Emilia-Romagna
Acque di transizione Concentrazione di fosforo
Commento

Osservando i grafici di figura 1, si notano concentrazioni di P-tot generalmente inferiori a 150 μg/l ad eccezione della Pialassa Baiona dove si registrano valori di 172 µg/l nella stazione Chiaro Magni nel mese di giugno.
Il DM 260/10 riporta i limiti di classe degli elementi fisico-chimici a sostegno degli elementi di qualità biologica per la classificazione dello stato ecologico dei corpi idrici di transizione. Nella tabella 1 si riporta la valutazione del valore medio/anno del P-PO4 rispetto al valore medio/anno di salinità per ciascun punto di campionamento appartenente alla rete di monitoraggio delle acque di transizione. I valori medi che superano i limiti di classe di cui al DM 260/10 sono riportati in rosso. Per il  P-PO4 il limite di classe, definito in funzione della salinità >30 psu, è 15 µg/l.
Nei corpi idrici di transizione i valori medi di P-PO4 superano il limite di classe (salinità >30 psu; 15 µg/l) riportato nel DM 260/10 solamente in Pialassa Baiona, con un valore medio di P-PO4 di 30,5 µg/l. E' comunque in relazione alla particolare concentrazione salina, che la stazione Chiaro della Vena del Lago della Pialassa Baiona risulta avere un giudizio "sufficiente" che in ultimo pregiudica la valutazione dell'intero corpo idrico.
Ne consegue che, per il periodo considerato, lo stato di qualità è stato valutato come “buono” per la Valle Cantone, Valle Nuova, Lago delle Nazioni, Valli di Comacchio e Sacca di Goro mentre è “sufficiente” per la Piallassa Baiona (figura 2).

 

NOME DELL'INDICATORE

Concentrazione di fosforo

DPSIR

S

UNITÀ DI MISURA

Microgrammi/litro

FONTE

Arpae Emilia-Romagna

COPERTURA SPAZIALE DATI

Regione

COPERTURA TEMPORALE DATI

2017

LIVELLO DI DETTAGLIO GEOGRAFICO

Corpo idrico

AGGIORNAMENTO DATI

Trimestrale

RIFERIMENTI NORMATIVI

DLgs 152/06, DM 56/09, DM 260/10

AREE TEMATICHE INTERESSATE

METODI DI ELABORAZIONE DATI

Andamenti temporali, valore medio/anno del P-POe valore medio/anno della salinità

Altri metadati
Descrizione

Il fosforo è veicolato alle acque di transizione principalmente dai fiumi. Le sorgenti principali sono individuate nei comparti civile e industriale. Inoltre, per quanto riguarda il settore agricolo, il fosforo in eccesso rispetto alle quote di fertilizzante assimilate dalle piante, in determinate condizioni ambientali, può essere dilavato dai terreni agricoli e raggiungere i corsi d'acqua.
Il fosforo è un microelemento nutritivo disciolto nell’acqua, le cui principali componenti sono rappresentate dal fosforo-ortofosfato (P-PO4) e dal fosforo totale (P-tot). Il fosforo-ortofosfato è la forma fosfatica più facilmente assimilabile da parte della componente floristica, in particolare dal fitoplancton. In presenza di intense fioriture algali, quando l’ortofosfato disponibile nella colonna d’acqua viene rapidamente consumato, è sicuramente ipotizzabile l’innesco di meccanismi di riciclo di questo nutriente (rapida mineralizzazione e successivo riutilizzo da parte della biomassa algale). Le concentrazioni di fosforo totale sono, invece, strettamente collegate alla presenza di particellato organico in sospensione nella colonna d’acqua, di origine sia detritica, e quindi direttamente correlato agli apporti fluviali, sia fitoplanctonica. Alla fine del suo ciclo, tale elemento può essere immobilizzato nei sedimenti attraverso la formazione di complessi insolubili (in particolare con il calcio e con il ferro ossidato). In caso di situazioni di anossia a livello dell’interfaccia acqua-sedimento, il fosforo può essere rilasciato e tornare in soluzione come ortofosfato biodisponibile.
Il DM 260/10 include il fosforo reattivo (P-PO4) tra gli elementi di qualità fisico-chimica rilevati nella colonna d’acqua e stabilisce un limite di 15 µg/l per i corpi idrici con salinità >30 psu.

Scopo

Lo sviluppo dei fenomeni eutrofici è dipendente dagli apporti di nutrienti veicolati dai bacini adiacenti attraverso i fiumi; conoscerne, quindi, le concentrazioni permette di valutare e monitorare il fenomeno eutrofico.
Al fine di ridurre i fenomeni eutrofici, e quindi di migliorare lo stato qualitativo delle acque di transizione, è necessario rimuovere e controllare i carichi di nutrienti generati e liberati dai bacini, in modo da abbassare sostanzialmente le loro concentrazioni (fosforo e azoto). In generale, nelle acque di transizione emiliano-romagnole il fosforo è il fattore limitante della crescita algale, pertanto rimane l’elemento su cui maggiormente devono essere concentrati gli sforzi per contrastare il processo di eutrofizzazione nelle acque di transizione.
Nel caso di riserve ambientali di fosforo particolarmente importanti (ad esempio nei sedimenti), possono acquistare occasionalmente rilievo anche condizioni di azoto-limitazione.