Emilia-Romagna
Acque sotterranee Livello delle acque sotterranee
Commento

I dati utilizzati per le elaborazioni sono relativi alle misure di livello sia manuali, effettuate con frequenza semestrale, sia quelle della rete automatica della piezometria, che avvengono su un numero ridotto di stazioni dei corpi idrici profondi, con frequenza oraria. Di queste ultime sono state comunque considerate due misure nell’anno, quella massima del periodo primaverile e quella minima del periodo autunnale, al fine di rendere le serie storiche statisticamente significative e confrontabili con le stazioni aventi solo misure manuali.
Il livello delle acque sotterranee dei corpi idrici freatici di pianura dipende oltre che dalle precipitazioni, che su questi corpi idrici costituiscono una parte rilevante della ricarica diretta, anche dal rapporto con i corsi d’acqua superficiali, che possono in alcuni periodi dell’anno essere alimentanti in altri drenanti in funzione delle quote relative tra alveo e corpo idrico sotterraneo, e infine dal regime dei prelievi. La distribuzione media annua di soggiacenza nella falda più superficiale della pianura evidenzia che l’86% delle 57 stazioni di monitoraggio misurate nel 2017 ha un valore inferiore ai 4 metri, rispetto al 74,5% del 2012 che ha rappresentato il minimo assoluto degli ultimi 8 anni.
I livelli di falda dei corpi idrici più profondi della pianura sono rappresentati dalle carte di piezometria e relativa soggiacenza, elaborando i dati medi annuali sui due livelli di profondità: confinati superiori e confinati inferiori, aventi in comune la parte apicale delle conoidi alluvionali con acquifero libero. Questa elaborazione permette di rappresentare meglio gli effetti dei prelievi e/o regime di ricarica naturale alle diverse profondità della pianura.
La distribuzione della piezometria evidenzia il caratteristico andamento del livello delle acque sotterranee con valori elevati nelle zone di margine appenninico - nel parmense si riscontrano i valori più alti  - che si attenuano poi passando dalle conoidi libere, che rappresentano la zona di ricarica diretta delle acque sotterranee profonde, alle zone di pianura alluvionale, fino ad arrivare a quote negative nella zona costiera. Questo andamento generale, con gradienti piezometrici differenti, più elevati nelle zone delle conoidi emiliane rispetto a quelle romagnole, è interrotto dalla conoide Reno-Lavino, che presenta in prossimità del margine appenninico valori di piezometria negativi (al di sotto del livello medio del mare), anche nella porzione libera di conoide, raggiungendo valori fino a -5 m. Questa depressione piezometrica si amplia arealmente con la profondità, ovvero negli acquiferi liberi e confinati inferiori. Ciò costituisce l’impatto, ancora oggi molto evidente, prodotto dai consistenti prelievi effettuati negli anni ’50-’60 del secolo scorso nella conoide medesima. In questo caso, la soggiacenza raggiunge valori massimi di circa 60 m dal piano campagna, evidenziando uno spessore di acquifero insaturo rilevante sottostante l’alveo del fiume Reno. La distribuzione della soggiacenza evidenzia situazioni molto meno accentuate rispetto a quella del Reno anche in altre conoidi, come ad esempio nel Trebbia, Taro, Secchia, Panaro, e in alcune conoidi romagnole, frutto dei prelievi per i diversi usi della risorsa. La situazione critica evidenziata per la conoide del Reno risulta, negli ultimi anni, progressivamente migliorata, sia come recupero di altezza di falda che in termini di riduzione dell’areale depresso rispetto al periodo 2010-2012.
Nel corpo idrico freatico di pianura fluviale la variazione media di soggiacenza, primaverile e autunnale, degli ultimi 8 anni è contenuta entro 1-1,5 m, mentre più attenuata risulta nel freatico costiero. I valori di massimo abbassamento della falda sono stati registrati nel 2012 e nel 2017, mentre nel 2011 e nel periodo 2013-2015 si osservano livelli di falda meno profondi, che denotano in primavera una elevata ricarica.
Le conoidi alluvionali appenniniche con acquifero libero presentano un andamento temporale molto simile a quello già osservato per il freatico di pianura, seppure si tratti di acquiferi con dimensioni molto più rilevanti e rappresentino le principali zone di ricarica degli acquiferi più profondi. Nell’anno 2012 si osserva, in autunno, il massimo abbassamento delle falde a scala regionale, simile al 2017, mentre in primavera la massima profondità è stata raggiunta nel 2002 e nel 2007. Quanto osservato nelle porzioni libere di conoide è confermato anche nelle porzioni di conoide confinate superiori e inferiori, dove nel 2017 si osserva un forte abbassamento dei livelli, ma grazie alla notevole ricarica verificatasi nel periodo 2013-2015, i valori a scala regionale non hanno raggiunto, in questo caso, i minimi assoluti. Andamenti differenti sono stati riscontrati a Parma e Piacenza, dove nel 2017 sono stati registrati i massimi abbassamenti dell’ultimo ventennio, in entrambe le stagioni. A Bologna, invece, l’abbassamento del livello nel 2017 è molto più attenuato rispetto la situazione critica osservata nel 2002.
Nel periodo 2002-2017 i livelli delle falde a scala regionale hanno pertanto evidenziato abbassamenti generalizzati negli anni 2002-2003, 2007, 2012, 2017, con una frequenza osservata del fenomeno pari a circa 5 anni. La consistente ricarica degli acquiferi avvenuta nel periodo 2013-2015 ha permesso di attenuare gli effetti della siccità 2017 nei corpi idrici sotterranei confinati, in particolare nelle conoidi confinate inferiori e nelle pianure alluvionali. Nel periodo 2002-2017, le porzioni di conoide libere (freatiche) sono quelle che presentano i maggiori abbassamenti relativi dei livelli di falda, oltre al freatico di pianura. Il massimo abbassamento delle falde a scala regionale si è osservato nel 2012 e nel 2017, mentre in primavera la massima profondità è stata raggiunta nel 2002 e nel 2007. Situazioni differenziate rispetto la media regionale si riscontrano in peggioramento a Parma e Piacenza, mentre in miglioramento a Bologna.

