Emilia-Romagna
Acque di transizione DATI 2014

Acque di transizione

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L’analisi ambientale effettuata mostra una discreta disomogeneità negli ambienti di transizione considerati da un punto di vista sia idraulico, sia geomorfologico. Ogni bacino analizzato possiede delle sue peculiarità nella conformazione e nei relativi usi antropici.

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L’eccessiva presenza di sostanze nutritive, quali azoto e fosforo, nelle acque di transizione, a seguito del dilavamento dei terreni determinato dalle precipitazioni atmosferiche, favorisce l’insorgenza di fenomeni eutrofici. In particolare, se per le forme fosfatiche non si rilevano trend significativi, in lieve diminuzione sono invece le concentrazioni registrate dalle forme azotate.

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Gli eventi anossici/ipossici, entro limiti tollerabili per la fauna e la flora residenti, sono condizioni definibili come “fisiologiche” per le acque di transizione. Si sono verificati eventi ipossici prevalentemente nella Sacca di Goro, a Valle Cantone, a Valle Nuova e nella Piallassa Baiona e un evento anossico in autunno nella Piallassa Baiona.

 

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Alcuni corpi idrici sviluppano intensi fenomeni eutrofici nel periodo estivo-autunnale con elevate concentrazioni di clorofilla “a”.

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Lo stato ecologico evidenzia che le maggiori criticità sono presenti nella Sacca di Goro e nelle Valli di Comacchio. Nelle Valli di Comacchio l’interramento di canali sublagunari, la scarsa circolazione delle acque, la riduzione degli scambi con il mare e l’immissioni di ingenti carichi di nutrienti, in pochi decenni, hanno portato a radicali cambiamenti nei popolamenti floristici di tale ambiente.

