Emilia-Romagna
Acque sotterranee DATI 2017

Acque sotterranee

faccina felice

La valutazione dello stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei nel periodo 2014÷2016 evidenzia uno stato “buono” nel 92,6% dei corpi idrici, che corrisponde al 98,5% in termini di superficie totale dei corpi idrici stessi. Le principali criticità riguardano alcune conoidi alluvionali da Modena a Rimini. Rispetto al quadriennio precedente lo stato quantitativo risulta in miglioramento.

 

faccina felice

Il livello delle acque sotterranee decresce naturalmente spostandosi dal margine appenninico (aree di ricarica nella zona delle conoidi) verso la costa. Questo andamento generale è interrotto da depressioni piezometriche in diverse conoidi. Il maggiore abbassamento del livello di falda è presente sulla conoide Reno-Lavino, in miglioramento tuttavia nell’ultimo triennio. La siccità del 2017 ha comunque comportato una riduzione generalizzata dei livelli delle falde a scala regionale. Il monitoraggio anche automatico dei livelli di falda è pertanto indispensabile a supportare le scelte per una gestione sostenibile della risorsa idrica sotterranea. 

faccina seria

La valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei nel periodo 2014÷2016  evidenzia uno stato “buono” nel 76,3% dei corpi idrici, che corrisponde al 66,8% in termini di superficie totale dei corpi idrici stessi. I nitrati rappresentano la principale criticità responsabile dello scadimento della qualità in particolare nelle conoidi alluvionali emiliane. Rispetto al quadriennio precedente lo stato chimico risulta in miglioramento.

 

faccina seria

Concentrazioni di nitrati oltre i limiti normativi si riscontrano nel 2017 in diverse conoidi emiliane (Trebbia, Nure, Arda, Taro, Parma-Baganza, Secchia e Tiepido), mentre nelle conoidi bolognesi e romagnole si riscontrano superamenti di nitrati generalmente nelle porzioni libere (Reno, Senio-Lamone, Ronco-Montone, Savio e Marecchia). Per le conoidi del Samoggia, Idice e Marecchia si riscontrano superamenti di nitrati anche nelle porzioni confinate. L’evoluzione temporale della concentrazione dei nitrati a scala regionale, nelle diverse tipologie di corpi idrici sotterranei dal 2014 al 2016, evidenzia una leggera tendenza al miglioramento, con diminuzione delle concentrazioni nelle conoidi alluvionali e nel freatico di pianura.

 

faccina felice

Per una corretta individuazione degli impatti di origine antropica è fondamentale una corretta definizione dei valori di fondo delle sostanze chimiche di origine naturale di ogni corpo idrico sotterraneo. In Emilia-Romagna sono stati definiti valori di fondo naturale in diversi corpi idrici sotterranei profondi e confinati di pianura, dove si riscontrano concentrazioni anche molto elevate di sostanze di origine naturale, come ferro, manganese, arsenico e altre sostanze inorganiche come ione ammonio, cloruri e boro.

