Emilia-Romagna
Acque sotterranee DATI 2016

Acque sotterranee

faccina felice

La valutazione dello stato quantitativo nel periodo 2010-2013 evidenzia uno stato “buono” nel 79,3% dei corpi idrici sotterranei, pari a 115 corpi idrici rispetto ai 145 totali. Si tratta di corpi idrici collinari e montani, di fondovalle, freatici e profondi di pianura alluvionale. In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata, invece, dal 97,2% della superficie totale e la classe scarso dal restante 2,8%.

faccina felice

Il livello delle falde si distribuisce territorialmente, a scala regionale, con valori elevati nelle zone di margine appenninico (conoidi), che si attenuano passando alla pianura alluvionale, fino alla zona costiera. Questo andamento generale naturale è però interrotto da diverse depressioni piezometriche di diversa entità, ubicate prevalentemente nelle conoidi. Tra tutte, quella più consistente è ubicata sulla conoide Reno-Lavino, come conseguenza dei consistenti prelievi effettuati su di essa negli anni 50-60 del secolo scorso e ancora oggi piuttosto evidente, seppure negli ultimi anni (2014-2016) risulta in miglioramento, come registrato in tutti i corpi idrici di conoide alluvionale. Il monitoraggio anche automatico dei livelli di falda è pertanto indispensabile a supportare le scelte per una gestione sostenibile della risorsa idrica sotterranea.

faccina seria

La valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei, effettuata nel quadriennio di monitoraggio (2010-2013), evidenzia uno stato “buono” nel 68,3% di essi, pari a 99 corpi idrici rispetto ai 145 totali. Si tratta di corpi idrici collinari e montani, di fondovalle e profondi di pianura alluvionale. In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata dal 63,5% della superficie totale e la classe scarso dal restante 36,5%. Quest’ultima è rappresenta in gran parte dai 2 corpi idrici freatici di pianura, che sono caratterizzati dall’assenza di confinamento idrogeologico e pertanto risultano molto vulnerabili alle numerose pressioni antropiche presenti in pianura.

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Concentrazioni di nitrati oltre i limiti normativi si riscontrano nel 2016 in diverse conoidi emiliane (Trebbia, Nure, Arda, Taro, Parma-Baganza, Secchia e Tiepido), mentre nelle conoidi bolognesi e romagnole si riscontrano superamenti di nitrati generalmente nelle porzioni libere (Reno, Senio-Lamone, Ronco-Montone, Savio e Marecchia). Per le conoidi del Samoggia, Idice e Marecchia si riscontrano superamenti di nitrati anche nelle porzioni confinate. L’evoluzione temporale della concentrazione dei nitrati a scala regionale, nelle diverse tipologie di corpi idrici sotterranei dal 2014 al 2016, evidenzia una leggera tendenza al miglioramento, con diminuzione delle concentrazioni nelle conoidi alluvionali e nel freatico di pianura.

 

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Per una corretta individuazione degli impatti di origine antropica è fondamentale una corretta definizione dei valori di fondo delle sostanze chimiche di origine naturale di ogni corpo idrico sotterraneo. In Emilia-Romagna sono stati definiti valori di fondo naturale in diversi corpi idrici sotterranei profondi e confinati di pianura, dove si riscontrano concentrazioni anche molto elevate di sostanze di origine naturale, come metalli (ferro, manganese, arsenico) e altre sostanze inorganiche (ione ammonio, cloruri e boro).

