Emilia-Romagna
Rumore DATI 2015

Rumore

faccina seria

Il rumore ambientale è associato a numerose attività umane, ma sono le infrastrutture dei trasporti (traffico stradale, ferroviario e aereo) a costituire la principale fonte di esposizione per la popolazione, in particolare in ambito urbano dove vive circa il 75% della popolazione europea. Il rumore interferisce con attività basilari come il sonno, il riposo, lo studio e la comunicazione e può produrre effetti nocivi sulla salute umana, con costi sociali rilevanti. Una pubblicazione del 2011 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro comune di ricerca della Commissione europea indica che il rumore dovuto al traffico è responsabile annualmente della perdita di oltre un milione di anni di “vita sana” negli Stati membri dell’Unione europea e in altri Paesi dell’Europa occidentale.

faccina seria

La progressiva attuazione della Direttiva europea 2002/49/CE in ambito regionale, attraverso la predisposizione delle mappe acustiche strategiche per gli agglomerati e delle mappature acustiche per le principali infrastrutture di trasporto, nonché dei relativi piani d’azione, sta rendendo via via disponibili, anche se con un certo ritardo, un numero sempre maggiore di dati e informazioni sull’esposizione della popolazione al rumore e sulle strategie che amministrazioni, enti e soggetti gestori intendono mettere in atto per la riduzione dell’inquinamento acustico.

faccina delusa

Dai dati disponibili sull’esposizione della popolazione al rumore e da quelli derivanti dall’attività di vigilanza e controllo delle sorgenti di inquinamento acustico emerge uno stato di criticità piuttosto diffuso. Infatti, negli agglomerati urbani (in cui risiede oltre un terzo della popolazione regionale) gran parte dei cittadini è esposta a elevati livelli sonori per lo più determinati dal traffico stradale, mentre sorgenti sonore puntuali, prevalentemente riconducibili ad attività di servizio e commerciali, producono inquinamento acustico e disturbano i residenti, con conseguenti richieste di intervento alle Autorità competenti.  Su scala regionale, la risposta delle amministrazioni è ancora carente, non soltanto in termini di pianificazione ed attuazione del risanamento (piani di risanamento e piani d’azione), ma purtroppo anche in materia di prevenzione e gestione dell’inquinamento da rumore: il 30 % dei Comuni della regione non ha ancora provveduto, infatti, alla classificazione acustica comunale ovvero all’assegnazione a ciascuna porzione omogenea di territorio di una delle sei classi, I-VI, indicate dalla normativa (e conseguentemente dei limiti a tale classe associati) sulla base della prevalente ed effettiva destinazione d’uso del territorio stesso.

