) e 2014 (Invaso di Molato), con conseguente alterazione del livello di stato ecologico (LTLeco).

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Al termine del primo quadro conoscitivo realizzato ai sensi della Direttiva quadro sulle acque (periodo 2010-2013) era stato raggiunto lo stato ecologico “buono” nel 28% dei corpi idrici fluviali dell’Emilia-Romagna, di norma per i corpi idrici situati nelle aree appenniniche e pedecollinari a bassa o compatibile antropizzazione. Per il 2014 e il 2015, la valutazione dello stato ecologico dei corsi d’acqua, dove disponibile in base alla programmazione del monitoraggio triennale, è indicativa, in quanto riferita ai singoli anni di monitoraggio. In particolare per le chiusure di bacino dove non sono applicabili i metodi biologici, l’eventuale stato ecologico buono od elevato è valutato cautelativamente anche tramite giudizio esperto. Nel 2015, per tutti gli invasi monitorati si segnala, una valutazione dello stato ecologico “buono” a differenza degli anni precedenti, dove per la Diga di Molato e il Lago di Suviana si presentava uno stato ecologico “scarso”.

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Al termine del ciclo di monitoraggio 2010-2013, la classificazione dello stato chimico aveva evidenziato il raggiungimento dell’obiettivo di qualità “buono” nel 98% dei corpi idrici fluviali dell’Emilia-Romagna, con solo sporadici inquinamenti da sostanze chimiche. Nel 2014 e 2015, la valutazione dello stato chimico ha conseguito il risultato “buono” nella quasi totalità dei corpi idrici. Per gli invasi monitorati nel 2015, la valutazione dello stato chimico è risultato “buono” così come nel quadriennio 2010-2013 e nel 2014.

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In Emilia-Romagna sono censiti 2.002 impianti di depurazione delle acque reflue urbane con diverse tipologie di trattamento, dalle più semplificate a quelle più complesse.
Complessivamente, tali impianti hanno una potenzialità di progetto di circa 8,45 milioni di AE e risultano trattati oltre 6 milioni di AE. Il 95% degli impianti di trattamento è risultato conforme a quanto previsto dal DLgs 152/06. La percentuale degli AE serviti da rete fognaria in Emilia-Romagna si attesta su valori molto alti (circa il 99%), mentre la percentuale di AE depurati da impianti di trattamento delle acque reflue urbane è pari al 98%.