Sintesi

Lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei dipende dalla presenza di sostanze inquinanti, che possono essere di origine antropica oppure derivanti da meccanismi idrochimici naturali che ne modificano la qualità, come ad esempio ione ammonio, cloruri, boro, ferro, manganese, arsenico, per i quali sono stati identificati i valori di fondo naturale in diversi corpi idrici di pianura.
Al contrario, tra le sostanze contaminanti di sicura origine antropica, si evidenzia la presenza di nitrati in concentrazioni elevate nei corpi idrici sotterranei pedeappenninici – conoidi alluvionali – dove avviene la ricarica delle acque sotterranee profonde. Il fenomeno è prevalentemente correlabile all’uso di fertilizzanti azotati e allo spandimento di reflui zootecnici, oltre che a potenziali perdite fognarie e a scarichi urbani e industriali puntuali. Ciò è evidente anche nei corpi idrici freatici di pianura, caratterizzati da elevata vulnerabilità, essendo acquiferi collocati nei primi 10-15 m di spessore della pianura ed essendo in relazione diretta con i corsi d’acqua e i canali superficiali, oltre che con il mare nella zona costiera. Nelle sorgenti monitorate, rappresentative dei corpi idrici montani, le concentrazioni di nitrati sono abbondantemente inferiori ai limiti normativi e non costituiscono, in generale, una criticità ambientale.
Altre sostanze contaminanti di origine antropica sono i fitofarmaci e le sostanze clorurate. Nelle aree di conoide e di pianura alluvionale appenninica e padana i fitofarmaci sono quasi sempre al di sotto dei limiti di quantificazione delle metodiche analitiche, mentre dove sono quantificati risultano nella quasi totalità dei casi in concentrazioni abbondantemente al di sotto dei limiti normativi, essendo aree caratterizzate da minore vulnerabilità all’inquinamento di queste sostanze, come peraltro già evidenziato nei monitoraggi ambientali degli anni precedenti. Le stazioni, invece, con sommatoria di fitofarmaci e concentrazioni di singoli principi attivi oltre i limiti di legge sono ubicate prevalentemente negli acquiferi freatici di pianura, anche se nel monitoraggio 2014-2016 questo fenomeno sembra essersi molto attenuato rispetto il triennio 2010-2012.
Le sostanze clorurate, anche come sommatoria di sostanze, sono presenti nelle conoidi alluvionali appenniniche, in particolare del modenese e bolognese, mentre sono assenti o presentano concentrazioni poco significative nelle aree di pianura alluvionale appenninica e padana, per via della minore vulnerabilità all’inquinamento. Alcune stazioni con superamenti per singole sostanze clorurate si riscontrano anche nei corpi idrici freatici di pianura. Fitofarmaci e sostanze clorurate non sono state ritrovate nelle stazioni dei corpi idrici montani.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei rappresenta la sommatoria degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini di prelievi di acque e ricarica naturale delle falde medesime. La distribuzione areale dei livelli di falda rispetto al livello medio del mare (piezometria) evidenzia il caratteristico andamento con valori elevati nelle zone di margine appenninico, che si attenuano passando dalle conoidi libere, che rappresentano la zona di ricarica diretta delle acque sotterranee profonde da parte dei corsi d’acqua, alle zone di pianura alluvionale, fino ad arrivare a quote negative nella zona costiera. Questo andamento generale, con gradienti piezometrici differenti, più elevati nelle zone delle conoidi emiliane rispetto a quelle romagnole, è interrotto dalla conoide Reno-Lavino, che presenta, in prossimità del margine appenninico, valori negativi, formando una depressione piezometrica che si amplia arealmente con la profondità, ovvero negli acquiferi liberi e confinati inferiori, ma che negli ultimi anni (2014-2016) risulta comunque in miglioramento. Questo andamento in miglioramento dei livelli piezometrici, determinato in gran parte dalla maggiore ricarica degli acquiferi per effetto del clima, risulta evidente a scala regionale, in particolare nelle diverse porzioni delle conoidi alluvionali. La distribuzione della soggiacenza evidenzia a scala regionale situazioni molto meno accentuate rispetto a quella del Reno anche in altre conoidi, come ad esempio nel Trebbia, Taro, Secchia, Panaro, e in alcune conoidi romagnole, frutto dei prelievi per i diversi usi della risorsa. 