 

NOME DELL'INDICATORE

Livello delle acque sotterranee

DPSIR

S

UNITÀ DI MISURA

Metri

FONTE

Arpae Emilia-Romagna

COPERTURA SPAZIALE DATI

Regione

COPERTURA TEMPORALE DATI

2002-2017

LIVELLO DI DETTAGLIO GEOGRAFICO

Regione

AGGIORNAMENTO DATI

Annuale

RIFERIMENTI NORMATIVI

DLgs 152/06, DLgs 30/09

AREE TEMATICHE INTERESSATE

METODI DI ELABORAZIONE DATI

Valore medio del periodo

 

Altri metadati
Descrizione

Il livello delle acque sotterranee rappresenta la sommatoria degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini quantitativi, ovvero prelievo di acque e ricarica delle falde medesime.
Il livello delle falde misurato durante le attività di monitoraggio può essere poi restituito rispetto al livello medio del mare (quota assoluta tramite piano quotato) e viene definito piezometria, oppure può essere riferito alla quota del piano campagna locale (quota relativa), in tal caso si definisce soggiacenza, che ha valori positivi crescenti verso il basso, dal piano campagna fino al pelo libero dell’acqua. La piezometria viene utilizzata per calcolare le linee di deflusso delle acque sotterranee e i relativi gradienti idraulici, essendo a tutti gli effetti una superficie equipotenziale reale nel caso di acquiferi liberi, mentre per gli acquiferi confinati rappresenta una superficie ideale di uguale pressione dell’acqua. La soggiacenza viene spesso utilizzata per le applicazioni di campo, essendo riferita al piano locale, e, come per la piezometria, rappresenta un dato reale nel caso di acquiferi liberi, mentre per gli acquiferi confinati diventa reale solo quando viene perforato l’acquitardo al tetto dell’acquifero confinato. Dai valori di livello delle acque sotterranee, si possono poi calcolare le tendenze nel tempo (trend) con le quali è possibile valutare le varizioni medie annue dei livelli delle falde, a supporto della definizione dello stato quantitativo delle acque sotterranee.

 

 

 

 

Scopo

Evidenziare le zone del territorio sulle quali insiste una criticità ambientale di tipo quantitativo, ovvero le zone nelle quali la disponibilità delle risorse idriche sotterranee è minacciata dal regime dei prelievi e/o dall’alterazione della capacità di ricarica naturale degli acquiferi. E' utile, quindi, a supportare la definizione dello stato quantitativo dei corpi idrici e contestualmente a indirizzare le azioni di risanamento, al fine di migliorare la compatibilità ambientale delle attività antropiche, da adottare attraverso gli strumenti di pianificazione. E' utilizzato, di conseguenza, per consentire il monitoraggio degli effetti delle azioni di risanamento e verificare periodicamente il perseguimento degli obiettivi ambientali previsti per i corpi idrici sotterranei. La variazione del livello delle falde nel tempo è utile, anche, per orientare e ottimizzare nel tempo i programmi di monitoraggio dei corpi idrici sotterranei.