Emilia-Romagna
Acque sotterranee DATI 2020

Acque sotterranee

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STATO QUANTITATIVO BUONO NEL 87,4% DEI CORPI IDRICI SOTTERRANEI E TREND IN MIGLIORAMENTO
La valutazione dello stato quantitativo dei 135 corpi idrici sotterranei, nel periodo 2014÷2019, evidenzia uno stato “buono” nel 87,4% dei corpi idrici, che corrisponde al 95,8% in termini di superficie totale dei corpi idrici stessi. Le principali criticità riguardano alcune conoidi alluvionali da Piacenza a Reggio Emilia. Rispetto al quadriennio 2010-2013, lo stato quantitativo risulta in miglioramento per l'8,1% del numero dei corpi idrici.

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PARZIALMENTE RECUPERATI GLI EFFETTI DELLA SICCITA' DEL 2017
La siccità del 2017 ha comportato una riduzione generalizzata dei livelli delle falde a scala regionale che nel corso del 2018 si sono parzialmente recuperati e poi mantenuti nel 2019 e 2020, anche se i livelli risultano significativamente migliori rispetto al periodo precedente il 2013.

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STATO CHIMICO BUONO NEL 78,5% DEI CORPI IDRICI SOTTERRANEI
La valutazione dello stato chimico dei 135 corpi idrici sotterranei, nel periodo 2014÷2019, evidenzia uno stato “buono” nel 78,5% dei corpi idrici, che corrisponde al 68,3% in termini di superficie totale dei corpi idrici stessi. I nitrati rappresentano la principale criticità responsabile dello scadimento della qualità, in particolare nelle conoidi alluvionali emiliane. Rispetto al quadriennio 2010-2013, lo stato chimico risulta in miglioramento per il 10,2% del numero dei corpi idrici.

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CONCENTRAZIONE DEI NITRATI ENTRO IL LIMITE NEL 90,2% DELLE STAZIONI DI MONITORAGGIO
Il 90,2 delle stazioni di monitoraggio presenta, nel 2020, concentrazioni di nitrati entro i limiti normativi. Superamenti dei limiti si osservano, invece, in diverse conoidi emiliane; nelle conoidi bolognesi e romagnole i superamenti riguardano generalmente le sole porzioni libere, mentre solo alcuni superamenti localizzati si riscontrano nelle porzioni confinate inferiori delle conoidi dell’Idice e Ronco-Montone. L’evoluzione temporale della concentrazione dei nitrati a scala regionale, nelle diverse tipologie di corpi idrici sotterranei, dal 2014 al 2020, evidenzia una leggera tendenza alla diminuzione dei nitrati nelle conoidi alluvionali e nei corpi idrici freatici di pianura.

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VALORI DI FONDO FONDAMENTALI PER L'INDIVIDUAZIONE DEGLI IMPATTI ANTROPICI 
Per una corretta individuazione degli impatti di origine antropica è fondamentale una corretta definizione dei valori di fondo delle sostanze chimiche di origine naturale di ogni corpo idrico sotterraneo. In Emilia-Romagna sono stati definiti valori di fondo naturale in diversi corpi idrici sotterranei profondi e confinati di pianura, dove si riscontrano concentrazioni anche molto elevate di sostanze di origine naturale, come ferro, manganese, arsenico e altre sostanze inorganiche, come ione ammonio, cloruri e boro.

Sintesi

Lo stato dei corpi idrici sotterranei viene definito buono solo quando lo stato quantitativo e lo stato chimico sono in stato buono. Lo stato quantitativo dipende dalle tendenze nel tempo dei livelli delle falde e dal bilancio tra ricarica e prelievi, mentre lo stato chimico è determinato dalla presenza di inquinanti di origine antropica.

