Emilia-Romagna
Acque di transizione DATI 2020

Acque di transizione

faccina seria

L’analisi ambientale effettuata mostra una discreta disomogeneità negli ambienti di transizione, sia da un punto di vista idraulico, che geomorfologico. Ogni bacino analizzato possiede delle sue peculiarità nella conformazione e nei relativi usi antropici.

faccina delusa

L’eccessiva presenza di sostanze nutritive, in particolare azoto, a seguito del dilavamento dei terreni determinato dalle precipitazioni atmosferiche, favorisce l’insorgenza di fenomeni eutrofici. Il giudizio di qualità per il fosforo ortofosfato è "buono" per tutti i corpi idrici di transizione, ad eccezione della Pialassa Baiona, per la quale tale giudizio è “sufficiente”. Per l'azoto inorganico disciolto (DIN), il giudizio di qualità è "buono" per Valle Cantone, Valle Nuova, Lago delle Nazioni e Valli di Comacchio, mentre è "sufficiente" per la Sacca di Goro e Pialassa Baiona.

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Gli eventi anossici/ipossici, entro limiti tollerabili per la fauna e la flora residenti, sono condizioni definibili come “fisiologiche” per le acque di transizione. Durante il 2020, nella maggior parte dei corpi idrici, si rilevano, infatti, episodi di ipossia o anossia. Non si evidenziano eventi di anossia frequente o persistente ed in particolare in Sacca di Goro non si sono mai verificati fenomeni di anossia e ipossia, neppure episodici. Tutti i corpi delle acque di transizione, nel 2020, raggiungono lo stato "buono" per eventi anossici/ipossici.

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Alcuni corpi idrici sviluppano intensi fenomeni eutrofici nel periodo estivo, con elevate concentrazioni di clorofilla “a”.
Nel 2020, l'indice di qualità MPI su corpo idrico, per la valutazione dello stato ecologico, che comprende tale parametro e che considera anche la componente fitoplantonica, definisce "buono" Sacca di Goro, Valle Nuova, Valle Cantone e Pialassa Baiona, "scarso" Lago delle Nazioni e "cattivo" Valli di Comacchio. 

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Lo stato ecologico evidenzia criticità in tutti gli ambienti di transizione. L’interramento di canali sublagunari, la scarsa circolazione delle acque, la riduzione degli scambi con il mare e l'immissione di nutrienti, in pochi decenni, hanno portato a radicali cambiamenti nei popolamenti floristici e bentonici di tali ambienti. Ne consegue che, nella classificazione del sessennio 2014-2019, i corpi idrici Sacca di Goro, Valle Nuova e Pialassa Baiona hanno conseguito, per lo stato ecologico, un giudizio "scarso", mentre i corpi idrici Valle Cantone, Lago delle Nazioni e Valli di Comacchio hanno un giudizio "cattivo".

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Per quanto riguarda lo stato chimico, si osserva che, a seguito della valutazione attinente la nuova normativa ambientale, che ha introdotto l'analisi di nuove matrici, come il biota, e limiti più restrittivi per alcuni inquinanti, nel sessennio 2014-2019, tutti i corpi idrici di transizione non hanno conseguito lo stato chimico "buono". 