Sintesi

Lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei, espresso nelle classi “buono” e “scarso”, dipende dalla presenza e dall’origine delle sostanze ritrovate nelle acque sotterranee a seguito delle attività di monitoraggio ambientale. La presenza negli acquiferi di sostanze la cui origine è riconducibile a meccanismi idrochimici naturali di interazione acqua-sedimento-roccia, come ad esempio la presenza di ione ammonio, cloruri, boro, ferro, manganese, arsenico, non costituisce uno scadimento dello stato chimico delle acque sotterranee, e per ciascuna sostanza devono essere identificate le concentrazioni o valori di fondo naturale, come è stato fatto in diversi corpi idrici di pianura dell’Emilia-Romagna. Al contrario, lo stato chimico è scarso se le sostanze presenti nelle acque sotterranee sono di sicura origine antropica, come ad esempio, la presenza di nitrati in concentrazioni elevate (oltre i 50 mg/l) nei corpi idrici sotterranei pedeappenninici – conoidi alluvionali – dove avviene la ricarica delle acque sotterranee profonde. Il fenomeno è prevalentemente correlabile all’uso di fertilizzanti azotati e allo spandimento di reflui zootecnici, oltre che a potenziali perdite fognarie e a scarichi urbani e industriali puntuali. Ciò è evidente anche nei corpi idrici freatici di pianura, caratterizzati da elevata vulnerabilità, essendo acquiferi collocati nei primi 10-15 m di spessore della pianura ed essendo in relazione diretta con i corsi d’acqua e i canali superficiali, oltre che con il mare nella zona costiera. Nelle sorgenti, rappresentative dei corpi idrici montani, le concentrazioni di nitrati sono in generale abbondantemente inferiori ai limiti normativi e non costituiscono una criticità ambientale.
Altre sostanze contaminanti di origine antropica sono i fitofarmaci e le sostanze clorurate. Nelle aree di conoide e di pianura alluvionale appenninica e padana i fitofarmaci sono quasi sempre al di sotto dei limiti di quantificazione delle metodiche analitiche, mentre dove sono quantificati risultano nella quasi totalità dei casi in concentrazioni abbondantemente al di sotto dei limiti normativi, essendo aree caratterizzate da minore vulnerabilità all’inquinamento di queste sostanze, come peraltro già evidenziato nei monitoraggi ambientali degli anni precedenti. Le stazioni, invece, con sommatoria di fitofarmaci e concentrazioni di singoli principi attivi oltre i limiti di legge sono ubicate prevalentemente negli acquiferi freatici di pianura, anche se nel monitoraggio 2014-2017 questo fenomeno sembra essersi molto attenuato rispetto il triennio 2010-2012.
La valutazione circa la presenza di sostanze clorurate è stata modificata con l’emanazione del DM 6 luglio 2016 che ha innalzato alcuni limiti di sostanze clorurate e la sommatoria solo tricloroetilene e tetracloroetilene rispetto a quanto prevedeva invece il D. Lgs. 30/2009. Ciò determina, nelle valutazioni successive al 2016, una riduzione degli impatti da sostanze clorurate nelle acque sotterranee, anche se superamenti di singole sostanze interessano le conoidi Trebbia-Nure, Parma-Baganza, Enza, Secchia, Tiepido, Reno, Savena e Marecchia. Mentre le sostanze clorurate sono assenti o presentano concentrazioni poco significative nelle aree di pianura alluvionale appenninica e padana, per via della minore vulnerabilità all’inquinamento. Fitofarmaci e sostanze clorurate non sono state ritrovate nelle stazioni dei corpi idrici montani.

Dalla valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei regionali (2014-2016) si rileva che dei 135 corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna, 103 sono in stato chimico buono, pari al 76,3% del totale e comprendono i corpi idrici montani, i profondi di pianura alluvionale, gran parte dei depositi di fondovalle e alcuni di conoide alluvionale. I restanti 32 corpi idrici, pari al 23,7% del totale, sono in stato chimico scarso, in cui vi sono 29 corpi idrici di conoide alluvionale appenninica, 1 dei depositi di fondovalle e 2 freatici di pianura. Rispetto al quadriennio 2010-2013 si osserva una riduzione dello stato scarso dal 31,7% al 23,7% determinata prevalentemente dalla definizione dei valori di fondo naturale di Cromo esavalente nei corpi idrici montani di Parma e Piacenza.
La valutazione dello stato chimico in termini di superficie dei corpi idrici non presenta scostamenti rilevanti rispetto la valutazione per numero di corpi idrici. La superficie totale dei 135 corpi idrici è pari a 35890 km2, ottenuta facendo la somma della superficie dei corpi idrici che in pianura sono sovrapposti alle diverse profondità. La classe buono è rappresentata dal 66,8% della superficie totale e la classe scarso dal restante 33,2%. Quest’ultima è rappresenta in gran parte dai 2 corpi idrici freatici di pianura, che sono caratterizzati dall’assenza di confinamento idrogeologico e pertanto risultano molto vulnerabili alle numerose pressioni antropiche presenti in pianura, dove i principali impatti sono determinati dalla presenza di composti di azoto, solfati, boro e altri parametri riconducibili a salinizzazione delle acque, la cui concentrazione media annua non permette di raggiungere lo stato di buono.
Le criticità riscontrate in alcune conoidi alluvionali appenniniche, in particolare le porzioni confinate superiori e in alcuni casi le porzioni confinate inferiori, sono imputabili prevalentemente alla presenza di composti di azoto, in particolare i nitrati, composti organoalogenati, boro, solfati e altri parametri indicatori di salinizzazione. I corpi idrici più profondi (confinati inferiori di pianura), a parte alcune porzioni profonde e confinate di conoide, risultano in stato chimico buono, seppure la qualità non risulta idonea per usi pregiati per via della presenza naturale di ione ammonio, arsenico, boro e cloruri che sono naturalmente presenti negli acquiferi e per i quali sono stati determinati i rispettivi valori di fondo naturale.

Lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei, espresso nelle classi “buono” e “scarso”, rappresenta la sommatoria degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini di prelievi di acque e ricarica naturale delle falde medesime. La distribuzione areale dei livelli di falda rispetto al livello medio del mare (piezometria) evidenzia il caratteristico andamento con valori elevati nelle zone di margine appenninico, che si attenuano passando dalle conoidi libere (acquifero freatico), che rappresentano la zona di ricarica diretta delle acque sotterranee profonde da parte dei corsi d’acqua, alle zone di pianura alluvionale, fino ad arrivare a quote negative nella zona costiera. Questo andamento generale, con gradienti piezometrici differenti, più elevati nelle zone delle conoidi emiliane rispetto a quelle romagnole, è interrotto dalla conoide Reno-Lavino, che presenta, in prossimità del margine appenninico, valori negativi, formando una depressione piezometrica che si amplia arealmente con la profondità, ovvero negli acquiferi liberi e confinati inferiori, ma che negli ultimi anni (2014-2016) risulta comunque in miglioramento nonostante il 2017 sia risultato molto siccitoso. Questo andamento in miglioramento dei livelli piezometrici, determinato in gran parte dalla maggiore ricarica degli acquiferi per effetto del clima, risulta evidente a scala regionale, in particolare nelle diverse porzioni delle conoidi alluvionali. La distribuzione della soggiacenza evidenzia a scala regionale situazioni molto meno accentuate rispetto a quella del Reno anche in altre conoidi, come ad esempio nel Trebbia, Taro, Secchia, Panaro, e in alcune conoidi romagnole, frutto dei prelievi per i diversi usi della risorsa.
La consistente ricarica degli acquiferi avvenuta nel periodo 2013-2015 ha permesso di attenuare gli effetti della siccità 2017 nei corpi idrici sotterranei confinati, in particolare nelle conoidi confinate inferiori e nelle pianure alluvionali. Il massimo abbassamento delle falde a scala regionale si è osservato nel 2012 e nel 2017, mentre in primavera la massima profondità è stata raggiunta nel 2002 e nel 2007. La situazione media regionale descritta per l’anno 2017, presenta situazioni differenziate a scala territoriale, peggiori della media nel parmense e piacentino, mentre sono risultate migliori della media nel bolognese.

Il monitoraggio quantitativo dei 135 corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna, nel triennio 2014-2016, evidenzia che 125 corpi idrici sono in stato quantitativo buono, pari al 92,6%, e comprendono tutti i corpi idrici montani, i freatici di pianura, le pianure alluvionali e la gran parte delle conoidi alluvionali appenniniche e dei depositi di fondovalle. I restanti 10 corpi idrici, pari al 7,4% del totale, sono in stato quantitativo scarso, e sono rappresentati da alcuni corpi idrici di conoide alluvionale appenninica e depositi di fondovalle.
In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata dal 98,5% della superficie totale e la classe scarso dal restante 1,5%, evidenziando una differenza significativa con la valutazione in termini di numero di corpi idrici, per effetto della diversa estensione che caratterizza i corpi idrici sotterranei. Rispetto al quadriennio precedente (2010-2013) lo stato quantitativo risulta ancora in miglioramento, sia in termini di numero di corpi idrici che di superficie a causa della maggiore ricarica degli acquiferi dovuta prevalentemente al clima.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici freatici di pianura è stato individuato in classe di “buono” per la pressoché assenza di pozzi ad uso industriale, irriguo e civile, e per il rapporto idrogeologico con i corpi idrici superficiali, sia naturali che artificiali, che ne regolano il livello per gran parte dell’anno. Per il freatico costiero non sono stati al momento identificati effetti di ingressione del cuneo salino per effetto degli emungimenti, e le attuali fluttuazioni del cuneo salino sono dovute a condizioni naturali, anche estreme, determinate dal clima. Lo stato quantitativo dei corpi idrici montani e dei depositi di fondovalle è stato individuato in classe “buono” in quanto il prelievo dell’acqua da sorgenti risulta diffuso nei corpi idrici sotterranei e non localizzato, inoltre la captazione delle sorgenti avviene nella quasi totalità dei corpi idrici in condizioni non forzate, ovvero non sono presenti, se non sporadicamente, pozzi o gallerie drenanti.
I corpi idrici in stato di scarso, ovvero a rischio di non raggiungere gli obiettivi ambientali fissati dalla normativa, sono alcune conoidi alluvionali appenniniche, ubicate da Modena a Rimini, nelle zone dove si concentrano importanti prelievi acquedottistici, industriali e irrigui, in associazione ad una limitata capacità di ricarica/stoccaggio dei corpi idrici sotterranei medesimi. Tra le diverse porzioni di conoide (libero, confinato superiore e confinato inferiore), la criticità risulta presentarsi in funzione del contesto idrogeologico, della dimensione del corpo idrico e dell’entità dei prelievi, coinvolgendo alcune parti delle conoidi e non altre, evidenziando a scala regionale fenomenologie in atto diversificate e di diversa entità circa il regime di ricarica e di prelievo. Ad esempio, la conoide Reno-Lavino, che risultava nel precedente periodo di osservazione (2010-2013) in stato scarso per la presenza di una storica depressione piezometrica, risulta nel triennio 2014-2016 in forte miglioramento presentando per le diverse porzioni di conoide lo stato quantitativo buono.

