Emilia-Romagna
Rumore
Quadro generale


L’inquinamento acustico interessa un numero elevato di cittadini e, in effetti, esso è percepito dall’opinione pubblica come uno dei maggiori problemi ambientali, anche perché può interferire con attività fondamentali come il sonno, il riposo, lo studio e la comunicazione. Disponiamo, ormai, di sempre maggiori informazioni sulle conseguenze che esso ha per la salute: l’esposizione a rumore può provocare fastidio (annoyance) e disturbi del sonno, incidere sulle funzioni cognitive degli alunni, provocare reazioni di stress psicologico e problemi cardiovascolari in soggetti che vi sono sistematicamente esposti; lo stress può, infatti, stimolare la produzione di determinati ormoni, che a loro volta possono provocare una serie di effetti intermedi, incluso un aumento della pressione sanguigna. In caso di esposizione prolungata tali effetti possono, a loro volta, aumentare il rischio di malattie cardiovascolari e di problemi psichiatrici.  

Una pubblicazione del 2011 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Centro Comune di Ricerca della Commissione europea indica che il rumore dovuto al traffico è responsabile annualmente della perdita di oltre un milione di anni di “vita in buona salute” negli Stati membri dell’Unione europea e in altri Paesi dell’Europa occidentale e per l’OMS il rumore ambientale costituisce la seconda causa ambientale di effetti avversi sulla salute dopo l’inquinamento atmosferico.


Dal rapporto “Managing exposure to noise in Europe” (2017) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) risulta che, sulla base dei dati delle mappe di rumore relative al 2012 prodotte ai sensi della direttiva europea sul rumore ambientale (END),  nei 33 Paesi membri dell'EEA circa 100 milioni di persone sono esposte a livelli superiori a 55 dB (Lden) dovuti al traffico stradale, che costituisce la sorgente predominante di rumore ambientale; di questi, 32 milioni sono esposti a Lden superiori a 65 dB.  Il traffico ferroviario è la seconda sorgente per importanza, con 19 milioni di persone esposte a Lden superiori a 55 dB, seguono il traffico aeroportuale con 4,1 milioni di persone ed infine le sorgenti industriali degli agglomerati con 1 milione circa di persone. Nella recente "Relazione della Commissione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'attuazione della direttiva sul rumore ambientale ai sensi dell'articolo 11 della direttiva 2002/49/CE" (2017) viene confermata la gravità del problema: sulla base dei dati disponibili viene desunto che 14,1 milioni di adulti siano fortemente disturbati dal rumore ambientale, 5,9 milioni soffrano di gravi disturbi del sonno e che ogni anno 69000 ricoveri e 15900 casi di mortalità precoce siano causati dal rumore ambientale. Tenendo conto che i dati succitati si limitano agli agglomerati ed alle infrastrutture di trasporto principali, che ricadono nell'ambito di applicazione della direttiva, si può facilmente dedurre che l'esposizione totale ed i conseguenti impatti sulla salute sono in realtà ancora maggiori.

Tra gli effetti economici dell’inquinamento acustico si possono annoverare il deprezzamento del valore degli immobili e le perdite di produttività dovute all’incidenza di tale fattore sulla salute. I costi sociali si riferiscono ai decessi prematuri o alla morbilità (scarsa concentrazione, fatica, problemi di udito). I costi sociali dovuti all’inquinamento acustico provocato dal traffico su strada e ferrovia, all’interno dell’Unione europea, sono stati stimati a 40 miliardi di euro all’anno, ovvero circa lo 0,4% del PIL totale dell’UE, comprese le spese sanitarie.

Anche nel nostro Paese, seppur con un certo ritardo, si sta dando attuazione a quanto previsto dal DLgs 194/05 di recepimento della direttiva europea sul rumore ambientale: la Direttiva 2002/49/CE (END), il cui obiettivo primario è quello di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi derivanti dall’esposizione della popolazione al rumore ambientale, ha introdotto l'obbligo di procedere alla determinazione dell’esposizione stessa, per mezzo di una mappatura acustica realizzata sulla base di metodi comuni, di fornire adeguata informarmazione al pubblico relativamente al rumore e ai suoi effetti, nonché di adottare ed attuare piani d’azione per la gestione dei problemi di inquinamento acustico.

Va sottolineato che, già prima dell’emanazione della direttiva europea, la normativa nazionale e quella regionale prevedevano l’attuazione di una complessa e articolata serie di azioni, in capo a soggetti diversi, volte alla riduzione e alla prevenzione dell’inquinamento acustico: classificazione acustica del territorio e piani di risanamento comunali, piani di risanamento delle aziende, nonché piani di contenimento e abbattimento del rumore per le infrastrutture di trasporto, valutazioni previsionali di impatto acustico e di clima acustico. È auspicabile che la sinergia derivante dall’integrazione e dall’armonizzazione del complesso quadro normativo vigente a scala nazionale, nonché dalla sua piena attuazione possa determinare le condizioni per acquisire una maggiore conoscenza relativamente all’esposizione al rumore e ai suoi effetti sulla popolazione e, soprattutto, le condizioni per migliorare lo stato acustico attuale, attraverso le opere di risanamento e un’efficace attività di prevenzione.


Peraltro il Settimo programma d’azione dell’Unione europea, adottato già alla fine del 2013, contiene l’ambizioso obiettivo di una significativa riduzione dell’esposizione al rumore entro il 2020, con un progressivo avvicinamento ai livelli raccomandati dall’OMS attraverso l’implementazione di una politica aggiornata di lotta al rumore che tenga conto delle conoscenze scientifiche più recenti e l’attuazione di misure di riduzione del rumore alla sorgente, includendo anche l’evoluzione e il miglioramento dei principi alla base della pianificazione urbanistica.

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