Sintesi

Le acque di transizione rappresentano oggi aree marginali di un ecosistema un tempo diffuso in vasti territori costieri del nostro Paese e in tanti altri Stati rivieraschi, che si affacciano sul Mediterraneo.
Anche l'Emilia Romagna presenta aree con tali condizioni particolari poichè, dall'inizio dell'ottocento, circa il 70% dei territori lagunari è stato bonificato.
Le principali problematiche delle acque di transizione dell'Emilia-Romagna si possono brevemente sintetizzare come segue:
- eccessivi apporti di sostanze nutritive (in particolare l'azoto);
- forte subsidenza di origine antropica, che determina, principalmente, la perdita di porzioni di territorio;
- regressione costiera generata da fenomeni erosivi;
- scarsa manutenzione idraulica, con conseguenti problemi di ridotta circolazione delle acque;
- progressivo aumento dell’ingressione salina in falda e nella rete idrica superficiale.
Negli ambienti di transizione stazionano molte delle specie presenti negli elenchi delle specie minacciate. Gli stessi uccelli migratori trovano in questi habitat protezione e nutrimento. Un altro aspetto che va tenuto in considerazione è costituito dal potere di filtro che questi ecosistemi hanno nei confronti delle acque fluviali e drenanti del territorio. È ampiamente documentata la loro capacità di trattenere quote importanti di nutrienti (N e P) e di abbattere i carichi batterici, che altrimenti si riverserebbero direttamente in mare.
Ragioni dettate dalle vigenti direttive comunitarie e nazionali raccomandano e impongono la loro tutela.
In questo contesto assume una straordinaria importanza il ruolo della Regione e degli Enti locali territorialmente coinvolti e quello dell’Arpae Emilia-Romagna e dell’Ente Parco del Delta Po. Alla base di questo contesto di ruoli, vi è un’applicazione concreta dei principi previsti nelle linee guida della Gestione Integrata delle Zone Costiere, approvata dalla Regione Emilia-Romagna con Delibera n. 643 del 20/01/05.
Classificare lo stato ecologico e lo stato chimico dei corpi idrici di transizione, sulla base dei criteri tecnici definiti dal DLgs 172/15, permette di ottenere un quadro rappresentativo dello stato ambientale per le acque dei corpi idrici a livello di distretto idrografico, nazionale e comunitario. Lo stato di qualità ambientale "buono" corrisponde all'obiettivo di qualità da raggiungere ai sensi del DLgs 152/06. Per raggiungere tale stato, i corpi idrici devono risultare in stato "buono" sia sotto il profilo ecologico, che chimico.
La classificazione dello stato di qualità dei corpi idrici deve prendere in considerazione gli esiti del monitoraggio di un intero sessennio; tuttavia, l’attribuzione della classe di stato ecologico e di stato chimico avviene prevalentemente sulla base dei dati dell’ultimo triennio di monitoraggio. L’utilizzo dell’ultimo ciclo di monitoraggio per la classificazione è in relazione da un lato alle finalità delle diverse tipologie di monitoraggio (valutare nel tempo l’efficacia delle misure di tutela o le variazioni naturali o risultanti da una diffusa attività antropica) e dall’altro al fatto che l’adeguamento all’evoluzione normativa è un processo incrementale che ha maggiori probabilità di completarsi o realizzarsi nella seconda metà di un ciclo sessennale di attività.
Per quanto riguarda lo stato ecologico, si evidenziano criticità in tutti gli ambienti di transizione. In particolare, nel sessennio 2014-2019, Sacca di Goro, Valle Nuova e Pialassa Baiona conseguono uno stato ecologico "scarso", mentre i corpi idrici Valle Cantone, Lago delle Nazioni, Valli di Comacchio sono stati valutati come "cattivo". Gli elementi di qualità che incidono maggiormente sulla valutazione dello stato ecologico sono gli elementi di qualità biologica (EQB) macroalghe, macrobenthos e fitoplancton.
In relazione alle sostanze ricercate per lo stato chimico (tab. 1/A e 2/A del DLgs 172/15), osserviamo che, alla fine del sessennio 2014-2019, tutti i corpi idrici di transizione della regione Emilia-Romagna hanno uno stato "non buono" principalmente in conseguenza dell'evoluzione normativa, che ha visto l'introduzione di limiti nuovi o più restrittivi o di nuove matrici per la ricerca di inquinanti. Si sottolinea, peraltro, che l'introduzione di nuovi requisiti normativi non deve essere erroneamente percepita come un'indicazione di deterioramento dello stato chimico delle acque superficiali.
In relazione ai dati presentati in questa sezione relativa alle acque di transizione dell'Annuario regionale dei dati ambientali, si evidenzia che, nel 2020, a causa dell’emergenza sanitaria da Covid-19, alcuni campionamenti dei mesi di marzo, aprile e maggio non sono stati effettuati. Ove possibile i campionamenti sono stati recuperati nei mesi successivi, permettendo così il rispetto della numerosità campionaria pianificata, effettuando complessivamente 327 sui 383 previsti per l’anno 2020 (85%).