Sintesi

Dall’analisi dei dati relativi allo stato ecologico emerge che, nel periodo 2010-2013, gran parte dei corpi idrici fluviali regionali aveva raggiunto l’obiettivo di qualità di stato “buono” nelle zone appenniniche e pedecollinari, dove l’antropizzazione del territorio è contenuta o comunque compatibile con il rispetto della struttura e del funzionamento degli ecosistemi fluviali, presentando condizioni ambientali poco o moderatamente alterate rispetto a quelle di riferimento naturale; nel reticolo idrografico di pianura prevalgono invece corpi idrici artificiali o fortemente modificati.
Al 2013, come riportato nei PdG (Piano di Gestione), approvati e adottati a dicembre 2015, la ripartizione percentuale in classi di stato ecologico dei corpi idrici fluviali regionali era: 28% “buono”, 33% “sufficiente”, 29% “scarso” e 10% “cattivo”. Benché parziale, stante sia la stratificazione del monitoraggio nell’arco del tri-sessennio, sia le modifiche intervenute alla rete di monitoraggio,  il monitoraggio 2014 aveva confermato quanto già emerso nel triennio 2010-2012 e aggiornato al 2013, come riportato nei Piani di Gestione. Il 2015 chiude il sessennio 2010-2015, sarà quindi aggiornata la classificazione del primo sessennio utile per confermare l’analisi di rischio condotta per la revisione dei Piani di gestione distrettuali.
Per i corpi idrici lacustri, nel 2015 si conferma lo stato ecologico “buono” per gli invasi di Mignano, Molato, Suviana  e Ridracoli; l’nvaso del Brasimone non è stato monitorato.
Lo stato chimico, che è rappresentativo della presenza nelle acque di sostanze prioritarie, nel quadro conoscitivo 2010-2013 risultava “buono” per la grande maggioranza dei corpi idrici fluviali. Solo nel 2% di corpi idrici si era registrato il superamento degli standard di qualità ambientale fissati dalla normativa (DM 260/2010) per le sostanze prioritarie; in generale, le sostanze riscontrate sono correlate al loro uso in svariati processi industriali. Anche i monitoraggi condotti negli anni 2014 e 2015 confermano, in generale il conseguimento dello  stato chimico “buono” per la quasi totalità dei corpi idrici fluviali monitorati.
Analogamente, per i corpi idrici lacustri monitorati nel 2015, anche lo stato chimico si conferma buono, come già rilevato nel quadriennio 2010-2013 e nel 2014.
Per quanto riguarda la presenza di nutrienti nelle corsi d'acqua, si osserva come il contenuto di azoto nitrico tenda ad aumentare nei bacini regionali da monte verso valle, per effetto della crescente antropizzazione e utilizzo agricolo del territorio; per tale ragione, mentre in tutte le stazioni di bacino pedemontano, fatta eccezione per il Crostolo, è rispettata la soglia di “buono”, nelle stazioni di pianura risultano conformi soltanto i bacini: Lora Carogna, Trebbia, Nure, Taro, Secchia, Reno, Candiano, Conca.
Rispetto al singolo macrodescrittore azoto nitrico, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico mostra che il 24% dei bacini si attesta al livello 2, raggiungendo l’obiettivo di qualità “buono”, mentre i rimanenti bacini si distribuiscono per il 21% al livello 3, per il 39% al livello 4 e per il 15 al livello 5.
Per quanto riguarda il contenuto di fosforo totale corsi d'acqua, si osserva come la concentrazione di fosforo nei bacini regionali tenda ad aumentare da monte verso valle per effetto dei crescenti apporti inquinanti, soprattutto nei bacini in cui sono presenti fonti di pressione puntuale rilevanti rispetto alla portata del corso d’acqua impattato. Si osserva, quindi, che la soglia di “buono” è quasi sempre rispettata nelle stazioni di bacino pedemontano; anche le stazioni di pianura dei bacini Bardonezza, Lora Carogna, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Lamone, Candiano, Fiumi Uniti, Savio, Marano, Fossatone, Uso, Melo e Conca presentano comunque un livello di fosforo “buono” o talvolta perfino “elevato”. Rispetto al singolo macrodescrittore fosforo totale, la classificazione delle acque in chiusura di bacino mostra che il 18% si attesta al livello 1, il 27% al livello 2, il 36% al livello 3, il 9% al livello 4 e il 9% al livello 5. Rispetto alla concentrazione di fosforo totale, nel complesso dei bacini idrografici regionali, il 45% raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.