Valutazione dei livelli delle falde
Il livello delle falde rappresenta la sommatoria degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini di prelievi di acque e ricarica naturale e/o artificiale delle falde medesime. La distribuzione areale dei livelli di falda rispetto al livello medio del mare (piezometria) evidenzia il caratteristico andamento con valori elevati nelle zone di margine appenninico, che si attenuano passando dalle conoidi libere (acquifero freatico), che rappresentano le zone di ricarica diretta delle acque sotterranee profonde, alle zone di pianura alluvionale, fino ad arrivare a quote negative nella zona costiera. Questo andamento generale, con gradienti piezometrici differenti, più elevati nelle zone delle conoidi emiliane rispetto a quelle romagnole, è interrotto dalla conoide Reno-Lavino, che è caratterizzata, storicamente, in prossimità del margine appenninico, da valori negativi di piezometria (al di sotto del livello del mare), formando una depressione piezometrica che si amplia arealmente con la profondità, fino a coinvolgere gli acquiferi confinati inferiori. Nella conoide Reno-Lavino si è registrato, nel periodo 2014-2016, un consistente miglioramento dei livelli di falda, determinato in gran parte dalla maggiore ricarica degli acquiferi per effetto del clima. La distribuzione della soggiacenza (profondità della falda dal piano campagna) evidenzia, a scala regionale, situazioni molto meno accentuate rispetto a quella del Reno anche in altre conoidi, come ad esempio nel Trebbia, Taro, Secchia, Panaro, Sillaro e in alcune conoidi romagnole, frutto dei prelievi per i diversi usi della risorsa. La consistente ricarica degli acquiferi nel periodo 2014-2016 ha permesso di attenuare gli effetti della siccità del 2017 nei corpi idrici sotterranei confinati, in particolare nelle conoidi confinate inferiori e nelle pianure alluvionali. Il massimo abbassamento delle falde a scala regionale si è osservato nel 2012 e nel 2017, mentre in primavera la massima profondità è stata raggiunta nel 2002 e nel 2007. La situazione media regionale, descritta per l’anno 2017, presenta situazioni differenziate a scala territoriale, peggiori della media nel parmense e piacentino, mentre sono risultate migliori della media nel bolognese. In linea generale, nel corso del 2018 è stato osservato un parziale recupero dei livelli delle falde a seguito della siccità del 2017, livelli poi mantenuti nel corso del 2019 e 2020, che risultano significativamente migliori rispetto al periodo precedente il 2013.

Stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei (2014-2019)
Il monitoraggio quantitativo dei 135 corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna effettuato nel periodo 2014-2019, evidenzia che 118 corpi idrici sono in stato quantitativo buono, pari al 87,4%, e comprendono tutti i corpi idrici montani, i freatici di pianura, le pianure alluvionali e la gran parte delle conoidi alluvionali appenniniche e dei depositi di fondovalle. I restanti 17 corpi idrici, pari al 12,6% del totale, sono in stato quantitativo scarso, e sono rappresentati da alcuni corpi idrici di conoide alluvionale appenninica e depositi di fondovalle.
La superficie totale dei 135 corpi idrici è pari a 35890 km2, ottenuta facendo la somma della superficie dei corpi idrici che in pianura sono sovrapposti alle diverse profondità. In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata dal 95,8% della superficie totale e la classe scarso dal restante 4,2%, evidenziando una differenza significativa con la valutazione in termini di numero di corpi idrici, per effetto della diversa estensione che caratterizza i corpi idrici sotterranei.
Considerando il numero dei corpi idrici, lo stato quantitativo evidenzia un miglioramento dello stato “buono”, dal 2010-2013 al 2014-2019, pari a 8,1%, passando rispettivamente dal 79,3% al 87,4%.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici freatici di pianura permane nella classe di buono per la pressoché assenza di pozzi ad uso industriale, irriguo e civile, e per il rapporto idrogeologico con i corpi idrici superficiali, sia naturali, sia artificiali, che ne regolano il livello per gran parte dell’anno. Per il freatico costiero non sono stati al momento identificati effetti di ingressione del cuneo salino per effetto degli emungimenti, e le attuali fluttuazioni del cuneo salino sono dovute a condizioni naturali, anche estreme, determinate dal clima.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici montani risulta in classe “buono” mentre si osserva nell’ultimo periodo lo scadimento dello stato quantitativo in 2 corpi idrici di fondovalle (Trebbia-Nure-Arda e Taro-Enza-Tresinaro).
In stato quantitativo “scarso” sono inoltre alcuni corpi idrici di conoide alluvionale appenninica (confinati superiori) della porzione occidentale della Regione, da Piacenza a Reggio Emilia nelle zone dove si concentrano prelievi irrigui, acquedottistici e industriali. Le conoidi nella porzione orientale della Regione presentano invece un notevole miglioramento dello stato quantitativo rispetto al periodo 2010-2013. Anche lo stato quantitativo dei corpi idrici profondi di pianura (confinati inferiori) risulta, in generale, migliorato nell’ultimo sessennio in modo pressoché generalizzato, anche se meno nella porzione occidentale della Regione (Parma e Piacenza), e ciò è dovuto in parte alla riduzione dei prelievi, ma prevalentemente alle positive condizioni climatiche, che fino al 2016 hanno determinato una maggiore ricarica degli acquiferi. La conoide confinata inferiore Reno-Lavino, che risultava nel precedente periodo di osservazione (2010-2013) in stato scarso per la presenza di una storica depressione piezometrica, nel triennio 2014-2016 è risultata in forte miglioramento, presentando per le diverse porzioni di conoide lo stato quantitativo buono che permane fino al 2019, anche se i livelli dell’ultimo triennio sembra abbiano arrestato la tendenza all’aumento.

Valutazione dei principali inquinanti nelle falde
Lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei, espresso nelle classi “buono” e “scarso”, dipende dalla presenza e dall’origine delle sostanze ritrovate nelle acque sotterranee a seguito delle attività di monitoraggio ambientale. La presenza negli acquiferi di sostanze la cui origine è riconducibile a meccanismi idrochimici naturali di interazione acqua-sedimento-roccia, come ad esempio la presenza di ione ammonio, cloruri, boro, ferro, manganese, arsenico, non costituisce uno scadimento dello stato chimico delle acque sotterranee, e per ciascuna sostanza devono essere identificate le concentrazioni o valori di fondo naturale, come è stato fatto per diversi corpi idrici dell’Emilia-Romagna. Al contrario, lo stato chimico è scarso se le sostanze presenti nelle acque sotterranee sono di sicura origine antropica, come, ad esempio, la presenza di nitrati in concentrazioni elevate (oltre i 50 mg/l) nei corpi idrici sotterranei pedeappenninici – conoidi alluvionali – dove avviene la ricarica delle acque sotterranee profonde. Il fenomeno è prevalentemente correlabile all’uso di fertilizzanti azotati e allo spandimento di reflui zootecnici, oltre che a potenziali perdite fognarie e a scarichi urbani e industriali puntuali. Ciò è evidente anche nei corpi idrici freatici di pianura, caratterizzati da elevata vulnerabilità, essendo acquiferi collocati nei primi 10-15 metri di profondità della pianura ed essendo in relazione diretta con i corsi d’acqua e i canali superficiali, oltre che con il mare nella zona costiera. Nelle sorgenti, rappresentative di corpi idrici montani, le concentrazioni di nitrati sono in generale abbondantemente inferiori ai limiti normativi e non costituiscono una criticità ambientale.
Altre sostanze contaminanti di origine antropica sono i fitofarmaci e le sostanze clorurate. Nelle aree di conoide e di pianura alluvionale appenninica e padana i fitofarmaci sono quasi sempre al di sotto dei limiti di quantificazione delle metodiche analitiche, mentre dove sono quantificati risultano, nella quasi totalità dei casi, in concentrazioni abbondantemente al di sotto dei limiti normativi, essendo aree caratterizzate da minore vulnerabilità all’inquinamento di queste sostanze, come peraltro già evidenziato nei monitoraggi ambientali degli anni precedenti. Le stazioni, invece, con sommatoria di fitofarmaci e concentrazioni di singole sostanze attive oltre i limiti di legge sono ubicate prevalentemente negli acquiferi freatici di pianura, anche se nel monitoraggio 2014-2019 questo fenomeno sembra essersi molto attenuato rispetto al periodo 2010-2012.
La valutazione circa la presenza di sostanze clorurate è stata modificata con l’emanazione del DM 6 luglio 2016, che, rispetto a quanto prevedeva il DLgs 30/2009, ha innalzato alcuni limiti di sostanze clorurate e limitato il calcolo della sommatoria ai soli tricloroetilene e tetracloroetilene. Ciò determina, nelle valutazioni successive al 2016, una riduzione degli impatti da sostanze clorurate nelle acque sotterranee, anche se superamenti di singole sostanze, in particolare il triclorometano, supera i limiti normativi negli acquiferi liberi delle conoidi Trebbia-Luretta, Taro-Parola, Parma-Baganza, Secchia, Tiepido, Savio e Marecchia. Le sostanze clorurate sono invece assenti o presentano concentrazioni poco significative nelle aree di pianura alluvionale appenninica e padana, per via della minore vulnerabilità all’inquinamento. Fitofarmaci e sostanze clorurate non sono state trovate nelle stazioni dei corpi idrici montani e il loro monitoraggio nel triennio 2017-2019 non evidenzia comunque tendenze di rilievo.

