Emilia-Romagna
Rumore DATI 2017

Rumore

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INFRASTRUTTURE DI TRASPORTO: LA FONTE PRINCIPALE DI ESPOSIZIONE AL RUMORE
Il rumore ambientale è associato a numerose attività umane, ma sono le infrastrutture dei trasporti (traffico stradale, ferroviario e aereo) a costituire la principale fonte di esposizione per la popolazione, in particolare in ambito urbano dove vive circa il 75% della popolazione europea. Prove scientifiche dimostrano che una prolungata esposizione a livelli elevati di inquinamento acustico può avere gravi ripercussioni nelle aree regolate dal sistema endocrino e dal cervello, causando patologie cardiovascolari, disturbi del sonno ed annoyance, ovvero una sensazione di disagio con effetti negativi sul benessere generale. Secondo l’OMS, in Europa l’inquinamento acustico è la seconda causa di patologie dovute a fattori ambientali, preceduta soltanto dall’inquinamento atmosferico.

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SEMPRE PIU' NUMEROSI I DATI E LE INFORMAZIONI SULL'ESPOSIZIONE DELLA POPOLAZIONE AL RUMORE 
La progressiva attuazione della Direttiva europea 2002/49/CE in ambito regionale, attraverso la predisposizione delle mappe acustiche strategiche per gli agglomerati e delle mappature acustiche per le principali infrastrutture di trasporto, nonché dei relativi piani d’azione, ha reso via via disponibili, anche se con un certo ritardo, un numero sempre maggiore di dati e informazioni sull’esposizione della popolazione al rumore e sulle strategie e gli interventi di amministrazioni, enti e soggetti gestori per la riduzione dell’inquinamento acustico.

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28% DEI COMUNI NON HA ANCORA APPROVATO LA CLASSIFICAZIONE ACUSTICA
Dai dati disponibili sull’esposizione della popolazione al rumore e da quelli derivanti dall’attività di vigilanza e controllo delle sorgenti di inquinamento acustico emerge uno stato di criticità piuttosto diffuso. Infatti, negli agglomerati urbani (in cui risiede oltre un terzo della popolazione regionale) gran parte dei cittadini è esposta a elevati livelli sonori per lo più determinati dal traffico stradale, mentre sorgenti sonore puntuali, prevalentemente riconducibili ad attività di servizio e commerciali, producono inquinamento acustico e disturbano i residenti, con conseguenti richieste di intervento alle Autorità competenti. La risposta delle amministrazioni su scala regionale non è ancora pienamente soddisfacente, non soltanto in termini di pianificazione e attuazione del risanamento, ma anche in materia di prevenzione e gestione dell’inquinamento: il 28% dei Comuni non ha ancora provveduto alla classificazione acustica comunale. 