Quadro Generale

Il monitoraggio delle acque sotterranee in Emilia-Romagna, avviato nel 1976 per la componente quantitativa e nel 1987 per quella qualitativa, è stato adeguato dal 2010 alle direttive europee 2000/60/CE 2006/118/CE, che prevedono come obiettivo ambientale per i corpi idrici sotterranei il raggiungimento dello stato “buono”, che si compone di uno stato quantitativo e di uno stato chimico. In Italia le direttive sono state recepite dal DLgs 30/2009, che ha contestualmente modificato il Testo Unico ambientale (DLgs 152/2006).
L’applicazione dei nuovi criteri normativi ha modificato il sistema di monitoraggio delle acque sotterranee dell’Emilia-Romagna adottato fino al 2009, ai sensi del DLgs 152/1999, portando a una nuova individuazione dei corpi idrici sotterranei e alla modifica dei criteri per la definizione dello stato chimico e dello stato quantitativo, riferiti a ciascun corpo idrico o raggruppamento degli stessi.
Criteri importanti nella definizione dei corpi idrici, oltre le caratteristiche geologiche (complessi idrogeologici, mezzi porosi o fessurati) e idrogeologiche (acquiferi liberi e confinati), sono le pressioni antropiche che insistono sulle acque sotterranee e i relativi impatti, la cui entità può o meno determinare il raggiungimento degli obiettivi di buono stato, sia chimico che quantitativo, dei corpi idrici medesimi. A questo proposito occorre ricordare che i corpi idrici sotterranei sono in generale caratterizzati da un’elevata inerzia alle modifiche di stato o alla inversione delle tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni di inquinanti, e ciò viene evidenziato al punto 28 delle premesse alla Direttiva 2000/60/CE: “…per garantire un buono stato delle acque sotterranee è necessario un intervento tempestivo e una programmazione stabile sul lungo periodo delle misure di protezione, visti i tempi necessari per la formazione e il ricambio naturali di tali acque. Nel calendario delle misure adottate per conseguire un buono stato delle acque sotterranee e invertire le tendenze significative e durature all’aumento della concentrazione delle sostanze inquinanti nelle acque sotterranee è opportuno tener conto di tali tempi.”
Con Delibera di Giunta Regionale 350/2010, la Regione Emilia-Romagna ha approvato i nuovi corpi idrici sotterranei del primo Piano di Gestione dei Distretti Idrografici (PdG) che ricadono nel territorio regionale (Padano, Appennino Settentrionale e Appennino centrale), la rete e il programma di monitoraggio ambientale degli stessi dal 2010 al 2015. Fino al 2009 i corpi idrici sotterranei individuati erano limitati alla porzione di pianura profonda del territorio regionale, mentre dal 2010 sono stati individuati e monitorati complessivamente 145 corpi idrici sotterranei, tra i quali: montani, freatici di pianura (acquiferi nei primi 10 m di profondità), e quelli della pianura profonda, distinti come corpi idrici sovrapposti sulla verticale (confinati superiori e confinati inferiori), al fine di tenere conto delle pressioni antropiche e delle caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo regionale. La rete di monitoraggio è stata quindi estesa, oltre che agli acquiferi profondi di pianura (conoidi e piane alluvionali), a quelli freatici di pianura e a quelli montani, attraverso il monitoraggio di sorgenti significative. Il nuovo monitoraggio, oltre a coprire l’intero territorio regionale, è in grado di distinguere lo stato chimico e quantitativo dei corpi idrici sotterranei in funzione della profondità nel sottosuolo, con la quale sono stati individuati acquiferi progressivamente meno vulnerabili alle pressioni antropiche, sia di tipo chimico che quantitativo. Il programma di monitoraggio prevede frequenze differenziate: semestrale – primavera e autunno – di ciascun anno, ridotta a cicli biennali per le acque sotterranee profonde di pianura, dove si ha una buona conoscenza pregressa dello stato chimico, e cicli triennali per le sorgenti montane, dove le pressioni antropiche sono ridotte. Le frequenze sono funzione del rischio di non raggiungere gli obiettivi ambientali di stato “buono” (monitoraggio di sorveglianza oppure operativo), della vulnerabilità alle pressioni antropiche e della tipologia di flusso delle acque sotterranee che determina i tempi di rinnovamento della risorsa. Nei corpi idrici montani e in quelli profondi delle pianure alluvionali (confinato inferiore) sono previsti monitoraggi con frequenze rispettivamente triennali e biennali. Le frequenze di monitoraggio e le sostanze periodicamente ricercate nelle acque sono state definite sulla base delle stime dei carichi inquinanti originati da fonti sia puntuali che diffuse, permettendo in questo modo di valutare l'entità della pressione antropica che grava su ogni corpo idrico e poter condurre un monitoraggio mirato e finalizzato alla individuazione di adeguate misure di contenimento. Il peggioramento dello stato qualitativo delle acque sotterranee dipende dalla vulnerabilità degli acquiferi, che è maggiore nell'alta pianura, dove l'acquifero è libero e dove avviene la ricarica degli acquiferi profondi, rispetto alla medio-bassa pianura, dove l'acquifero è confinato e dove avvengono invece processi evolutivi prevalentemente naturali delle acque di infiltrazione.