Stato chimico dei corpi idrici sotterranei (2014-2019)
Il monitoraggio chimico dei 135 corpi idrici sotterranei dell’Emilia-Romagna effettuato nel periodo 2014-2019, evidenzia che 106 corpi idrici sono in stato chimico buono, pari al 78,5% del totale, e comprendono i corpi idrici montani, i profondi di pianura alluvionale, gran parte dei depositi di fondovalle e di conoide alluvionale. I restanti 29 corpi idrici, pari al 21,5% del totale, sono in stato chimico scarso, in cui vi sono 25 corpi idrici di conoide alluvionale appenninica, 2 dei depositi di fondovalle e 2 freatici di pianura.
La superficie totale dei 135 corpi idrici è pari a 35890 km2, ottenuta facendo la somma della superficie dei corpi idrici che in pianura sono sovrapposti alle diverse profondità. In termini di superficie di corpi idrici, la classe buono è rappresentata dal 68,3% della superficie totale e il restante 31,7% dalla classe scarso. La differenza di valutazione tra numero e superficie di corpi idrici è determinata dallo stato scarso di alcuni corpi idrici di grande estensione areale - ad esempio freatico di pianura.
Considerando il numero dei corpi idrici, lo stato chimico evidenzia un miglioramento dello stato “buono”, dal 2010-2013 al 2014-2019, pari a 10,2%, passando rispettivamente dal 68,3% al 78,5%.
I corpi idrici freatici di pianura permangono in stato chimico “scarso”, essendo caratterizzati dall’assenza di confinamento idrogeologico e pertanto risultano molto vulnerabili alle numerose pressioni antropiche presenti in pianura, dove i principali impatti sono determinati dalla presenza di composti di azoto, solfati, arsenico, e altri parametri riconducibili a salinizzazione delle acque, mentre in alcuni punti, quindi a scala locale e non per l’intero corpo idrico, sono critici anche fitofarmaci, in particolare Imidacloprid, Metolaclor e Terbutilazina.
Lo stato chimico “scarso” nei due corpi idrici di fondovalle (Secchia e Senio-Savio) è determinato dalla presenza di composti di azoto, solfati, salinizzazione delle acque e triclorometano. I parametri critici per i corpi idrici di conoide alluvionale in stato “scarso”, in particolare le porzioni libere e confinate superiori e in alcuni casi le porzioni confinate inferiori, sono invece composti di azoto, solfati, boro e organo alogenati, in particolare il triclorometano.
I corpi idrici più profondi (confinati inferiori di pianura), a parte alcune porzioni profonde e confinate di conoide, risultano in stato chimico “buono”, seppure la qualità non risulta idonea per usi pregiati per via della presenza naturale di sostanze chimiche, ad esempio composti di azoto, arsenico, boro e cloruri, che sono naturalmente presenti negli acquiferi e per i quali sono stati determinati i rispettivi valori di fondo naturale.