Dalla valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei regionali (2010-2013) si rileva che dei 145 corpi idrici, 99 sono in stato buono, pari al 68,3% e comprendono gran parte dei corpi idrici montani, quelli di fondovalle, i profondi di pianura alluvionale e alcuni di conoide alluvionale. I restanti 46 corpi idrici, pari al 31,7% del totale, sono in stato chimico scarso, e riguarda 36 corpi idrici di conoide alluvionale appenninica, 8 montani e 2 freatici di pianura. La valutazione dello stato chimico in termini di superficie dei corpi idrici non presenta scostamenti rilevanti rispetto la valutazione per numero di corpi idrici. La superficie totale dei 145 corpi idrici è pari a 36194 km2, ottenuta facendo la somma della superficie dei corpi idrici che in pianura sono sovrapposti su 3 diverse profondità. La classe buono è rappresentata dal 63,5% della superficie totale e la classe scarso dal restante 36,5%. Quest’ultima è rappresenta in gran parte dai 2 corpi idrici freatici di pianura, che sono caratterizzati dall’assenza di confinamento idrogeologico e pertanto risultano molto vulnerabili alle numerose pressioni antropiche presenti in pianura. Le criticità riscontrate in alcune conoidi alluvionali appenniniche, in particolare le porzioni confinate superiori e in alcuni casi le porzioni confinate inferiori, sono imputabili prevalentemente alla presenza di nitrati e composti organoalogenati. Lo stato chimico dei corpi idrici montani, monitorati nell’anno 2011 e 2014, risulta in generale buono, anche se per alcuni corpi idrici delle province di Parma e Piacenza è stato cautelativamente attribuito lo stato chimico scarso, per la presenza di Cr(VI) di presumibile origine naturale, considerando il contesto geologico nel quale risultano affioranti diversi complessi ofiolitici. I corpi idrici profondi (confinati inferiori di pianura), a parte alcune porzioni profonde e confinate di conoide, risultano in stato chimico buono, seppure la qualità non risulta idonea per usi pregiati per via della presenza naturale di ione ammonio, arsenico, boro e cloruri che sono naturalmente presenti negli acquiferi e per i quali sono stati determinati i rispettivi valori di fondo naturale.

Il monitoraggio quantitativo dei 145 corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna, nel quadriennio 2010-2013, evidenzia che 115 corpi idrici sono in stato quantitativo buono, pari al 79,3%, e comprendono tutti i corpi idrici montani, di fondovalle, i freatici di pianura, quelli profondi di pianura alluvionale e alcuni di conoide alluvionale. I restanti 30 corpi idrici, pari al 20,7% del totale, sono in stato chimico scarso, e sono rappresentati da corpi idrici di conoide alluvionale appenninica. In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata dal 97,2% della superficie totale e la classe scarso dal restante 2,8%, evidenziando una notevole differenza con la valutazione in termini di numero di corpi idrici, per effetto della diversa estensione che caratterizza i corpi idrici sotterranei. Lo stato quantitativo dei corpi idrici freatici di pianura è stato individuato in classe di “buono” per la pressoché assenza di pozzi ad uso industriale, irriguo e civile, e per il rapporto idrogeologico con i corpi idrici superficiali, sia naturali che artificiali, che ne regolano il livello per gran parte dell’anno. Per il freatico costiero non sono stati al momento identificati effetti di ingressione del cuneo salino per effetto degli emungimenti, e le attuali fluttuazioni del cuneo salino sono dovute a condizioni naturali, anche estreme, determinate dal clima. Lo stato quantitativo dei corpi idrici montani e dei depositi di fondovalle è stato individuato in classe “buono” in quanto il prelievo dell’acqua da sorgenti risulta diffuso nei corpi idrici sotterranei e non localizzato, inoltre la captazione delle sorgenti avviene nella quasi totalità dei corpi idrici, in condizioni non forzate, ovvero non sono presenti, se non sporadicamente, pozzi o gallerie drenanti. I corpi idrici in stato di scarso, ovvero a rischio di non raggiungere gli obiettivi ambientali fissati dalla normativa, sono poco meno della metà dei corpi idrici di conoide alluvionale appenninica, ubicati da Modena a Rimini, nelle zone dove si concentrano importanti prelievi acquedottistici, industriali e irrigui, in associazione ad una limitata capacità di ricarica/stoccaggio dei corpi idrici sotterranei medesimi. Tra le diverse porzioni di conoide (libero, confinato superiore e confinato inferiore), la criticità risulta presentarsi in funzione del contesto idrogeologico, della dimensione del corpo idrico e dell’entità dei prelievi, coinvolgendo alcune parti delle conoidi e non altre, evidenziando a scala regionale fenomenologie in atto diversificate e di diversa entità circa il regime di ricarica e di prelievo. Un esempio di ciò è rappresentato dalla conoide Reno-Lavino.