Sintesi

Le acque di transizione rappresentano, oggi, aree marginali di un ecosistema un tempo diffuso in vasti territori costieri del nostro Paese e in tanti altri Stati rivieraschi, che si affacciano sul Mediterraneo.
Anche la nostra regione mostra condizioni analoghe, visto che dall'inizio dell'ottocento circa il 70% dei territori lagunari sono stati bonificati. Le principali problematiche delle acque di transizione dell'Emilia-Romagna si possono brevemente sintetizzare come segue:
- eccessivi apporti di sostanze nutritive (carichi di azoto e fosforo);
- forte subsidenza di origine antropica che determina, principalmente, la perdita di porzioni di territorio;
- regressione costiera generata da fenomeni erosivi;
- scarsa manutenzione idraulica con conseguenti problemi di ridotta circolazione delle acque;
- progressivo aumento dell’ingressione salina in falda e nella rete idrica superficiale.
Negli ambienti di transizione stazionano molte delle specie presenti negli elenchi delle specie minacciate.
Gli stessi uccelli migratori trovano in questi habitat protezione e nutrimento. Un altro aspetto che va tenuto in considerazione è costituito dal potere di filtro che questi ecosistemi hanno nei confronti delle acque fluviali e drenanti del territorio. È ampiamente documentata la loro capacità di trattenere quote importanti di nutrienti (N e P) e di abbattere i carichi batterici, che altrimenti si riverserebbero direttamente in mare.
Ragioni dettate dalle vigenti direttive comunitarie e nazionali raccomandano e impongono la loro tutela.
In questo assumono una straordinaria importanza il ruolo della Regione e degli Enti locali territorialmente coinvolti e quello dell’Arpae Emilia-Romagna e dell’Ente Parco del Delta Po. È auspicabile che, in questo intreccio di interessi e ruoli, vi sia una applicazione concreta dei principi previsti nelle linee guida della Gestione Integrata delle Zone Costiere approvata dalla Regione Emilia-Romagna con Delibera n. 643 del 20/01/05.
La classificazione dei corpi idrici di transizione è effettuata al termine di un ciclo di monitoraggio operativo della durata di 3 anni.
Nel triennio 2010-2012 lo stato ecologico degli ambienti di transizione è risultato "Cattivo" per la Sacca di Goro e per le Valli di Comacchio e "Scarso" per Valle Cantone, Valle Nuova, Lago delle Nazioni e Piallassa Baiona.
Lo stato chimico, invece, è risultato "Buono" per le Valli di Comacchio e "Non buono" per tutti gli altri corpi idrici (Sacca di Goro, Valle Cantone, Valle Nuova, Lago delle Nazioni e Piallassa Baiona).
Nel 2013 si è effettuata una valutazione dello stato ecologico dei corpi idrici di transizione che è risultato "Cattivo" per la Sacca di Goro, Valle Nuova, Lago delle Nazioni e Valli di Comacchio e "Scarso" per Valle Cantone e Piallassa Baiona.
La valutazione dello stato chimico, invece, risulta come "Buono" per Lago delle Nazioni e Valli di Comacchio e "Non buono" per tutti gli altri corpi idrici (Sacca di Goro, Valle Cantone, Valle Nuova e Piallassa Baiona).
Il prossimo ciclo di monitoraggio operativo, sulla base del quale verrà effettuata la prossima classificazione, riguarderà il triennio 2014-2016.
L'esigenza di slittare di 1 anno il 2° ciclo di monitoraggio è nata per allineare i tempi di monitoraggio e di classificazione delle regioni ricomprese nel Distretto Padano e Distretto Appennino Settentrionale, questo ai fini dei Progetti di Piani di Gestione dei Distretti.
Come per il 2013, anche per il 2014 è stata eseguita una valutazione dello stato ecologico dei corpi idrici di transizione; ha raggiunto lo stato "Buono" Valle Nuova, ha conseguito lo stato "Sufficiente" Valle Cantone, mentre hanno conseguito lo stato "Scarso" la Sacca di Goro, Lago delle Nazioni, le Valli di Comacchio e la Piallassa Baiona. La valutazione dello stato ecologico relativa al 2014 è da considerarsi non esaustiva e potrebbe risultare molto più positiva di quella che verrà fatta per l'anno successivo, quando saranno considerati anche i risultati delle analisi quali-quantitative degli Elementi di Qualità Biologica (EQB) macroalghe e macrobenthos. Gli EQB macroalghe e macrobenthos hanno frequenza triennale e sono eseguiti una volta nell'ambito di un triennio di monitoraggio. Nel triennio di monitoraggio operativo 2010-2012, si è visto che questi ultimi Elementi di qualità, assieme al fitoplancton, condizionano fortemente la valutazione dello stato ecologico dei corpi idrici.
La valutazione dello stato chimico, invece, risulta come "Buono" per Sacca di Goro, Valle Nuova, Lago delle Nazioni e Valli di Comacchio e "Non buono" per Valle Cantone, Piallassa Baiona.

 

 

Quadro Generale

La regione Emilia-Romagna possiede una vasta area coperta da zone umide, che sono caratterizzate da una elevata variabilità ambientale e biologica e sono sia di origine naturale, che artificiale (lagune vive, laghi salmastri, meandri e foci fluviali, casse di espansione, invasi di ritenuta, cave di inerti dismessi, canali e saline).
Per valorizzare e tutelare quest'area la Regione Emilia-Romagna ha istituito il Parco Regionale del Delta del Po dell'estensione complessiva di circa 58.000 ettari. Le zone umide del Parco Regionale rappresentano il settore meridionale del grande sistema di zone umide che caratterizza l’Adriatico settentrionale, dal Friuli fino a Cervia, e costituisce un unico complesso ecologico, come dimostrato dalla presenza di endemismi comuni, dall'esistenza di associazioni vegetali che caratterizzano l’intero sistema e dagli ampi spostamenti delle popolazioni di uccelli. Le zone umide comprese tra la Sacca di Goro e le Valli di Comacchio devono la loro origine all’ampio sistema deltizio del fiume Po. L’equilibrio idrogeologico dell’area è fortemente influenzato dalle attività svolte dall’uomo (per esempio dall’attività agricola e di pesca) e, a oggi, tutte le zone umide della regione sono soggette a regimi idrici artificiali, finalizzati a diversi scopi.
L’agricoltura è oggi la principale attività produttiva praticata nelle aree circostanti le acque di transizione; a seguire: l’acquacoltura, la pesca, le attività industriali e il turismo.
L'agricoltura condiziona fortemente lo stato di conservazione di tali ambienti, influenzando negativamente sia la qualità (eutrofizzazione da fertilizzanti e reflui zootecnici, inquinamento da pesticidi), sia la quantità delle acque (utilizzo a scopo irriguo).
L'acquacoltura ha un elevato impatto sulla qualità delle acque per l'immissione in acqua di mangimi e medicinali (antibiotici) e, per quanto riguarda la biodiversità, impatta a causa dell’introduzione di specie alloctone allevate o contenute nei mangimi; la molluschicoltura, oltre a necessitare di ambienti con opportuni ricambi idrici per evitare fenomeni di anossia dei fondali, deve essere condotta con pratiche adeguate al fine di non alterare lo stato ambientale.
Le attività industriali sono prevalentemente presenti nell’area ravennate, numericamente limitate ma di elevato impatto soprattutto presso il porto industriale e polo chimico di Ravenna.
Il turismo ha creato nel passato profonde modificazioni territoriali, con la distruzione pressoché totale dei principali sistemi dunosi costieri. Attualmente si stanno sviluppando attività turistiche di carattere naturalistico, didattico-educative.

