Emilia-Romagna
Rumore
Quadro generale


L’inquinamento acustico interessa un numero elevato di cittadini e, in effetti, esso è percepito dall’opinione pubblica come uno dei maggiori problemi ambientali, anche perché può interferire con attività fondamentali come il sonno, il riposo, lo studio e la comunicazione.
I risultati dell'indagine Eurobarometro 2015, condotta sulla percezione della qualità della vita intervistando più di 40.000 persone in 83 città europee (6 italiane), evidenziano che in 17 città (3 in Italia) la maggioranza degli intervistati è del tutto insoddisfatta relativamente al livello di rumore urbano, con un livello di insoddisfazione generalmente maggiore nelle grandi città. 
L'esposizione cronica al rumore ha impatti significativi sulla salute fisica e mentale e sul benessere e rappresenta pertanto un serio problema in tutto il territorio europeo: già il 7° Programma d'Azione per l'Ambiente, adottato nel 2013 aveva posto fra gli obiettivi chiave la riduzione del rumore ambientale. Il rumore ha molteplici effetti sulla salute:  può determinare fastidio (annoyance) e disturbi del sonno, incidere sulle funzioni cognitive degli alunni, provocare problemi a livello cardiovascolare e metabolico: le recenti Linee Guida per il rumore ambientale dell'OMS ("Environmental Noise Guidelines for the European Region", 2018)  sono state messe a punto a partire da una revisione sistematica degli studi scientifici disponibili ed hanno l'obiettivo di sensibilizzare i decisori politici sugli effetti sanitari del rumore e di informare e coinvolgere i cittadini riguardo al problema. Nel documento vengono raccomandati livelli di pressione sonora da non superare al fine di prevenire gli effetti nocivi dell'esposizione al rumore prodotto da diverse sorgenti: traffico stradale, ferroviario, aereo, turbine eoliche e attività del tempo libero (manifestazioni, feste all'aperto, concerti, eventi sportivi, ascolto di musica con auricolari o cuffie). 
Secondo il rapporto “Environmental Noise in Europe - 2020” (2019) dell’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA), elaborato sulla base dei dati delle mappe di rumore relative al 2017 prodotte ai sensi della direttiva europea sul rumore ambientale, Direttiva 2002/49/CE (END), nei 33 Paesi membri dell'EEA circa 113 milioni di persone sono esposte a livelli pari o superiori a 55 dB (Lden) dovuti al traffico stradale, che costituisce la sorgente predominante di rumore ambientale.  Il traffico ferroviario è la seconda sorgente per importanza, con 22 milioni di persone esposte a Lden superiori a 55 dB, seguono il traffico aeroportuale, con 4 milioni di persone, ed infine le sorgenti industriali degli agglomerati, con 1 milione circa di persone. Nel rapporto viene evidenziata una sostanziale stabilità dei dati di esposizione della popolazione al rumore rispetto al precedente ciclo di mappatura acustica (2012); tuttavia, le previsioni di crescita degli agglomerati urbani e di aumento della domanda di mobilità inducono a ritenere che in futuro ci sarà un'ulteriore aumento del numero di persone esposte ad elevati livelli di rumore. A partire dai dati di esposizione e sulla base delle Linee Guida dell'OMS (2018), nel rapporto vengono, inoltre, valutati gli impatti sulla salute pubblica: si stima che l'esposizione a lungo termine al rumore ambientale causi ogni anno, nel territorio europeo, 12.000 morti premature e contribuisca a 48.000 nuovi casi di cardiopatia ischemica; che 22 milioni di persone siano fortemente disturbate ("highly annoyed") dal rumore,  6,5 milioni di persone soffrano di gravi disturbi del sonno e 12.500 scolari sperimentino deficit di apprendimento a causa del rumore aeroportuale. Tenendo conto che i dati succitati si limitano agli agglomerati ed alle infrastrutture di trasporto principali, che ricadono nell'ambito di applicazione della END, si può facilmente dedurre che l'esposizione totale ed i conseguenti impatti sulla salute sono con buona probabilità ancora maggiori.

Anche nel nostro Paese, seppur con un certo ritardo, si sta dando attuazione a quanto previsto dal DLgs 194/05 di recepimento della direttiva europea sul rumore ambientale, il cui obiettivo primario è quello di evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi derivanti dall’esposizione della popolazione al rumore ambientale, ha introdotto l'obbligo di procedere alla determinazione dell’esposizione stessa, per mezzo di una mappatura acustica realizzata sulla base di metodi comuni, di fornire adeguata informazione al pubblico relativamente al rumore e ai suoi effetti, nonché di adottare ed attuare piani d’azione per la gestione dei problemi di inquinamento acustico.
Va sottolineato che, già prima dell’emanazione della direttiva europea, la normativa nazionale e quella regionale prevedevano l’attuazione di una complessa e articolata serie di azioni, in capo a soggetti diversi, volte alla riduzione e alla prevenzione dell’inquinamento acustico: classificazione acustica del territorio e piani di risanamento comunali, piani di risanamento delle aziende, nonché piani di contenimento e abbattimento del rumore per le infrastrutture di trasporto, valutazioni previsionali di impatto acustico e di clima acustico. È auspicabile che la sinergia derivante dall’integrazione e dall’armonizzazione del complesso quadro normativo vigente a scala nazionale, nonché dalla sua piena attuazione, possa determinare le condizioni per acquisire una maggiore conoscenza relativamente all’esposizione al rumore e ai suoi effetti sulla popolazione e, soprattutto, per migliorare lo stato acustico attuale, attraverso le opere di risanamento e un’efficace attività di prevenzione.



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