Quadro Generale

Il monitoraggio delle acque sotterranee in Emilia-Romagna, avviato nel 1976 per la componente quantitativa e nel 1987 per quella qualitativa, è stato adeguato dal 2010 alle direttive europee 2000/60/CE e 2006/118/CE, che prevedono come obiettivo ambientale per i corpi idrici sotterranei il raggiungimento dello stato “buono”, che si compone di uno stato quantitativo e di uno stato chimico. In Italia le direttive sono state recepite dal DLgs 30/2009, che ha contestualmente modificato il Testo Unico ambientale (DLgs 152/2006).
L’applicazione dei nuovi criteri normativi ha modificato il sistema di monitoraggio delle acque sotterranee dell’Emilia-Romagna adottato fino al 2009, ai sensi del DLgs 152/1999, portando a una nuova individuazione dei corpi idrici sotterranei e alla modifica dei criteri per la definizione dello stato chimico e dello stato quantitativo, riferiti a ciascun corpo idrico o raggruppamento degli stessi.
Criteri importanti nella definizione dei corpi idrici, oltre le caratteristiche geologiche (complessi idrogeologici, mezzi porosi o fessurati) e idrogeologiche (acquiferi liberi e confinati), sono le pressioni antropiche che insistono sulle acque sotterranee e i relativi impatti, la cui entità può o meno determinare il raggiungimento degli obiettivi di buono stato, sia chimico che quantitativo, dei corpi idrici medesimi. A questo proposito occorre ricordare che i corpi idrici sotterranei sono in generale caratterizzati da un’elevata inerzia alle modifiche di stato o alla inversione delle tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni di inquinanti, e ciò viene evidenziato al punto 28 delle premesse alla Direttiva 2000/60/CE: “…per garantire un buono stato delle acque sotterranee è necessario un intervento tempestivo e una programmazione stabile sul lungo periodo delle misure di protezione, visti i tempi necessari per la formazione e il ricambio naturali di tali acque. Nel calendario delle misure adottate per conseguire un buono stato delle acque sotterranee e invertire le tendenze significative e durature all’aumento della concentrazione delle sostanze inquinanti nelle acque sotterranee è opportuno tener conto di tali tempi.”
Con Delibera di Giunta Regionale 350/2010, la Regione Emilia-Romagna ha approvato i nuovi corpi idrici sotterranei del primo Piano di Gestione dei Distretti Idrografici (PdG) che ricadono nel territorio regionale (Padano, Appennino Settentrionale e Appennono centrale), la rete e il programma di monitoraggio ambientale degli stessi dal 2010 al 2015. Fino al 2009 i corpi idrici sotterranei individuati erano limitati alla porzione di pianura profonda del territorio regionale, mentre dal 2010 sono stati individuati e monitorati complessivamente 145 corpi idrici sotterranei, tra i quali: montani, freatici di pianura (acquiferi nei primi 10 m di profondità), e quelli della pianura profonda, distinti come corpi idrici sovrapposti sulla verticale (confinati superiori e confinati inferiori), al fine di tenere conto delle pressioni antropiche e delle caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo regionale. La rete di monitoraggio è stata quindi estesa, oltre che agli acquiferi profondi di pianura (conoidi e piane alluvionali), a quelli freatici di pianura e a quelli montani, attraverso il monitoraggio di sorgenti significative. Il nuovo monitoraggio, oltre a coprire l’intero territorio regionale, è in grado di distinguere lo stato chimico e quantitativo dei corpi idrici sotterranei in funzione della profondità nel sottosuolo, con la quale sono stati individuati acquiferi progressivamente meno vulnerabili alle pressioni antropiche, sia di tipo chimico che quantitativo. Il programma di monitoraggio prevede frequenze differenziate: semestrale – primavera e autunno – di ciascun anno, ridotta a cicli biennali per le acque sotterranee profonde di pianura, dove si ha una buona conoscenza pregressa dello stato chimico, e cicli triennali per le sorgenti montane, dove le pressioni antropiche sono ridotte. Le frequenze sono funzione del rischio di non raggiungere gli obiettivi ambientali di stato “buono” (monitoraggio di sorveglianza oppure operativo), della vulnerabilità alle pressioni antropiche e della tipologia di flusso delle acque sotterranee che determina i tempi di rinnovamento della risorsa. Nei corpi idrici montani e in quelli profondi delle pianure alluvionali (confinato inferiore) sono previsti monitoraggi con frequenze rispettivamente triennali e biennali. Le frequenze di monitoraggio e le sostanze periodicamente ricercate nelle acque sono state definite sulla base delle stime dei carichi inquinanti originati da fonti sia puntuali che diffuse, permettendo in questo modo di valutare l'entità della pressione antropica che grava su ogni corpo idrico e poter condurre un monitoraggio mirato e finalizzato alla proposizione di adeguate misure di contenimento. Il peggioramento dello stato qualitativo delle acque sotterranee dipende dalla vulnerabilità degli acquiferi, che è maggiore nell'alta pianura, dove l'acquifero è libero e dove avviene la ricarica degli acquiferi profondi, rispetto alla medio-bassa pianura, dove l'acquifero è confinato e dove avvengono invece processi evolutivi prevalentemente naturali delle acque di infiltrazione.