Nel corso dell'anno 2015 è stato aggiornato il quadro conoscitivo ambientale, è stata effettuata, in accordo con la Regione Emilia-Romagna e con le Autorità di Distretto Idrografico competenti, una revisione dei  limiti e accorpamenti dei corpi idrici sotterranei, passando da 145 corpi idrici a 135 a seguito delle evidenze del monitoraggio effettuato. Sono state inoltre aggiornate le reti di monitoraggio al fine di contribuire, in stretto coordinamento con le Autorità di Distretto Idrografico competenti, alla redazione del secondo PdG che ha validità 2015-2021. I materiali prodotti, formalmente deliberati con Delibere di Giunta Regionale n. 1781 e n. 2067 del 2015, comprendono: il quadro conoscitivo ambientale aggiornato, lo stato dei nuovi corpi idrici aggiornato al 2013, lo stato di rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità e le misure di risanamento utili al miglioramento, misure da attuare nel sessennio 2015-2021. Nel secondo PdG del Distretto Padano, che con Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 è stato modificato l'assetto territoriale per i Distretti idrografici, che ha portato il territorio dell'Emilia-Romagna a ricadere interamente nel Distretto Padano, sono stati sfasati e anticipati di due anni i periodi di monitoraggio rispetto ai cicli di gestione dei PdG. Ciò al fine di permettere l'elaborazione del terzo PdG con un sessennio di monitoraggio definito nel periodo 2014-2019, a seguito del quale si potrà avere la classificazione per la pianificazione 2021-2027.

