Emilia-Romagna
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Livello delle acque sotterranee
Commento


I dati utilizzati per le elaborazioni sono relativi alle misure di livello sia manuali, effettuate con frequenza semestrale, sia della rete automatica della piezometria che avvengono su un numero ridotto di stazioni dei corpi idrici profondi, con frequenza oraria. Di queste ultime sono state comunque considerate due misure nell’anno, quella massima del periodo primaverile e quella minima del periodo autunnale, al fine di rendere le serie storiche statisticamente significative e confrontabili con le stazioni aventi solo misure manuali.
Il livello delle acque sotterranee dei corpi idrici freatici di pianura dipende oltre che dalle precipitazioni, che su questi corpi idrici costituiscono una parte rilevante della ricarica diretta, anche dal rapporto con i corsi d’acqua superficiali, che possono in alcuni periodi dell’anno essere alimentanti in altri drenanti in funzione delle quote relative tra alveo e corpo idrico sotterraneo, e infine dipende dal regime dei prelievi. La distribuzione media annua di soggiacenza nella falda più superficiale della pianura, evidenzia che l’88,7% delle 62 stazioni di monitoraggio misurate nel 2019 ha un valore inferiore ai 4 metri, rispetto al 74,5% del 2012 che ha rappresentato il minimo assoluto degli ultimi anni.
I livelli di falda dei corpi idrici più profondi della pianura sono rappresentati dalle carte di piezometria e relativa soggiacenza, elaborando i dati medi annuali sui due livelli di profondità: confinati superiori e confinati inferiori, aventi in comune la parte apicale delle conoidi alluvionali con acquifero libero. Questa elaborazione permette di rappresentare meglio gli effetti dei prelievi e/o regime di ricarica naturale alle diverse profondità della pianura.
La distribuzione della piezometria evidenzia il caratteristico andamento del livello delle acque sotterranee, con valori elevati nelle zone di margine appenninico - nel parmense si riscontrano i valori più alti - che si attenuano poi passando dalle conoidi libere, che rappresentano la zona di ricarica diretta delle acque sotterranee profonde, alle zone di pianura alluvionale, fino ad arrivare a quote negative nella zona costiera. Questo andamento generale, con gradienti piezometrici differenti, più elevati nelle zone delle conoidi emiliane rispetto a quelle romagnole, è interrotto dalla conoide Reno-Lavino, che presenta, in prossimità del margine appenninico, valori di piezometria negativi (al di sotto del livello medio del mare), anche nella porzione libera di conoide. Questa depressione piezometrica si amplia arealmente con la profondità, ovvero negli acquiferi liberi e confinati inferiori. Ciò costituisce l’impatto, ancora oggi molto evidente, prodotto dai consistenti prelievi effettuati negli anni ’50-’60 del secolo scorso nella conoide medesima,rappresentato da uno spessore di acquifero insaturo rilevante sottostante l’alveo del fiume Reno. La distribuzione della soggiacenza evidenzia situazioni molto meno accentuate rispetto a quella del Reno anche in altre conoidi, come ad esempio nel Trebbia, Taro, Secchia, Panaro, Sillaro e in alcune conoidi romagnole, frutto dei prelievi per i diversi usi della risorsa. La situazione critica evidenziata per la conoide del Reno è risultata per alcuni anni, dal 2013al 2016, in miglioramento rispetto al periodo 2010-2012, sia come recupero di altezza di falda, che in termini di riduzione dell’areale depresso. Dal 2017 la tendenza al miglioramento si è arrestata e dal 2018 i livelli sono progressivamente diminuiti tornando ai valori dell'anno 2012.
Nel corpo idrico freatico di pianura fluviale la falda, misurata nella prima metà di aprile 2019, è risultata mediamente più profonda (soggiacenza) rispetto la media del periodo, anche se il massimo approfondimento del livello primaverile è stato raggiunto nel 2012. Le precipitazioni autunnali del 2019 sono state, invece, in grado di ricaricare queste falde meglio di quanto avvenuto nello stesso periodo del 2017 (anno siccitoso) e del 2018. Ciò ha comportato che nel 2019 la falda è risultata mediamente più profonda di 0,28 m rispetto la media 2010-2018 e, seppur di poco, è risultata meno profonda rispetto al 2017, evidenziando che il beneficio registrato nel 2018 si è in gran parte ridotto nel 2019.
Le conoidi alluvionali appenniniche con acquifero libero presentano un andamento dei livelli di falda molto simile a quello già osservato per il freatico di pianura fluviale, sebbene si tratti di acquiferi con dimensioni molto più rilevanti e costituiscano, a scala regionale, lungo il margine pedecollinare da Piacenza a Rimini, le principali zone di ricarica degli acquiferi più profondi di pianura. Complessivamente, il livello medio annuo nel 2019 risulta più profondo di 0,37 m rispetto la media 2010-2018, mentre risulta meno profondo di 0,79 m considerando la media 2002-2009. Ciò evidenzia come il periodo più recente, in particolare dal 2013 al 2015, sia stato caratterizzato da un aumento dei livelli di falda (minore profondità delle falde) rispetto al periodo medio-lungo. Questo andamento è stato più marcato nelle conoidi bolognesi, in particolare quella del Reno, che storicamente è caratterizzata, come già detto, da un’ampia depressione della falda.
Le prime falde confinate dei corpi idrici sotterranei di pianura alluvionale appenninica e padana, oltre che di transizione e costiera, risentono molto meno delle dinamiche di ricarica rispetto i corpi idrici freatici di pianura e quelli di conoide già analizzati, benché vi insistano prelievi idrici a prevalente uso irriguo. Nel 2019 il livello medio delle falde in questi corpi idrici è confrontabile con il valore medio 2010-2018, mentre risulta una minore profondità delle falde se il confronto viene effettuato con il periodo 2002-2009.
Ciò è coerente con quanto già osservato con le porzioni libere di conoide alluvionale che rappresentano una delle zone di ricarica indiretta per questi corpi idrici confinati di pianura, che nel 2019 risultano meno profonde di 0,33 m rispetto il 2017, mentre sono più profonde del 2018 di 0,29 m. Queste variazioni risultano, comunque, comprese all’interno della variabilità del periodo 2010-2018, che in generale presenta un andamento stazionario nel tempo.
Un andamento simile a quanto già osservato si riscontra nei corpi idrici sotterranei confinati inferiori di pianura che presentano una situazione migliore al 2017 ma leggermente minore del 2018, mentre quelli più profondi delle conoidi alluvionali risultano avere raggiunto nell’ultimo periodo un valore medio paragonabile a quello del periodo 2010-2013 ovvero precedente al triennio 2013-2016 quando si è verificata una eccezionale ricarica degli acquiferi di pianura.