Quadro Generale

Il monitoraggio delle acque superficiali in Emilia-Romagna, attivo fino al 2009 ai sensi del DLgs 152/99, nel 2010 è stato adeguato alla Direttiva 2000/60/CE, recepita dal DLgs 152/06 e successivi decreti attuativi, fra gli ultimi dei quali si segnala il DM 260/10 e il Dlgs 172/15; causa il ritardato recepimento della Direttiva, l’Italia è stata oggetto di procedura di infrazione.
Con la Direttiva 2000/60/CE, l’Unione europea ha istituito un quadro uniforme a livello comunitario, promuovendo e attuando una politica sostenibile a lungo termine di uso e protezione delle acque superficiali e sotterranee, con l’obiettivo di contribuire al perseguimento della loro salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità ambientale, oltre che all’utilizzo accorto e razionale delle risorse naturali. Spirito della norma è quindi garantire a livello comunitario la protezione di tutte le acque superficiali e sotterranee per impedire ulteriori deterioramenti, proteggere e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici e quanto a loro correlati; l’ambiente acquatico è visto nel suo complesso come sistema integrato che necessita di misure specifiche per la graduale riduzione fino all’eliminazione di scarichi, emissioni e perdite di sostanze pericolose.
Sono state introdotte pertanto grosse innovazioni, sia nell’individuazione delle reti di monitoraggio, sia in termini di profili di analisi e di frequenze di controllo applicati.
L’individuazione delle reti presuppone una riscrittura e una definizione diversa anche dei corpi idrici, definiti secondo specifici criteri; inoltre, le acque sono valutate e classificate nell’ambito del bacino e per distretto idrografico di appartenenza, in quanto la norma europea ha individuato nei distretti idrografici gli specifici ambiti territoriali di riferimento per la pianificazione e la gestione degli interventi finalizzati alla salvaguardia e tutela della risorsa idrica.
Per ciascun distretto idrografico è prevista la predisposizione di un Piano di Gestione (PdG), cioè di uno strumento conoscitivo, strategico e operativo attraverso cui pianificare, attuare e monitorare le misure per la protezione, risanamento e miglioramento dei corpi idrici superficiali e sotterranei, favorendo il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla Direttiva. Obbligo per i paesi membri era, raggiungere per tutti i corpi idrici, entro il 2015, lo stato “buono” e garantire il mantenimento dello stato “elevato”, qualora già raggiunto. I materiali elaborati per l’individuazione dei corpi idrici (tipizzazione, caratterizzazione, analisi delle pressione e altro), comprensivi di cartografia, sintesi delle metodologie adottate e risultati conseguiti, erano stati formalmente deliberati dalla Regione Emilia-Romagna (DGR 350/2010); dovendo poi predisporre per la propria realtà territoriale, il quadro conoscitivo e le misure di risanamento necessarie per la revisione dei PdG, adottati alla fine del 2015, la Regione stessa, nel rispetto delle scadenze della direttiva 2000/60/CE, ha provveduto ad aggiornare la DGR 350/2010 con l’emanazione delle DGR2067/2015 e 1781/2015; direttive che comprendono: il quadro conoscitivo ambientale, lo stato aggiornato al 2013, lo stato di rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità e le misure di risanamento utili al miglioramento, misure da attuare nel sessennio 2015-2021.
Gli approfondimenti condotti sono stati effettuati in stretto coordinamento da parte delle Autorità di Distretto Idrografico e quanto elaborato è quindi entrato come parte integrante nei piani di gestione propri delle Autorità di bacino (PdG), vigenti per il sessennio 2015-2021; in particolare, gli obiettivi di qualità e le misure previste dallo stesso PdG, peraltro redatto in stretto coordinamento con le alte Regioni afferenti allo specifico distretto, indirizzano le attività da condurre.
In Emilia-Romagna, nel 2010 era stato avviato il primo ciclo di monitoraggio ai sensi della Direttiva 2000/60. Come suddetto, il termine del primo ciclo di piani di gestione è dicembre 2015 e contestualmente deve avere avvio il secondo ciclo, 2015-2021. Per avere elaborazioni degli esiti del monitoraggio, i cicli di monitoraggio sono sfasati rispetto ai cicli dei PdG, ecco quindi che gli esiti dei monitoraggi condotti nel triennio 2010-2012, unitamente al 2013, costituiscono il quadro conoscitivo dell’aggiornamento/riesame dei Piani di Gestione distrettuali 2015-2021, utile per la valutazione del rischio di non raggiungimento degli obiettivi previsti.