 

Quadro Generale

La regione Emilia-Romagna possiede una vasta area coperta da zone umide, che sono caratterizzate da una elevata variabilità ambientale e biologica e sono sia di origine naturale, che artificiale (lagune vive, laghi salmastri, meandri e foci fluviali, casse di espansione, invasi di ritenuta, cave di inerti dismessi, canali e saline).
Gli ambienti di transizione della regione Emilia-Romagna sono Siti di Importanza Comunitaria (SIC) designati ai sensi della Direttiva 92/43/CEE “Habitat” e successivamente diventati Zone Speciali di Conservazione (ZSC), sono Zone di Protezione Speciale (ZPS) per l’avifauna, previste dalla Direttiva 2009/147/CE “Uccelli” che ha sostituito la storica Direttiva 79/409/CEE e zone umide di interesse internazionale istituite dalla “Convenzione sulle Zone Umide di importanza internazionale” sottoscritta nel 1971 a Ramsar (Iran), facendo particolare riferimento agli habitat degli uccelli acquatici.
Inoltre, per valorizzare e tutelare quest'area la Regione Emilia-Romagna ha istituito il Parco Regionale del Delta del Po dell'estensione complessiva di circa 58.000 ettari. Le zone umide del Parco Regionale rappresentano il settore meridionale del grande sistema di zone umide che caratterizza l’Adriatico settentrionale, dal Friuli fino a Cervia, e costituisce un unico complesso ecologico, come dimostrato dalla presenza di endemismi comuni, dall'esistenza di associazioni vegetali che caratterizzano l’intero sistema e dagli ampi spostamenti delle popolazioni di uccelli. Le zone umide comprese tra la Sacca di Goro e le Valli di Comacchio devono la loro origine all’ampio sistema deltizio del fiume Po. L’equilibrio idrogeologico dell’area è fortemente influenzato dalle attività svolte dall’uomo (per esempio dall’attività agricola e di pesca) e, a oggi, tutte le zone umide della regione sono soggette a regimi idrici artificiali, finalizzati a diversi scopi.
L’agricoltura è oggi la principale attività produttiva praticata nelle aree circostanti le acque di transizione; a seguire troviamo l’acquacoltura, la pesca, le attività industriali e il turismo.
L'agricoltura condiziona fortemente lo stato di conservazione di tali ambienti, influenzando negativamente sia la qualità (eutrofizzazione da fertilizzanti e reflui zootecnici, inquinamento da pesticidi), sia la quantità delle acque (utilizzo a scopo irriguo).
L'acquacoltura ha un elevato impatto sulla qualità delle acque per l'immissione in acqua di mangimi e medicinali (antibiotici) e, per quanto riguarda la biodiversità, impatta a causa dell’introduzione di specie alloctone allevate o contenute nei mangimi; la molluschicoltura, oltre a necessitare di ambienti con opportuni ricambi idrici per evitare fenomeni di anossia dei fondali, deve essere condotta con pratiche adeguate al fine di non alterare lo stato ambientale.
Le attività industriali sono prevalentemente presenti nell’area ravennate, numericamente limitate, ma di elevato impatto soprattutto presso il porto industriale e polo chimico di Ravenna.
Il turismo ha creato nel passato profonde modificazioni territoriali, con la distruzione pressoché totale dei principali sistemi dunosi costieri. Attualmente si stanno sviluppando attività turistiche di carattere naturalistico, didattico-educative.

 In dettaglio la rete di monitoraggio e i corpi idrici di transizione nei seguenti box:

- BOX 1 Implementazione della Direttiva 2000/60/CE alle acque di transizione
- BOX 2 I corpi idrici di transizione

Bibliografia

  • 1. AA.VV. (2001). Metodologie analitiche di riferimento. Programma di monitoraggio per il controllo dell’ambiente marino-costiero (triennio 2001-2003). ICRAM, Min. dell’Ambiente e della Tutela del Territorio. 128 pp.
  • 2. AA.VV. (2003). La Pialassa della Baiona. Qualità dell’ambiente e attività di ricerca. Scienze Ambientali – Università di Bologna in Ravenna, Comune di Ravenna. Editrice La Mandragora, Imola. 267 pp.
  • 3. Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna (ARPA-ER) (2010). Chlorophyta multicellulari e fanerogame acquatiche – Ambienti di transizione italiani e litorali adiacenti.
  • 4. Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente dell’Emilia-Romagna (ARPA-ER) (2011). Ochrophyta (Phaeophyceae e Xanthophophyceae) – Ambienti di transizione italiani e litorali adiacenti.
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Autori

  • Elena RICCARDI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Silvia PIGOZZI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Cristina MAZZIOTTI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
  • Carla Rita FERRARI (ARPAE E.R. - STRUTTURA OCEANOGRAFICA DAPHNE)
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