Emilia-Romagna
Aria DATI 2018

Aria

faccina felice

RISPETTATI I LIMITI ANNUALI DEL PM10 E PM2,5 IN TUTTE LE STAZIONI
Il valore limite per la concentrazione media annuale di PM10 (40 µg/m3) è stato rispettato in tutte le stazioni di misura, anche nel 2018. Per il PM2,5, la concentrazione media annuale nel 2018 è risultata inferiore al limite annuale (25 μg/m3) in tutte le stazioni.

faccina seria

LIMITE GIORNALIERO DEL PM10 SUPERATO IN 7 STAZIONI SU 43
Il 2018 registra il superamento del limite giornaliero del PM10 in 7 stazioni su 43; situazione molto migliore rispetto a quella registrata nel 2017, quando erano 27 su 43 le stazioni superiori al limite; il superamento è stato raggiunto solo in autunno.

faccina seria

PERMANE LA CRITICITA' DEL BIOSSIDO D'AZOTO NELLE STAZIONI DA TRAFFICO
Nel 2018, le concentrazioni di biossido di azoto (NO2), pur avendo superato il valore limite in un numero inferiore di stazioni, fanno ancora registrare criticità nelle stazioni a bordo strada. Sono 2 i superamenti (su 47 stazioni) del valore limite per la media annuale del biossido d’azoto (40 μg/m3).

faccina delusa

OZONO, CRITICO IL NUMERO DI SUPERAMENTI DELL’OBIETTIVO PER LA PROTEZIONE DELLA SALUTE UMANA
Il numero di superamenti dell’obiettivo a lungo termine per la protezione della salute umana (media massima giornaliera calcolata su 8 ore superiore a 120 μg/m3) dell’ozono nel 2018 continua a essere critico, essendo stato superato in gran parte delle stazioni che hanno rilevato un numero di dati sufficiente per il calcolo dell'indicatore.

faccina delusa

OZONO,  SOGLIA DI INFORMAZIONE ALLA POPOLAZIONE SUPERATA IN DIVERSE STAZIONI
La soglia di informazione alla popolazione (concentrazione media oraria = 180 μg/m3) è stata superata nel 2018 in diverse stazioni che misurano l'ozono, ma il numero di massimi orari è stato tra i più contenuti degli ultimi 10 anni. Inoltre, l’andamento del valore annuale di AOT40 di ozono per la protezione della vegetazione è sempre ampiamente al di sopra del valore obiettivo (6.000 µg/m3 h).

faccina felice

MONOSSIDO DI CARBONIO, BIOSSIDO DI ZOLFO E BENZENE SONO INFERIORI AI LIMITI
I dati 2018 confermano che inquinanti primari quali monossido di carbonio e biossido di zolfo non presentano criticità. La concentrazione in aria di benzene si è progressivamente ridotta e ora è stabile su valori inferiori al limite.

Sintesi

Nel 2018, rispetto all’anno precedente, anche a causa delle buone condizioni meteo climatiche, sono diminuiti i superamenti del limite giornaliero per il PM10 (concentrazione media giornaliera = 50 μg/m3, da non superare più di 35 volte in un anno), con sole 7 delle 43 stazioni della rete di monitoraggio regionale oltre la norma, a fronte delle 27 del 2017. Rispettato, invece, in tutte le stazioni della rete di monitoraggio regionale il valore limite annuale (40 μg/m3), per il quale gli ultimi superamenti risalgono al 2012.
La media annua della concentrazione di PM2,5, nel 2018, è stata sempre inferiore al limite (25 μg/m3) in tutte le 24 stazioni che lo misurano.
Per l’NO2 permane la criticità nelle stazioni a bordo strada, ma il limite della concentrazione media annuale (40 μg/m3) è stato superato solamente in 2 stazioni su 47 e non ci sono stati superamenti del valore limite orario (200 μg/m3).
Sul lungo periodo, la serie storica del periodo 2001-2018 degli inquinanti più critici (polveri, ossidi di azoto) continua a mostrare segni di miglioramento, seppure con un rallentamento della tendenza alla diminuzione. Continua, invece, a rimanere ampiamente sopra i limiti l’ozono, la cui concentrazione resta sostanzialmente invariata nel decennio.
Per gli inquinanti di prevalente origine secondaria, come le polveri fini PM2,5, le differenze tra città e campagna risultano ridotte, con i valori più elevati registrati dalle stazioni poste nella pianura occidentale della regione. Questi inquinanti sono prodotti da reazioni chimico-fisiche che avvengono in atmosfera a partire da inquinanti precursori come l’ammoniaca (NH3), emessa principalmente dalle attività agricole e zootecniche, gli ossidi di azoto (NOx), dovuti alla combustione nei motori, nelle industrie e negli edifici, i composti organici volatili (COV), dovuti principalmente all’uso di solventi.
I dati 2018 confermano che inquinanti primari quali monossido di carbonio e biossido di zolfo non risultano presentare alcuna criticità. La concentrazione in aria di benzene si è progressivamente ridotta e ora è stabilizzata su valori inferiori al limite.