Sintesi

Il progresso tecnologico, l’aumentato benessere, le maggiori esigenze di mobilità accanto allo sviluppo dell’industria del turismo e del divertimento notturno hanno prodotto un costante incremento della rumorosità negli ambienti di vita, sia nel periodo diurno che in quello notturno. In ambito urbano, dove si concentra la maggior parte della popolazione, numerose sorgenti contribuiscono a determinare il “clima acustico”: traffico veicolare, traffico ferroviario, traffico aeroportuale, attività industriali e artigianali, discoteche e locali d’intrattenimento, esercizi commerciali, impianti di condizionamento e di refrigerazione.
In conseguenza di tutto ciò, l’inquinamento acustico tende sempre più a espandersi da un punto di vista sia spaziale (andando a interessare anche le aree rurali), sia temporale (estendendosi anche al periodo notturno).
È importante sottolineare, a questo proposito, che l’attuazione della Direttiva 2002/49/CE, attraverso il DLgs 194/05, con la produzione della mappatura acustica e delle mappe acustiche strategiche, incomincia a rendere disponibili dati e informazioni omogenei sull’esposizione della popolazione al rumore, relativamente a tutti i principali agglomerati e alle principali infrastrutture di trasporto, a scala europea.
Il rumore ambientale è associato a numerose attività umane, ma è il rumore derivante dalle infrastrutture dei trasporti (traffico stradale, ferroviario e aereo) a costituire la principale fonte di esposizione per la popolazione, in particolare in ambito urbano, dove vive circa il 75% della popolazione europea.
La sorgente maggiormente diffusa è senza dubbio il traffico veicolare, che ha fatto segnare negli ultimi decenni un costante aumento sia in termini di numero di veicoli circolanti, sia di percorrenze: soltanto la profonda crisi economica internazionale dell’ultimo periodo ha determinato una flessione dei dati, in particolare quelli relativi al traffico pesante.
Diversamente dall’effettiva incidenza delle varie fonti nel causare inquinamento acustico, le richieste di intervento da parte della popolazione (pervenute ad Arpa) riguardano prevalentemente le attività di servizio e commerciali e il comparto produttivo (in particolare, industria e artigianato). Nel 2015 i controlli, effettuati per lo più a seguito di segnalazione dei cittadini, evidenziano per il 37% delle sorgenti controllate un effettivo problema di inquinamento da rumore (rilevazione di almeno un superamento dei limiti vigenti).
Ai fini della prevenzione e del risanamento acustico è indispensabile la piena attuazione del quadro normativo a livello sia nazionale, sia regionale. In particolare, la classificazione acustica, ovvero l’assegnazione a ciascuna porzione omogenea di territorio di una delle sei classi indicate dalla normativa, sulla base della prevalente destinazione d’uso del territorio stesso (zonizzazione acustica), oltre a rappresentare presupposto indispensabile alla predisposizione dei piani di risanamento, costituisce per i Comuni un fondamentale strumento di gestione dell’inquinamento acustico, nonché di prevenzione per il suo stretto rapporto con la pianificazione urbanistica. A questo proposito, è necessario sottolineare come la risposta delle Amministrazioni appaia a livello regionale insoddisfacente, poiché il 30% dei Comuni non ha ancora approvato la classificazione acustica.