Diverse sono le sostanze indesiderate o inquinanti presenti nelle acque sotterranee che possono compromettere gli usi pregiati della risorsa idrica, come ad esempio quello potabile, ma non per questo tutte le sostanze indesiderate sono sempre di origine antropica. Esistono, infatti, molte sostanze ed elementi chimici che si trovano naturalmente negli acquiferi, la cui origine geologica non può essere considerata causa di impatti antropici sulla risorsa idrica sotterranea. Ad esempio, in acquiferi profondi e confinati di pianura si possono naturalmente riscontrare metalli come ferro, manganese, arsenico, oppure altre sostanze tra le quali lo ione ammonio, anche in concentrazioni molto elevate, per effetto della degradazione anaerobica della sostanza organica sepolta (torbe). In questi contesti, anche la presenza di cloruri (salinizzazione delle acque) può essere riconducibile alla presenza di acque “fossili” di origine marina. Anche i metalli come il cromo esavalente possono essere di origine naturale in contesti geologici di metamorfismo sia nella zona alpina che appenninica, oppure nelle zone dove sono presenti le ofioliti (pietre verdi). Pertanto, una corretta definizione dei valori di fondo naturale di queste sostanze è stata fondamentale per una corretta individuazione degli impatti antropici e delle corrette azioni da intraprendere per ripristinare la qualità delle acque sotterranee fino alle situazioni naturalmente presenti negli acquiferi (Delibera di Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna n. 1781/2015). Al contrario, è indicativa di impatto antropico di tipo chimico sui corpi idrici sotterranei, quindi non riconducibile a contributi di origine naturale, la presenza di fitofarmaci usati prevalentemente in agricoltura, microinquinanti organici e sostanze clorurate utilizzate prevalentemente in attività industriali, nitrati con concentrazioni medio-alte, derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici in agricoltura o dall’utilizzo di reflui zootecnici, cloruri derivanti da intrusione salina.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei deriva dalle misure di livello delle falde, che rappresenta la sommatoria nel tempo degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini quantitativi, ovvero prelievo di acque e ricarica naturale delle falde medesime. Se i prelievi non vengono correttamente commisurati nel tempo alle portate di acqua che naturalmente, nei periodi piovosi, ricaricano la falda stessa, non sono sostenibili nel medio-lungo termine, e portano al peggioramento dello stato quantitativo dei corpi idrici, che viene evidenziato da un abbassamento della piezometria nel tempo. Ciò può essere causa di criticità ambientali dovute al sovrasfruttamento, con conseguente abbassamento delle falde e possibile innesco/aumento della subsidenza, ovvero dell’abbassamento della superficie topografica oltre le velocità naturali. Il monitoraggio quantitativo manuale, effettuato con frequenza semestrale, viene integrato da un monitoraggio ad alta frequenza – orario – tramite strumentazione automatica installata su 40 stazioni (rete automatica della piezometria), al fine di avere informazioni di dettaglio sulle oscillazioni di livello delle falde e ottenere informazioni in tempo reale anche nei periodi dell’anno critici per la siccità, in genere quello estivo e tardo autunnale.

Bibliografia

  • Regione Emilia-Romagna (2015). Delibera di Giunta n. 2067, “Attuazione della Direttiva 2000/60/CE: contributo della Regione Emilia-Romagna ai fini dell'aggiornamento/riesame dei Piani di Gestione Distrettuali 2015-2021”. http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/acque/informazioni/documenti/dgr-2067-2015-attuazione-della-direttiva-2000-60-ce-contributo-della-regione-emilia-romagna-ai-fini-dellaggiornamento-dei-piani-di-gestione-distrettuali-2015-2021 2067/2015
  • Regione Emilia-Romagna (2015). Delibera di Giunta n. 1781, “Aggiornamento del quadro conoscitivo di riferimento (carichi inquinanti, bilanci idrici e stato delle acque) ai fini del riesame dei Piani di Gestione Distrettuali 2015-2021”; All. 5 - Valutazione dello stato delle acque sotterranee, A cura di Donatella Ferri e Marco Marcaccio. http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/acque/informazioni/documenti/aggiornamento-del-quadro-conoscitivo-di-riferimento-carichi-inquinanti-bilanci-idrici-e-stato-delle-acque-ai-fini-del-riesame-dei-piani-di-gestione-distrettuali-2015-2021
  • Farina Marco, Marcaccio Marco, Zavatti Adriano (Eds.) (2014). Esperienze e prospettive nel monitoraggio delle acque sotterranee. Il contributo dell’Emilia-Romagna. Pitagora Editrice, Bologna, 560 pp. (ISBN 88-371-1859-7)
  • Regione Emilia-Romagna (2010). Delibera di Giunta n. 350 del 8/02/2010, "Approvazione delle attività della Regione Emilia-Romagna riguardanti l’implementazione della Direttiva 2000/60/CE ai fini della redazione e adozione dei Piani di Gestione dei Distretti idrografici Padano, Appennino settentrionale e Appennino centrale". http://ambiente.regione.emilia-romagna.it/acque/temi/piani%20di%20gestione
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Autori

  • Donatella FERRI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Marco MARCACCIO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Demetrio ERRIGO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Rosalia COSTANTINO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Si ringrazia per la collaborazione fornita e/o per i dati forniti i seguenti collaboratori di Arpae Emilia-Romagna: Patrizia Anelli; Danila Bevilacqua; Roberta Biserni; Barbara Dellantonio; Silvia Franceschini; Cristina Laghi; Daniela Lucchini; Anna Maria Manzieri; Francesco Marcello; Anna Martino; Manuela Mengoni; Elisabetta Russo; Roberto Vecchietti. Si ringraziano inoltre tutti i collaboratori che a diverso titolo hanno contribuito nelle attività di campo e di laboratorio.
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