Quadro Generale

La regione Emilia-Romagna occupa la porzione sud orientale della pianura padana ed è delimitata dal fiume Po a nord, dal mare Adriatico a est e dalla catena Appenninica a sud. La fascia pianeggiante ha un’altitudine ovunque inferiore ai 100 m, con vaste aree al livello del mare nel settore orientale; le zone montuose sono caratterizzate da numerose piccole valli, che presentano generalmente un andamento parallelo tra loro e perpendicolare alla catena Appenninica.
Nelle regioni che compongono la pianura padana risiedono più di 23 milioni di abitanti (dei quali 4,5 milioni in Emilia-Romagna), corrispondenti circa al 40% del totale della popolazione italiana.
La grande maggioranza della popolazione si concentra nelle aree di pianura, dove la densità abitativa risulta essere tra le più alte d’Europa. Il territorio della pianura padana è quasi completamente antropizzato: lungo le principali vie di comunicazione, città e insediamenti produttivi si susseguono senza soluzione di continuità, mentre il resto del territorio è quasi completamente occupato da agricoltura e allevamento intensivi. La pianura padana contribuisce in maniera significativa alla produzione di ricchezza del Paese (oltre il 50% del PIL nazionale); il suo tessuto produttivo è molto variegato e tende a essere basato su piccole e medie imprese distribuite sul territorio. Questo quadro socio-economico e l’intensità delle attività antropiche che insistono nell’area comportano un’elevata concentrazione di fonti di emissioni di inquinanti. L’urbanizzazione diffusa e il particolare modello di sviluppo economico determinano una grande necessità di mobilità, che si riflette nelle emissioni inquinanti dovute al traffico veicolare e agli impianti di riscaldamento. I processi industriali, pur essendo sottoposti a rigide normative ambientali, comportano l’emissione in atmosfera di una grande varietà di composti chimici. Anche agricoltura e allevamento contribuiscono all’inquinamento atmosferico attraverso l’emissione di rilevanti quantità di ammoniaca e metano, che sono rispettivamente un precursore degli inquinanti secondari e un potente gas serra. L’Emilia-Romagna è profondamente inserita in questo contesto sociale e produttivo. La regione è un elemento centrale del sistema di mobilità nazionale, sia per quel che riguarda la rete autostradale, sia per il trasporto ferroviario; il nodo di Bologna, in particolare, è di primaria importanza, in quanto rappresenta un passaggio quasi obbligato per merci e passeggeri in viaggio tra il nord e il sud dell’Italia. L’Emilia-Romagna assume quindi un ruolo di cerniera ed è interessata da un intenso traffico in transito: questo produce una quota rilevante delle emissioni di inquinanti, che in gran parte sfugge alle possibilità di gestione delle autorità locali. Le industrie regionali sono prevalentemente di piccole e medie dimensioni e sono spesso raggruppate in distretti  produttivi, caratterizzati da un’elevata specializzazione: esempi di questa particolare organizzazione produttiva sono la produzione di ceramiche da arredamento e materiali da costruzione intorno a Modena, l’industria alimentare a Parma, la chimica di base a Ferrara e Ravenna, l’industria energetica a Piacenza e Ravenna. La parte pianeggiante dell’Emilia-Romagna presenta suoli estremamente fertili ed è ampiamente sfruttata per l’agricoltura intensiva. L’allevamento è praticato su scala e con processi industriali e si concentra nei poli di Modena e Reggio, per il settore suinicolo, e di Forlì-Cesena, per quello avicolo.
Le condizioni meteorologiche e il clima dell’Emilia-Romagna sono fortemente influenzate dalla conformazione topografica della pianura padana: la presenza di montagne su tre lati rende questa regione una sorta di “catino” naturale, in cui l’aria tende a ristagnare.
Le condizioni meteorologiche influenzano i gas e gli aerosol presenti in atmosfera in molti modi: ne controllano il trasporto, la dispersione e la deposizione al suolo; influenzano le trasformazioni chimiche che li coinvolgono; hanno effetti diretti e indiretti sulla loro formazione. Alcune sostanze possono rimanere in aria per periodi anche molto lunghi, attraversando i confini amministrativi e rendendo difficile distinguere i contributi delle singole sorgenti emissive alle concentrazioni totali.
L’analisi degli elementi del contesto territoriale e socio-economico ha portato alla classificazione del territorio regionale in zone e agglomerati (zonizzazione). La zonizzazione definisce le unità territoriali sulle quali viene eseguita la valutazione della qualità dell’aria e alle quali si applicano le misure gestionali.
La zonizzazione regionale, approvata con DGR 2001/2011, individua un agglomerato relativo a Bologna e ai comuni limitrofi, e tre macroaree di qualità dell’aria (Appennino, Pianura est, Pianura ovest).