La rete di monitoraggio delle acque di transizione
La nuova rete di monitoraggio per le acque di transizione della regione Emilia-Romagna è stata istituita in risposta a quanto prevede il DLgs 152/06.
La fascia costiera della regione Emilia-Romagna è dichiarata area sensibile, in quanto soggetta a processi di eutrofizzazione. Per tale motivo i corpi idrici individuati sono corpi idrici a rischio, ai quali viene applicato il monitoraggio operativo come previsto dal DM 260/10.
Nello schema seguente si riporta un’anagrafica sintetica dei punti di campionamento di questa rete di monitoraggio.
Essendo il Delta del Po un corpo idrico interregionale, il suo monitoraggio è stato attribuito alla Regione Veneto che ha già la competenza territoriale per gli altri rami del fiume Po.

Nome Corpo Idrico

Codice Stazione

Acronimo

Località

Profondità media (cm)

Delta del Po di Goro

99050000

DPG1

Delta del Po di Goro

 

Sacca di Goro

99100100

SGOR1

Foce Volano

150

Sacca di Goro

99100201

SGOR2bis

Gorino

150

Sacca di Goro

99100300

SGOR3

Porto Gorino

150

Sacca di Goro

99100401

SGOR4bis

Bocca a mare

150

Valle Cantone

99200100

VCAN1

Valle Cantone

80

Valle Nuova

99300101

VNUO1bis

Valle Nuova

80

Lago delle Nazioni

99400100

LNAZ1

Lago delle Nazioni

400

Valli di Comacchio

99500200

VCOM2

Casoni Serilla-Donna Bona

100

Valli di Comacchio

99500300

VCOM3

Sifone Est

100

Valli di Comacchio

99500400

VCOM4

Dosso Pugnalino

100

Valli di Comacchio

99500500

VCOM5

Valle Campo

100

Piallassa Baiona

99600100

PBAI1

Chiaro della Risega

100

Piallassa Baiona

99600300

PBAI3

Chiaro Magni

100

Piallassa Baiona

99600500

PBAI5

Chiaro della Vena del Largo

100

Piallassa Piombone

99700100

PPIO1

Via del Marchesato

100

 In dettaglio i corpi idrici di transizione e la rete di monitoraggio nei seguenti box:
- BOX 1 Implementazione della Direttiva 2000/60/CE delle acque di transizione
- BOX 2 I corpi idrici di transizione

Bibliografia

  • 1. AAVV (1994), "Analisi dello stato ambientale e sanitario nelle valli ravennati – La Pialassa Baiona. Azienda U.S.L. Ravenna
  • 2. AAVV (1999), "Carta della vegetazione Parco Regionale del Delta del Po - Stazione Pineta di San Vitale e Piallasse di Ravenna". Servizio Cartografico e Geologico RER. Ed. S.E.L.C.A. Firenze
  • 3. Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (2000), "Elementi di identificazione delle acque di transizione"
  • 4. Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi Tecnici (APAT) (giugno 2005), "Zone umide in Italia-Elementi di conoscenza"
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Autori

  • Patricia SANTINI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Carla Rita FERRARI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Claudio SILVESTRI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Erika MANFREDINI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI FERRARA)
  • Annalisa FERIOLI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI FERRARA)
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INDICATORI
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