Quadro Generale

L’inquinamento acustico interessa un numero elevato di cittadini e, in effetti, esso è percepito dall’opinione pubblica come uno dei maggiori problemi ambientali, anche perché può interferire con attività fondamentali come il sonno, il riposo, lo studio e la comunicazione. Disponiamo, ormai, di sempre maggiori informazioni sulle conseguenze che esso ha per la salute: l’esposizione a rumore può provocare fastidio (annoyance) e disturbi del sonno, incidere sulle funzioni cognitive degli alunni, provocare reazioni di stress psicologico e problemi cardiovascolari in soggetti che vi sono sistematicamente esposti; lo stress può, infatti, stimolare la produzione di determinati ormoni, che a loro volta possono provocare una serie di effetti intermedi, incluso un aumento della pressione sanguigna. In caso di esposizione prolungata tali effetti possono, a loro volta, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e di problemi psichiatrici. Dal rapporto “Noise in Europe 2014” dell’Agenzia Europea per l’Ambiente risulta in particolare che:
- 125 milioni di persone sono esposte a livelli superiori a 55 dB (Lden) dovuti al traffico stradale, che costituisce la sorgente dominante di rumore ambientale;
- il rumore ambientale causa ogni anno almeno 10.000 casi di morte prematura in Europa;
- almeno 20 milioni di adulti risultano disturbati dal rumore (annoyed) e altri 8 milioni subiscono effetti di disturbo del sonno;
- oltre 900.000 casi di ipertensione sono causati ogni anno dal rumore ambientale;
- l’inquinamento da rumore determina ogni anno in Europa 43.000 accessi ospedalieri.
Una pubblicazione del 2011 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro Comune di Ricerca della Commissione europea indica che il rumore dovuto al traffico è responsabile annualmente della perdita di oltre un milione di anni di “vita in buona salute” negli Stati membri dell’Unione europea e in altri Paesi dell’Europa occidentale e per l’OMS il rumore ambientale costituisce la seconda causa ambientale di effetti avversi sulla salute dopo l’inquinamento atmosferico da polveri fini PM2,5.
Tra gli effetti economici dell’inquinamento acustico si possono annoverare il deprezzamento del valore degli immobili e le perdite di produttività dovute all’incidenza di tale fattore sulla salute. I costi sociali si riferiscono ai decessi prematuri o alla morbilità (scarsa concentrazione, fatica, problemi di udito). I costi sociali dovuti all’inquinamento acustico provocato dal traffico su strada e ferrovia, all’interno dell’Unione europea, sono stati stimati a 40 miliardi di euro all’anno, ovvero circa lo 0,4% del PIL totale dell’Ue, comprese le spese sanitarie. Secondo il Libro bianco sui trasporti pubblicato dalla Commissione nel 2011, i costi esterni del trasporto dovuti all’inquinamento acustico aumenteranno, in assenza di ulteriori interventi, di circa 20 miliardi di euro entro il 2050.
La Direttiva 2002/49/CE ha l’obiettivo primario di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi derivanti dall’esposizione della popolazione al rumore ambientale, attraverso la determinazione dell’esposizione stessa (per mezzo di una mappatura acustica realizzata sulla base di metodi comuni agli Stati membri), l’informazione al pubblico relativamente al rumore e ai suoi effetti, nonché l’adozione di piani d’azione, che anche nel nostro Paese, seppur con un certo ritardo, sono in corso di realizzazione da parte delle autorità competenti per gli agglomerati e dei gestori delle principali infrastrutture, secondo quanto previsto dal DLgs 194/05 di recepimento della Direttiva europea in termini di predisposizione di mappature acustiche e piani d’azione.
Va sottolineato che, già prima dell’emanazione della Direttiva europea, la normativa nazionale e quella regionale prevedevano l’attuazione di una complessa e articolata serie di azioni, in capo a soggetti diversi, volte alla riduzione e alla prevenzione dell’inquinamento acustico: classificazione acustica del territorio e piani di risanamento comunali, piani di risanamento delle aziende, nonché piani di contenimento e abbattimento del rumore per le infrastrutture di trasporto, valutazioni previsionali di impatto acustico e di clima acustico. È auspicabile che la sinergia derivante dall’integrazione e dall’armonizzazione del complesso quadro normativo vigente a scala nazionale, nonché dalla sua piena attuazione possa determinare le condizioni per acquisire una maggiore conoscenza relativamente all’esposizione al rumore e ai suoi effetti sulla popolazione e, soprattutto, le condizioni per migliorare lo stato acustico attuale, attraverso le opere di risanamento e un’efficace attività di prevenzione.
Peraltro il Settimo programma d’azione dell’Unione europea, adottato alla fine del 2013, contiene l’ambizioso obiettivo di una significativa riduzione dell’esposizione al rumore entro il 2020, con un progressivo avvicinamento ai livelli raccomandati dall’OMS attraverso l’implementazione di una politica aggiornata di lotta al rumore che tenga conto delle conoscenze scientifiche più recenti e l’attuazione di misure di riduzione del rumore alla sorgente, includendo anche l’evoluzione e il miglioramento dei principi alla base della pianificazione urbanistica.

Bibliografia

  • 1. APAT (2007), “Linee guida relative ai criteri per la classificazione acustica dei territori comunali”
  • 2. Commissione europea, “Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’applicazione della direttiva sul rumore ambientale ai sensi dell’articolo 11 della direttiva 2002/49/CE”, COM(2011) 321 definitivo
  • 3. Commissione europea, 7° PAA – "Programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020", Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013
  • 4. Deliberazione Giunta Regionale del 17/09/12, n. 1369 “DLgs 194/2005 “Attuazione della Direttiva 2002/49/CE relativa alla determinazione e alla gestione del rumore ambientale” - Approvazione delle “Linee guida per l’elaborazione delle mappature acustiche e delle mappe acustiche strategiche relative alle strade provinciali e agli agglomerati della regione Emilia-Romagna””, BUR n. 198 del 02/10/12
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Autori

  • Anna CALLEGARI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI PIACENZA)
  • Maurizio POLI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI REGGIO EMILIA)
INDICATORI
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2007; 2012; 2007-2012
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