Nel corso dell'anno 2015 la Regione Emilia-Romagna ha aggiornato il quadro conoscitivo ambientale, ha valutato le misure di risanamento necessarie e ha revisionato corpi idrici sotterranei, passando da 145 corpi idrici a 135 a seguito delle evidenze del monitoraggio effettuato. Sono state inoltre aggiornate le reti di monitoraggio al fine di contribuire, in stretto coordinamento con le Autorità di Distretto Idrografico competenti, alla redazione del secondo PdG che ha validità 2015-2021. I materiali prodotti, formalmente deliberati con Delibere di Giunta Regionale n. 1781 e n. 2067 del 2015, comprendono: il quadro conoscitivo ambientale aggiornato, lo stato dei nuovi corpi idrici aggiornato al 2013, lo stato di rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità e le misure di risanamento utili al miglioramento, misure da attuare nel sessennio 2015-2021. Nel secondo PdG del Distretto Padano, che con Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 è stato modificato l'assetto territoriale per i Distretti idrografici, che ha portato il territorio dell'Emilia-Romagna a ricadere interamente nel Distretto Padano, sono stati sfasati e anticipati di due anni i periodi di monitoraggio rispetto ai cicli di gestione dei PdG. Ciò al fine di permettere l'elaborazione del terzo PdG con un sessennio di monitoraggio definito nel periodo 2014-2019, a seguito del quale si potrà avere la classificazione per la pianificazione 2021-2027.