 

Quadro Generale

Il monitoraggio delle acque sotterranee in Emilia-Romagna, avviato nel 1976 per la componente quantitativa e nel 1987 per quella qualitativa, è stato adeguato dal 2010 alle direttive europee 2000/60/CE 2006/118/CE, che prevedono come obiettivo ambientale per i corpi idrici sotterranei il raggiungimento dello stato “buono”, che si compone di uno stato quantitativo e di uno stato chimico. In Italia le direttive sono state recepite dal DLgs 30/2009, che ha contestualmente modificato il Testo Unico ambientale (DLgs 152/2006). In merito ai valori di fondo è intervenuta la Direttiva 2014/80/UE che ha sollecitato gli Stati Membri a procedere nella individuazione delle concentrazioni di fondo naturale al fine di classificare correttamente lo stato chimico dei corpi idrici sotterranei per le sostanze chimiche che naturalmente presentano valori superiori ai valori soglia tabellari definiti dagli stessi Stati Membri. Il D.M. Ambiente 6/7/2016 ha recepito la Direttiva 2014/80/EU modificando contenstualmente la tabella dei valori soglia inserendo ulteriori sostanze chimiche per la valutazione dello stato chimico, come ad esempio le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS), e ha modificato alcuni limiti per alcune sostanze clorurate e loro sommatoria (tricloroetilene e tetracloroetilene). 
L’applicazione dei nuovi criteri normativi ha modificato, a partire dal 2010, il sistema di monitoraggio delle acque sotterranee in Emilia-Romagna, che fino al 2009 veniva svolto ai sensi del DLgs 152/1999, portando a una nuova individuazione dei corpi idrici sotterranei e alla modifica dei criteri per la definizione dello stato chimico e dello stato quantitativo, riferiti a ciascun corpo idrico o raggruppamento degli stessi.
Criteri importanti nella definizione dei corpi idrici, oltre le caratteristiche geologiche (complessi idrogeologici, mezzi porosi o fessurati) e idrogeologiche (acquiferi liberi e confinati), sono le pressioni antropiche che insistono sulle acque sotterranee e i relativi impatti, la cui entità può o meno determinare il raggiungimento degli obiettivi di buono stato, sia chimico che quantitativo, dei corpi idrici medesimi. A questo proposito occorre ricordare che i corpi idrici sotterranei sono in generale caratterizzati da un’elevata inerzia alle modifiche di stato o alla inversione delle tendenze significative e durature all’aumento delle concentrazioni di inquinanti, e ciò viene evidenziato al punto 28 delle premesse alla Direttiva 2000/60/CE: “…per garantire un buono stato delle acque sotterranee è necessario un intervento tempestivo e una programmazione stabile sul lungo periodo delle misure di protezione, visti i tempi necessari per la formazione e il ricambio naturali di tali acque. Nel calendario delle misure adottate per conseguire un buono stato delle acque sotterranee e invertire le tendenze significative e durature all’aumento della concentrazione delle sostanze inquinanti nelle acque sotterranee è opportuno tener conto di tali tempi.”
Con Delibera di Giunta Regionale 350/2010, la Regione Emilia-Romagna ha approvato i nuovi corpi idrici sotterranei del primo Piano di Gestione dei Distretti Idrografici (PdG) che ricadono nel territorio regionale (Padano, Appennino Settentrionale e Appennino centrale), la rete e il programma di monitoraggio ambientale degli stessi dal 2010 al 2015. Fino al 2009 i corpi idrici sotterranei individuati erano limitati alla porzione di pianura profonda del territorio regionale, mentre dal 2010 sono stati individuati e monitorati complessivamente 145 corpi idrici sotterranei, tra i quali: montani, freatici di pianura (acquiferi nei primi 10 m di profondità), e quelli della pianura profonda, distinti come corpi idrici sovrapposti con la profondità (confinati superiori e confinati inferiori), al fine di tenere conto delle pressioni antropiche e delle caratteristiche idrogeologiche del sottosuolo regionale. La rete di monitoraggio è stata quindi estesa, oltre che agli acquiferi profondi di pianura (conoidi e piane alluvionali), a quelli freatici di pianura e a quelli montani, attraverso il monitoraggio di sorgenti significative. Il nuovo monitoraggio, oltre a coprire l’intero territorio regionale, è in grado di distinguere lo stato chimico e quantitativo dei corpi idrici sotterranei in funzione della profondità, con la quale sono stati individuati acquiferi progressivamente meno vulnerabili alle pressioni antropiche, sia di tipo chimico, sia di tipo quantitativo. Il programma di monitoraggio prevede frequenze differenziate: semestrale – primavera e autunno – con periodicità annuale, ridotta a periodicità biennale per le acque sotterranee profonde di pianura, dove si ha una buona conoscenza pregressa dello stato chimico, e periodicità triennale per le sorgenti montane, dove le pressioni antropiche sono molto ridotte. Le frequenze e periodicità sono funzione del rischio di non raggiungere gli obiettivi ambientali di stato “buono”, che identifica un monitoraggio chimico di sorveglianza e uno operativo, della vulnerabilità alle pressioni antropiche e della tipologia di flusso delle acque sotterranee che determina i tempi di rinnovamento della risorsa. Le frequenze di monitoraggio e le sostanze periodicamente ricercate nelle acque sono state definite sulla base delle stime dei carichi inquinanti originati da fonti sia puntuali, sia diffuse, permettendo in questo modo di valutare l'entità della pressione antropica che grava su ogni corpo idrico e poter condurre un monitoraggio mirato e finalizzato alla individuazione di adeguate misure di contenimento. Il peggioramento dello stato chimico delle acque sotterranee dipende dalla vulnerabilità degli acquiferi, che è maggiore nell'alta pianura, dove l'acquifero è libero e dove avviene la ricarica degli acquiferi profondi, rispetto alla medio-bassa pianura, dove l'acquifero è progressivamente confinato e dove avvengono processi evolutivi prevalentemente naturali delle acque di infiltrazione.