La valutazione dello stato dei corpi, per il quadriennio 2010-2013, era stata elaborata, quindi, integrando i dati del triennio 2010-2012 (classificazione ufficiale) con i risultati del monitoraggio condotto nell’anno 2013.
Alla luce dei dati di monitoraggio 2013, per ciascun corpo idrico è stato condotto un riesame dello stato (ecologico, chimico e quantitativo) già assegnato alla fine del triennio 2010-2012. Si ricorda infatti che nella classificazione 2010-2012 ad ogni livello dello stato era stato associato il livello di confidenza della classe attribuita inteso come “stima del livello di fiducia e precisione dei risultati forniti dal programma di monitoraggio” al fine di valutare l’attendibilità della classificazione. Ogni Regione afferente al distretto ha prodotto quindi un riesame del quadro conoscitivo ambientale relativo al proprio territorio e ha provveduto ad aggiornare lo stato di qualità al 2013 e, se necessario, le reti di monitoraggio.
In vista dell’adozione degli aggiornamenti dei PdG di Distretto, la Regione Emilia-Romagna, di recente, ha deliberato le revisioni prodotte con le DGR 1781/2015 e 2067/2015, che aggiornano la DGR 350/2010; in data 22/12/2015, infatti, nel rispetto delle scadenze della direttiva 2000/60/CE, sono stati pubblicati i materiali inerenti il riesame e l’aggiornamento al 2015 dei Piani di Gestione di distretto, adottati il 17/12/2015. I PdG 2015 costituiscono il riferimento per il ciclo di pianificazione per la gestione delle acque 2015-2021; in particolare, gli obiettivi di qualità e le misure previste dallo stesso PdG, peraltro redatto in stretto coordinamento con le Regioni afferenti allo specifico distretto, indirizzano le attività da condurre.
Per quanto riguarda i monitoraggi, al fine di avere un allineamento di tutte le regioni, il ciclo sessennale è definito 2014-2019, si potrà avere così la classificazione nuova che entrerà nel ciclo di pianificazione PdG 2021-2027.
Obiettivo fondamentale della Direttiva Quadro è avere in Europa un quadro relativamente a tutti gli elementi che influiscono sullo stato ecologico delle acque, per potere mettere in campo le azioni necessarie finalizzate al risanamento; come anticipato sono state introdotte grosse innovazioni, oltre che per la definizione dei corpi idrici e per l’individuazione delle reti di monitoraggio, anche per la tipologia di monitoraggio, sia per l’applicazione di nuovi indicatori biologici e idromorfologici, sia per la scelta dei profili di analisi e di frequenze di controllo applicati.
In quest’ottica il sistema di monitoraggio per le acque superficiali dal 2010 subisce rilevanti trasformazioni: la Direttiva Quadro infatti apporta una profonda innovazione, ponendo la bio-indicazione (macroinvertebrati bentonici, macrofite, fauna ittica e fitoplancton per i laghi etc.) quale strumento centrale per valutare, conservare e preservare gli ambienti fluviali, lacustri, oltre che marino costieri e di transizione. Gli esiti dei monitoraggi biologici non sono valutati come valori assoluti, ma sono espressi come rapporto di qualità rispetto allo stato di comunità biologiche presenti in siti a bassa pressione antropica (sia per carichi di inquinanti, sia per la morfologia) presi come “siti di riferimento”. Sono poste inoltre in relazione le pressioni che insistono sul corpo idrico con gli elementi idromorfologici e chimico-fisici che turbano lo stato ecologico dell’ecosistema idrico. Stante la complessità del sistema, i problemi sia operativi, sia di elaborazione dati per la classificazione non sono tuttora risolti; da segnalare ad esempio che ogni Paese europeo sceglie e valuta le metriche idonee per elaborare le liste floristiche e faunistiche ritrovate, al fine di valutare la correttezza della risposta dello stato ecologico delle comunità floro-faunistica alle pressioni che insistono sui corpi idrici. La classificazione dello stato del corpo idrico è data dall’integrazione dello stato ecologico (monitoraggio biologico e chimico a supporto), con lo stato chimico; pertanto contestualmente prosegue con cicli annuali (almeno in operativo) la valutazione