La valutazione delle qualità dell’aria in Emilia-Romagna viene attuata secondo un programma approvato dalla Giunta regionale con Deliberazione n. 2001/2011 avente per oggetto "il recepimento del Decreto Legislativo 13 agosto 2010, n. 155 attuazione della Direttiva 2008/50/CE relativa alla qualità dell’aria ambiente e per un’aria più pulita in Europa - approvazione della nuova zonizzazione e della nuova configurazione della rete di rilevamento e indirizzi per la gestione della qualità dell’aria.”
La principale novità introdotta dal Programma di valutazione è di basare il processo di valutazione su un insieme di strumenti tecnici e scientifici tra loro integrati in modo da garantire una informazione che copra l’intero territorio e non solamente i punti ove è presente una stazione di rilevamento. Il complesso di strumenti oggi utilizzati, frutto di un processo di evoluzione tecnica e scientifica attuato da Arpae Emilia-Romagna attraverso un insieme di progetti a finanziamento regionale, nazionale ed europeo, va dalla tradizionale rete di monitoraggio degli inquinanti e dei parametri atmosferici alle tecniche di simulazione numerica delle condizioni meteorologiche e di diffusione, trasporto e trasformazione chimica degli inquinanti, che nel loro insieme costituiscono il sistema integrato di valutazione, previsione e gestione della qualità dell’aria.
Il sistema integrato di monitoraggio, valutazione e previsione è costituito principalmente dalle reti di monitoraggio, dal sistema di modelli numerici e dall’inventario delle emissioni. Il sistema delle reti di monitoraggio comprende le due reti principali: rete regionale di monitoraggio della qualità dell’aria (RMQA) e rete meteorologica (RIRER), più alcune reti ausiliarie (deposizioni, pollini e genotossicità).
I dati forniti dal sistema di monitoraggio vengono rielaborati e completati attraverso un complesso sistema di modelli numerici che integrano i dati puntuali con altri dati territoriali, quali: le emissioni, la morfologia del territorio e gli inquinanti provenienti dall’esterno della regione (modello chimico di trasporto e dispersione Ninfa e modello di valutazione Pesco).
L'ultima fase del percorso evolutivo del sistema di valutazione della qualità dell’aria in Emilia-Romagna, avviato nel 2011 per consentire l’adeguamento al DLgs 155/2010, è stata conclusa nel gennaio 2013 con la riorganizzazione della rete di monitoraggio. Questa riorganizzazione segue la precedente riorganizzazione della rete realizzata nel 2006-2010 per adeguarsi al DM 60 del 2002 e DLgs 183 del 2004. Si deve comunque considerare che la rete è in continua evoluzione, fin dagli anni 70, e ulteriori interventi e razionalizzazioni sono allo studio per il prossimo triennio. La rete regionale della qualità dell’aria (RMQA) dal primo gennaio 2013 è composta da 47 punti di misura in siti fissi e 176 analizzatori automatici. La rete è completata da 10 laboratori mobili e numerose unità mobili per la realizzazione di campagne di valutazione e dalla rete meteorologica RIRER, di cui 10 stazioni per la meteorologia urbana (MetUrb).
La rete della qualità dell’aria ha ottenuto nel 2005 la certificazione UNI EN ISO 9001. Il sistema di controllo qualità, attraverso una sistematica azione di documentazione delle procedure, controllo e verifica, garantisce il mantenimento degli standard stabiliti dalla certificazione.
Gli inquinanti monitorati variano da stazione a stazione in dipendenza dalle caratteristiche di diffusione e dinamica chimico-fisica dell’inquinamento, della distribuzione delle sorgenti di emissione e delle caratteristiche del territorio. Si va dai 47 punti di misura per l’NO2 ai 43 punti di misura per il PM10, mentre vengono progressivamente ridotti gli analizzatori che monitorano inquinanti la cui concentrazione è ormai al di sotto del limite di rilevabilità strumentale (esempio SO2) o ampiamente al di sotto dei valori limite (esempio CO). D’altra parte aumenta la distribuzione territoriale dei punti di misura che oggi vanno a coprire anche zone di fondo rurale e remoto, dato che le caratteristiche degli inquinanti si sono progressivamente modificate. Oggi le forme più significative di inquinamento sono dovute a inquinanti secondari (come ozono e polveri fini e ultrafini), che tendono a interessare tutto il territorio e non solo le aree industriali e urbane immediatamente prossime ai punti di emissione.
A fronte di questa razionalizzazione del sistema di monitoraggio, risulta quindi aumentato, grazie alla integrazione con la modellistica numerica, il grado di copertura territoriale delle informazioni rese disponibili ai cittadini e alle autorità locali e nazionali.
Nel seguito viene presentata la qualità dell'aria dell’Emilia-Romagna, documentata attraverso l'utilizzo di serie pluriennali di dati, considerando sia lo stato di qualità dell’aria, in quanto tale, che le pressioni esercitate dall'uomo su tale matrice.