Nel corso dell'anno 2015 è stato aggiornato il quadro conoscitivo ambientale, è stata effettuata, in accordo con la Regione Emilia-Romagna e con le Autorità di Distretto Idrografico competenti, una revisione dei  limiti e accorpamenti dei corpi idrici sotterranei, passando da 145 corpi idrici a 135 a seguito delle evidenze del monitoraggio effettuato. Sono state inoltre aggiornate le reti di monitoraggio al fine di contribuire, in stretto coordinamento con le Autorità di Distretto Idrografico competenti, alla redazione del secondo PdG che ha validità 2015-2021. I materiali prodotti, formalmente deliberati con Delibere di Giunta Regionale n. 1781 e n. 2067 del 2015, comprendono: il quadro conoscitivo ambientale aggiornato, lo stato dei nuovi corpi idrici aggiornato al 2013, lo stato di rischio di non raggiungimento degli obiettivi di qualità e le misure di risanamento utili al miglioramento, misure da attuare nel sessennio 2015-2021. Nel secondo PdG del Distretto Padano, che con Legge n. 221 del 28 dicembre 2015 è stato modificato l'assetto territoriale per i Distretti idrografici, che ha portato il territorio dell'Emilia-Romagna a ricadere interamente nel Distretto Padano, sono stati sfasati e anticipati di due anni i periodi di monitoraggio rispetto ai cicli di gestione dei PdG. Ciò al fine di permettere l'elaborazione del terzo PdG con un sessennio di monitoraggio definito nel periodo 2014-2019. Nel corso del 2020 e 2021 sono stati aggiornati i documenti relativi alle pressioni e impatti antropici sui corpi idrici sotterranei, è stato valutato lo stato dei corpi idrici nel periodo 2014-2019 e il relativo rischio di non raggiungimento dello stato buono come contributo per il terzo ciclo di Pianificazione di Distretto Idrografico valido per il periodo 2021-2027.