Diverse sono le sostanze indesiderate o inquinanti presenti nelle acque sotterranee che possono compromettere gli usi pregiati della risorsa idrica, come ad esempio quello potabile, ma non per questo tutte le sostanze indesiderate sono sempre di origine antropica. Esistono, infatti, molte sostanze ed elementi chimici che si trovano naturalmente negli acquiferi, la cui origine geologica non può essere considerata causa di impatti antropici sulla risorsa idrica sotterranea. Ad esempio, in acquiferi profondi e confinati di pianura si possono naturalmente riscontrare metalli come ferro, manganese, arsenico, oppure altre sostanze tra le quali lo ione ammonio, anche in concentrazioni molto elevate, per effetto della degradazione anaerobica della sostanza organica sepolta (torbe). In questi contesti, anche la presenza di cloruri (salinizzazione delle acque) può essere riconducibile alla presenza di acque “fossili” di origine marina. Anche i metalli come il cromo esavalente possono essere di origine naturale in contesti geologici di metamorfismo sia nella zona alpina che appenninica, oppure nelle zone dove sono presenti le ofioliti (pietre verdi). Pertanto, una corretta definizione dei valori di fondo naturale di queste sostanze è stata fondamentale per una corretta individuazione degli impatti antropici e delle corrette azioni da intraprendere per ripristinare la qualità delle acque sotterranee fino alle situazioni naturalmente presenti negli acquiferi (Delibera di Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna n. 1781/2015). Al contrario, è indicativa di impatto antropico di tipo chimico sui corpi idrici sotterranei, quindi non riconducibile a contributi di origine naturale, la presenza di fitofarmaci usati in agricoltura, microinquinanti organici e sostanze clorurate utilizzate prevalentemente in attività industriali, nitrati con concentrazioni medio-alte, derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici in agricoltura o dall’utilizzo di reflui zootecnici, cloruri derivanti da intrusione salina.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei deriva dalle misure di livello delle falde, che rappresenta la sommatoria nel tempo degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini quantitativi, ovvero prelievo di acque e ricarica naturale delle falde medesime.
Se i prelievi non vengono correttamente commisurati nel tempo alle portate di acqua che naturalmente, nei periodi piovosi, ricaricano la falda stessa, non sono sostenibili nel medio-lungo termine, e portano al peggioramento dello stato quantitativo dei corpi idrici, che viene evidenziato da un abbassamento della piezometria nel tempo. Ciò può essere causa di criticità ambientali dovute al sovrasfruttamento, con conseguente abbassamento delle falde e possibile innesco/aumento della subsidenza, ovvero dell’abbassamento della superficie topografica oltre le velocità naturali. Il monitoraggio quantitativo manuale, effettuato con frequenza semestrale, viene integrato da un monitoraggio ad alta frequenza – orario – tramite strumentazione automatica installata su 40 stazioni (rete automatica della piezometria), al fine di avere informazioni di dettaglio sulle oscillazioni di livello delle falde e ottenere informazioni in tempo reale anche nei periodi dell’anno critici per la siccità, in genere quello estivo e tardo autunnale.

Bibliografia

  • 1. Arpa Emilia-Romagna (2010), "Rete Regionale di Monitoraggio delle Acque Sotterranee. Relazione annuale dati 2008. Relazione triennale 2006-2008", a cura di Marco Marcaccio. http://www.arpa.emr.it/dettaglio_documento.asp?id=2309&idlivello=112
  • 2. Arpa Emilia-Romagna (2013), "Monitoraggio dei corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna ai sensi delle Direttive 2000/60/CE e 2006/118/CE. Triennio 2010-2012", a cura di Donatella Ferri e Marco Marcaccio. http://www.arpa.emr.it/dettaglio_documento.asp?id=5055&idlivello=112
  • 3. Decreto Legislativo n. 30 del 16 marzo 2009, "Attuazione della Direttiva 2006/118/CE, relativa alla protezione delle acque sotterranee dall'inquinamento e dal deterioramento". Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 79 del 4 aprile 2009
  • 4. Direttiva 2000/60/CE, "Water Framework Directive (WFD). Directive of the European Parliament and of the Council of 23 October 2000 establishing a framework for Community action in the field of water policy", OJ L327, 22 Dec 2000, pp 1-73
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Autori

  • Donatella FERRI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Marco MARCACCIO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Demetrio ERRIGO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Rosalia COSTANTINO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Si ringrazia per la collaborazione fornita e/o per i dati forniti i seguenti collaboratori di Arpae Emilia-Romagna: Roberta Biserni; Barbara Dellantonio; Silvia Franceschini; Cristina Laghi; Daniela Lucchini; Anna Maria Manzieri; Rita Rossi; Elisabetta Russo; Roberto Vecchietti. Si ringraziano inoltre tutti i collaboratori che a diverso titolo hanno contribuito nelle attività di campo e di laboratorio.
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