Bibliografia

  • 1. Bonafé G., Stortini M., Minguzzi E, Deserti M. (2011), “Postprocessing of a CTM with observed data: Downscaling, unbiasing and estimation of the subgrid scale pollution variability”, in A. Syrakos J. G.Bartzis and S. Andronopoulos, Editors, Proceedings of the 14th International Conference on Harmonisation within Atmospheric Dispersion Modelling for Regulatory Purposes, pages 302-306; paper: http://goo.gl/o8je4; poster: http://goo.gl/4FjbM
  • 2. Bonafé G., Cattani S., De’ Munari E., Deserti M., Minguzzi E., Stortini M., Tugnoli S., Veronesi P. (2011), “Progetto NINFA-Extended, Sistema integrato a supporto della valutazione e gestione della qualità dell’aria in Regione Emilia-Romagna - Rapporto finale”, http://www.arpa.emr.it/dettaglio_documento.asp?id=4592&idlivello=134
  • 3. Bonafé G. (2011), “Indicatori meteo per interpretare le tendenze della qualità dell’aria”, http://www.arpa.emr.it/dettaglio_documento.asp?id=3064&idlivello=134
  • 4. Bonafé G., Minguzzi E., Morgillo A. (2013), “Come cambia l’aria: l'inquinamento dal 2001 a oggi”, Ecoscienza, 3, pp.26-28
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Autori

  • Vanes POLUZZI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Simona MACCAFERRI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Chiara AGOSTINI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Roberta AMORATI (ARPAE E.R. - SIMC)
  • Michele STORTINI (ARPAE E.R. - SIMC)
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