Per una corretta valutazione dello stato chimico dei corpi idrici sotterranei è necessario definire i valori di fondo naturale quando sono superiori ai valori soglia individuati dalla normativa per la valutazione dello stato chimico. Diverse sono infatti le sostanze indesiderate o inquinanti presenti nelle acque sotterranee che possono compromettere gli usi pregiati della risorsa idrica, come ad esempio quello potabile, ma non per questo tutte le sostanze indesiderate sono sempre di origine antropica. Esistono, infatti, molte sostanze ed elementi chimici che si trovano naturalmente negli acquiferi, la cui origine geologica non può essere considerata causa di impatti antropici sulla risorsa idrica sotterranea. Ad esempio, in acquiferi profondi e confinati di pianura si possono naturalmente riscontrare metalli come ferro, manganese, arsenico, oppure altre sostanze tra le quali lo ione ammonio, anche in concentrazioni molto elevate, per effetto della degradazione anaerobica della sostanza organica sepolta (torbe). In questi contesti, anche la presenza di cloruri (salinizzazione delle acque) può essere riconducibile alla presenza di acque “fossili” di origine marina. Anche i metalli come il cromo esavalente possono essere di origine naturale in contesti geologici di metamorfismo sia nella zona alpina che appenninica, oppure nelle zone dove sono presenti le ofioliti (pietre verdi). Pertanto, una corretta definizione dei valori di fondo naturale di queste sostanze è stata fondamentale per una corretta individuazione degli impatti antropici e delle corrette azioni da intraprendere per ripristinare la qualità delle acque sotterranee fino alle situazioni naturalmente presenti negli acquiferi (Delibera di Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna n. 1781/2015). Al contrario, è indicativa di impatto antropico di tipo chimico sui corpi idrici sotterranei, quindi non riconducibile a contributi di origine naturale, la presenza di fitofarmaci usati prevalentemente in agricoltura, microinquinanti organici e sostanze clorurate utilizzate prevalentemente in attività industriali, nitrati con concentrazioni medio-alte, derivanti dall’uso di fertilizzanti chimici in agricoltura o dall’utilizzo di reflui zootecnici, cloruri derivanti da intrusione salina.
Lo stato quantitativo dei corpi idrici sotterranei deriva dalle misure di livello delle falde, che rappresenta la sommatoria nel tempo degli effetti antropici e naturali sul sistema idrico sotterraneo in termini quantitativi, ovvero prelievo di acque e ricarica naturale delle falde medesime. Se i prelievi non vengono correttamente commisurati nel tempo alle portate di acqua che naturalmente, grazie alle precipitazioni, ricaricano la falda stessa, non sono sostenibili nel lungo termine, e portano al peggioramento dello stato quantitativo dei corpi idrici, che viene evidenziato da un abbassamento della piezometria nel tempo. Ciò può essere causa di criticità ambientali dovute al sovrasfruttamento, con conseguente abbassamento delle falde e possibile innesco/aumento della subsidenza, che consiste nell’abbassamento della superficie topografica oltre le velocità naturali. Il monitoraggio quantitativo manuale, effettuato con frequenza semestrale, viene integrato da un monitoraggio ad alta frequenza – orario – tramite strumentazione automatica installata su circa 38 stazioni (rete automatica della piezometria), al fine di avere informazioni di dettaglio sulle oscillazioni di livello delle falde e ottenere informazioni in tempo reale anche nei periodi dell’anno critici per la siccità, in genere quello estivo e tardo autunnale.