Sintesi

Il progresso tecnologico, l'aumentato benessere, le maggiori esigenze di mobilità, accanto allo sviluppo dell’industria del turismo e del divertimento notturno, hanno prodotto un costante incremento della rumorosità negli ambienti di vita, sia nel periodo diurno che in quello notturno. In ambito urbano, dove si concentra la maggior parte della popolazione, numerose sorgenti contribuiscono a determinare il “clima acustico”: traffico veicolare, traffico ferroviario, traffico aeroportuale, attività industriali e artigianali, discoteche e locali d’intrattenimento, esercizi commerciali, impianti di condizionamento e di refrigerazione.
In conseguenza di tutto ciò, l’inquinamento acustico tende sempre più a espandersi da un punto di vista sia spaziale (andando a interessare anche le aree rurali), sia temporale (estendendosi anche al periodo notturno).
È importante sottolineare, a questo proposito, che l’attuazione della Direttiva 2002/49/CE, attraverso il DLgs 194/05, con la produzione delle mappature acustiche e delle mappe acustiche strategiche, rende disponibili dati e informazioni omogenei sull’esposizione della popolazione al rumore, relativamente alle principali infrastrutture di trasporto e a tutti i principali agglomerati, a scala europea.
Il rumore ambientale è associato a numerose attività umane, ma è il rumore derivante dalle infrastrutture dei trasporti (traffico stradale, ferroviario e aereo) a costituire la principale fonte di esposizione per la popolazione, in particolare in ambito urbano, dove vive circa il 75% della popolazione europea.
La sorgente maggiormente diffusa è senza dubbio il traffico veicolare, che ha fatto segnare negli ultimi decenni un costante aumento sia in termini di numero di veicoli circolanti, sia di percorrenze: la lenta ripresa dopo la profonda crisi economica internazionale degli anni scorsi sta determinando anche un nuovo incremento dei dati di traffico, in particolare quelli relativi ai veicoli pesanti.
Diversamente dall’effettiva incidenza delle varie fonti nel causare inquinamento acustico, le richieste di intervento da parte della popolazione (pervenute ad Arpae) riguardano prevalentemente le attività di servizio e commerciali e il comparto produttivo (in particolare, industria e artigianato). Nel 2017 i controlli, effettuati per lo più a seguito di segnalazione dei cittadini, evidenziano per il 41% delle sorgenti controllate un effettivo problema di inquinamento da rumore (rilevazione di almeno un superamento dei limiti vigenti).
Ai fini della prevenzione e del risanamento acustico è indispensabile la piena attuazione del quadro normativo a livello sia nazionale, sia regionale. In particolare, la classificazione acustica, ovvero l’assegnazione a ciascuna porzione omogenea di territorio di una delle sei classi indicate dalla normativa, sulla base della prevalente destinazione d’uso del territorio stesso (zonizzazione acustica), oltre a rappresentare presupposto indispensabile alla predisposizione dei piani di risanamento, costituisce per i Comuni un fondamentale strumento di gestione dell’inquinamento acustico, nonché di prevenzione per il suo stretto rapporto con la pianificazione urbanistica. A questo proposito, è necessario sottolineare come la risposta delle Amministrazioni, a livello regionale, appaia ancora non pienamente soddisfacente, poiché il 28% dei Comuni non ha ancora approvato la classificazione acustica; tutti i Comuni capoluogo di provincia hanno, tuttavia, provveduto in tal senso e ciò fa sì che il 91% della popolazione regionale risieda in territori zonizzati.

 

Quadro Generale

L’inquinamento acustico interessa un numero elevato di cittadini e, in effetti, esso è percepito dall’opinione pubblica come uno dei maggiori problemi ambientali, anche perché può interferire con attività fondamentali come il sonno, il riposo, lo studio e la comunicazione. Disponiamo, ormai, di sempre maggiori informazioni sulle conseguenze che esso ha per la salute: l’esposizione a rumore può provocare fastidio (annoyance) e disturbi del sonno, incidere sulle funzioni cognitive degli alunni, provocare reazioni di stress psicologico e problemi cardiovascolari in soggetti che vi sono sistematicamente esposti; lo stress può, infatti, stimolare la produzione di determinati ormoni, che a loro volta possono provocare una serie di effetti intermedi, incluso un aumento della pressione sanguigna. In caso di esposizione prolungata tali effetti possono, a loro volta, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e di problemi psichiatrici.  

Una pubblicazione del 2011 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro Comune di Ricerca della Commissione europea indica che il rumore dovuto al traffico è responsabile annualmente della perdita di oltre un milione di anni di “vita in buona salute” negli Stati membri dell’Unione europea e in altri Paesi dell’Europa occidentale e per l’OMS il rumore ambientale costituisce la seconda causa ambientale di effetti avversi sulla salute dopo l’inquinamento atmosferico.


Dal rapporto “Managing exposure to noise in Europe” (2017) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) risulta che, sulla base dei dati delle mappe di rumore relative al 2012 prodotte ai sensi della direttiva europea sul rumore ambientale (END),  nei 33 Paesi membri dell'EEA circa 100 milioni di persone sono esposte a livelli superiori a 55 dB (Lden) dovuti al traffico stradale, che costituisce la sorgente predominante di rumore ambientale; di questi, 32 milioni sono esposti a Lden superiori a 65 dB.  Il traffico ferroviario è la seconda sorgente per importanza, con 19 milioni di persone esposte a Lden superiori a 55 dB, seguono il traffico aeroportuale con 4,1 milioni di persone ed infine le sorgenti industriali degli agglomerati con 1 milione circa di persone. Nella recente "Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva sul rumore ambientale ai sensi dell'articolo 11 della direttiva 2002/49/CE" (2017) viene confermata la gravità del problema: sulla base dei dati disponibili viene desunto che 14,1 milioni di adulti siano fortemente disturbati dal rumore ambientale, 5,9 milioni soffrano di gravi disturbi del sonno e che ogni anno 69000 ricoveri e 15900 casi di mortalità precoce siano causati dal rumore ambientale. Tenendo conto che i dati succitati si limitano agli agglomerati ed alle infrastrutture di trasporto principali, che ricadono nell'ambito di applicazione della direttiva, si può facilmente dedurre che l'esposizione totale ed i conseguenti impatti sulla salute sono in realtà ancora maggiori.