rispetto a Standard di Qualità medio annua indicata dal DM 260/2010, del livello di presenza di sostanze inquinanti sia a supporto dello stato ecologico, sia afferenti all’elenco di priorità. Per quanto riguarda le analisi dei parametri chimici, il programma adottato nel 2010 è stato progressivamente rivisto, negli anni, in funzione dei risultati ottenuti e della conoscenza delle pressioni. Oltre all'opportunità di riduzione delle frequenze minime di campionamento in relazione ai diversi livelli di criticità evidenziati, la normativa consente una declinazione puntuale del profilo analitico per ogni corpo idrico in base allo studio delle pressioni e della dimostrata presenza/assenza di specifici gruppi di sostanze. Il DM 260/2010, aggiornato dal DLgs 172/2015 che introduce nuovi microinquinanti, oltre alla matrice biota,  prevede un ampio ventaglio di inquinanti, fitofarmaci e altri microinquinanti organici e inorganici da monitorare con standard di qualità estremamente bassi, il che comporta un'attività analitica estremamente complessa e onerosa per garantire il rispetto delle prestazioni minime richieste.
Per ottimizzare quindi il monitoraggio chimico sono stati condotti approfondimenti per valutare quali inquinanti chimici sia opportuno ricercare sul territorio regionale, a partire dalle informazioni disponibili in termini di dati di qualità pregressi e di analisi delle pressioni incidenti sul corpo idrico sotteso dalla stazione.
Analisi condotte a livello di bacino idrografico permettono di effettuare alcune considerazioni; ad esempio, se in chiusura di bacino montano non è stata riscontrata presenza di sostanze chimiche prioritarie, è ragionevole estendere il concetto ai corpi idrici afferenti al bacino sotteso dalla stazione, soprattutto se situati in contesti montani e/o poco antropizzati.
Pertanto si è mantenuto un controllo capillare per gli inquinanti che possono dare luogo a inquinamento diffuso (fitofarmaci, metalli pesanti, composti organo alogenati, IPA), per altri microinquinanti organici sono state condotte valutazioni costi/benefici prendendo in esame pressioni possibili, casistica di impiego e impegno analitico; sono state quindi scelte specifiche stazioni di monitoraggio situate in chiusura di bacino e dei principali sottobacini, in particolare ad esempio per cloroalcani, di feniletere bromato (PBDE), nonil/ottil fenolo, cloroaniline, clorobenzeni, cloronitrotolueni e clorofenoli (sorgenti puntuali).
Già dopo il primo ciclo di monitoraggio, sulla base degli esiti dello stesso, è stato possibile rivedere i protocolli analitici e le frequenze di monitoraggio, con programmi sempre più mirati.
Anche per quanto riguarda i fitofarmaci, la scelta dei principi attivi da ricercare si basa sul potenziale rischio di contaminazione delle acque; la valutazione dei dati del monitoraggio, condotto in un arco di tempo significativo, può dare indicazioni riguardo alla maggiore o minore ricorrenza delle sostanze attive nelle acque e, unitamente all’analisi di altri indici, quali ad esempio l’indice di priorità e le caratteristiche fisico-chimiche della sostanza attiva, orientare la scelta del protocollo analitico da applicare.

Bibliografia

  • 1. Arpa Emilia-Romagna (2015), "Report sullo stato delle acque superficiali fluviali 2010-2013" (a cura di Donatella Ferri e Silvia Franceschini)
  • 2. Arpa Emilia-Romagna (2015), " Report sullo stato delle acque superficiali lacustri 2010-2013" (a cura di Donatella Ferri e Gisella Ferroni)
  • 3. Decreto n. 131 del 16 giugno 2008, "Regolamento recante i criteri tecnici per la caratterizzazione dei corpi idrici (tipizzazione, individuazione dei corpi idrici e analisi delle pressioni)"
  • 4. Decreto n. 56 del 14 Aprile 2009, "Criteri tecnici per il monitoraggio dei corpi idrici e l'identificazione delle condizioni di riferimento"
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Autori

  • Donatella FERRI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Silvia FRANCESCHINI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI REGGIO EMILIA)
  • Gisella FERRONI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Gabriele BARDASI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Emanuele DAL BIANCO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
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