Bibliografia

  • Arpae Emilia-Romagna (2021). "Valutazione dello Stato delle Acque sotterranee 2014-2019". A cura di Marco Marcaccio e Daniela Lucchini. Rapporto tecnico Arpae Emilia-Romagna, Bologna, 114pp. https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/acqua/report-bollettini/acque-sotterranee/report_acque_sotterranee_er_2014-2019/view
  • Arpae Emilia-Romagna (2019). "Valutazione dello Stato delle Acque sotterranee 2014 - 2016". A cura di Donatella Ferri e Marco Marcaccio. Rapporto tecnico Arpae Emilia-Romagna, Bologna, pp 86. https://www.arpae.it/it/temi-ambientali/acqua/report-bollettini/acque-sotterranee/report-sullo-stato-delle-acque-sotterranee-triennio-2014-2016/view
  • Regione Emilia-Romagna (2015). Delibera di Giunta n. 2067, “Attuazione della Direttiva 2000/60/CE: contributo della Regione Emilia-Romagna ai fini dell'aggiornamento/riesame dei Piani di Gestione Distrettuali 2015-2021”. https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/acque/approfondimenti/documenti/dgr-2067-2015-attuazione-della-direttiva-2000-60-ce-contributo-della-regione-emilia-romagna-ai-fini-dellaggiornamento-dei-piani-di-gestione-distrettuali-2015-2021
  • Regione Emilia-Romagna (2015). Delibera di Giunta n. 1781, “Aggiornamento del quadro conoscitivo di riferimento (carichi inquinanti, bilanci idrici e stato delle acque) ai fini del riesame dei Piani di Gestione Distrettuali 2015-2021”; All. 5 - Valutazione dello stato delle acque sotterranee, A cura di Donatella Ferri e Marco Marcaccio. https://ambiente.regione.emilia-romagna.it/it/acque/approfondimenti/documenti/aggiornamento-del-quadro-conoscitivo-di-riferimento-carichi-inquinanti-bilanci-idrici-e-stato-delle-acque-ai-fini-del-riesame-dei-piani-di-gestione-distrettuali-2015-2021
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Autori

  • Daniela LUCCHINI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Marco MARCACCIO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Andrea CHAHOUD (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
  • Si ringrazia per la collaborazione fornita e/o per i dati forniti i seguenti collaboratori di Arpae Emilia-Romagna: Patrizia Anelli; Roberta Biserni; Daniela Corradini; Barbara Dellantonio; Silvia Franceschini; Anna Maria Manzieri; Francesco Marcello; Anna Martino; Manuela Mengoni; Fabiola Morrone; Paola Resca; Elisabetta Russo. Si ringraziano Monica Carati e Rosalia Costantino per il supporto alle elaborazioni cartografiche. Si ringraziano inoltre tutti i collaboratori che a diverso titolo hanno contribuito nelle attività di campo e di laboratorio.
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Trend

Pressioni
Regione
Dato medio 2016-2019, intervallo diverso a seconda dei settori di impiego
Faccina seria
Regione
2004-2020
Faccina seria
Regione
2003-2020
Faccina felice

Stato
Regione
2014-2020
Faccina seria
Regione
2010÷2013; 2014÷2019
Faccina felice
Regione
2010÷2013, 2014÷2019
Faccina felice

Impatto
Regione
1992-2000, 2002-2006, 2006-2011, 2011-2016
Faccina felice