Tra gli effetti economici dell’inquinamento acustico si possono annoverare il deprezzamento del valore degli immobili e le perdite di produttività dovute all’incidenza di tale fattore sulla salute. I costi sociali si riferiscono ai decessi prematuri o alla morbilità (scarsa concentrazione, fatica, problemi di udito). I costi sociali dovuti all’inquinamento acustico provocato dal traffico su strada e ferrovia, all’interno dell’Unione europea, sono stati stimati a 40 miliardi di euro all’anno, ovvero circa lo 0,4% del PIL totale dell’UE, comprese le spese sanitarie.

Anche nel nostro Paese, seppur con un certo ritardo, si sta dando attuazione a quanto previsto dal DLgs 194/05 di recepimento della direttiva europea sul rumore ambientale: la Direttiva 2002/49/CE (END), il cui obiettivo primario è quello di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi derivanti dall’esposizione della popolazione al rumore ambientale, ha introdotto l'obbligo di procedere alla determinazione dell’esposizione stessa, per mezzo di una mappatura acustica realizzata sulla base di metodi comuni, di fornire adeguata informarmazione al pubblico relativamente al rumore e ai suoi effetti, nonché di adottare ed attuare piani d’azione per la gestione dei problemi di inquinamento acustico.

Va sottolineato che, già prima dell’emanazione della direttiva europea, la normativa nazionale e quella regionale prevedevano l’attuazione di una complessa e articolata serie di azioni, in capo a soggetti diversi, volte alla riduzione e alla prevenzione dell’inquinamento acustico: classificazione acustica del territorio e piani di risanamento comunali, piani di risanamento delle aziende, nonché piani di contenimento e abbattimento del rumore per le infrastrutture di trasporto, valutazioni previsionali di impatto acustico e di clima acustico. È auspicabile che la sinergia derivante dall’integrazione e dall’armonizzazione del complesso quadro normativo vigente a scala nazionale, nonché dalla sua piena attuazione possa determinare le condizioni per acquisire una maggiore conoscenza relativamente all’esposizione al rumore e ai suoi effetti sulla popolazione e, soprattutto, le condizioni per migliorare lo stato acustico attuale, attraverso le opere di risanamento e un’efficace attività di prevenzione.


Peraltro il Settimo programma d’azione dell’Unione europea, adottato già alla fine del 2013, contiene l’ambizioso obiettivo di una significativa riduzione dell’esposizione al rumore entro il 2020, con un progressivo avvicinamento ai livelli raccomandati dall’OMS attraverso l’implementazione di una politica aggiornata di lotta al rumore che tenga conto delle conoscenze scientifiche più recenti e l’attuazione di misure di riduzione del rumore alla sorgente, includendo anche l’evoluzione e il miglioramento dei principi alla base della pianificazione urbanistica.

Bibliografia

  • APAT (2007), “Linee guida relative ai criteri per la classificazione acustica dei territori comunali”
  • CE Delft, Traffic Noise Reduction in Europe, 2007
  • Commissione europea, “Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull’applicazione della direttiva sul rumore ambientale ai sensi dell’articolo 11 della direttiva 2002/49/CE”, COM(2011) 321 definitivo
  • Commissione europea, 7° PAA – "Programma generale di azione dell’Unione in materia di ambiente fino al 2020", Decisione n. 1386/2013/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 20 novembre 2013
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Autori

  • Anna CALLEGARI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI PIACENZA)
  • Maurizio POLI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI REGGIO EMILIA)
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