Emilia-Romagna
Erosione costiera DATI 2012

Erosione costiera

faccina delusa

Una percentuale significativa della costa è soggetta all’erosione. Le cause sono la mancanza di apporti sabbiosi da parte dei fiumi, la subsidenza costiera e l’irrigidimento del sistema costiero, prodotto dall’urbanizzazione e dalle opere a mare.

faccina felice

Le politiche regionali di difesa della costa dall’erosione, orientate prevalentemente sul ripascimento, hanno dimostrato di essere ben indirizzate. Gli interventi hanno prodotto significativi benefici, a eccezione di alcuni casi in cui non sono stati osservati significativi cambiamenti.

faccina seria

I dati hanno dimostrato che i processi erosivi sulla costa regionale stanno progredendo; infatti, a eccezione del Po, i fiumi continuano ad avere una scarsa portata solida. In futuro saranno necessari sempre più ingenti apporti di sabbia tramite il ripascimento e sarà di fondamentale importanza la sperimentazione di tecnologie di difesa innovative.

Sintesi

Il litorale emiliano-romagnolo è costituito da una spiaggia bassa e sabbiosa che si estende tra Cattolica e Volano e, a nord, dal sistema barriera-laguna, appartenente al delta del fiume Po.
Una percentuale significativa della costa è soggetta all’erosione. Il fenomeno ha iniziato a interessare il litorale a partire dai primi decenni del ‘900, ma ha raggiunto maggior intensità nella seconda metà del secolo.
Con la regimazione dei bacini fluviali e l’escavazione in alveo è venuta a mancare l’alimentazione sedimentaria delle spiagge. L’estrazione di fluidi (acqua e gas) dal sottosuolo in prossimità della costa ha portato a un aumento del tasso di subsidenza, che si è tradotto in perdita di volume a carico della spiaggia. La costruzione di opere rigide per proteggere la costa, la realizzazione di moli portuali e l’urbanizzazione a ridosso delle spiagge hanno prodotto un irrigidimento della costa e una riduzione degli spazi di azione dei naturali processi costieri, che ora minacciano strutture e infrastrutture.
Per la valutazione dell’erosione costiera del litorale regionale viene effettuata un’analisi che oltre a tenere in considerazione i cambiamenti morfologici e della posizione della linea di riva, tiene conto anche dei ripascimenti, dei prelievi di sabbia dalle spiagge, della presenza e dello stato delle opere rigide di difesa e della subsidenza costiera (indicatori ASPE e ASE).
In base all’indicatore ASPE, risulta che nel 2012, rispetto al 2006 (anni relativi agli ultimi due rilievi effettuati a livello dell’intero litorale regionale), 77 km di spiagge presenta vari livelli di criticità: 44 km di spiagge sono in erosione e 33 km sono stabilizzati tramite varie tipologie di intervento. D’altro canto, l’indicatore ASE evidenzia che gli interventi eseguiti, in particolare i ripascimenti, hanno contrastato efficacemente l’erosione, infatti i tratti litoranei che continuano ad avere un bilancio sedimentario negativo sono ridotti a 33,5 km.
Confrontando il dato 2006-2012 con quello riferito al periodo 2000-2006 emerge che i processi erosivi sulla costa regionale stanno progredendo: le spiagge che nel 2006 presentavano condizioni critiche avevano un’estensione di 45 km, mentre nel 2012 esse ammontano a un lunghezza di 77 km, nonostante la comprovata efficacia delle azioni messe in campo. 
Nel periodo 2006-2012 sono stati effettuati interventi di vario tipo su circa 60 km di spiaggia, in prevalenza ripascimenti: per un totale di 2,8 milioni di m3 di sabbia proveniente da fonti esterne al sistema (cave a terra e sottomarine, 1,6 milioni m3) e da fonti litoranee interne (1,2 milioni di m3). Su 37 km di costa gli interventi hanno prodotto un evidente miglioramento della situazione, mentre sui restanti 22 km non sono stati rilevati cambiamenti significativi. Nonostante le politiche di difesa adottate dalla Regione abbiano dimostrato di essere ben indirizzate, i dati dimostrano che la situazione erosiva è destinata ad aggravarsi anche perché, ad eccezione del Po di Goro, i fiumi continuano ad avere una scarsa portata solida.
È evidente quindi che in futuro saranno necessari sempre più interventi di ripascimento, per cui sarà indispensabile, oltre a sfruttare in maniera razionale e strategica le varie fonti di sabbia, anche investire sulla sperimentazione di tecnologie di difesa innovative.

 

 

Quadro Generale

Il litorale della Regione Emilia-Romagna nel corso del 900 ha subito, a opera dell’uomo, una trasformazione radicale: le dune sono state in gran parte spianate, diverse zone vallive bonificate, le aree boschive e incolte fortemente ridotte e, a ridosso della spiaggia, sono stati costruiti migliaia di fabbricati.
La regimentazione dei fiumi e l’escavo di inerti in alveo hanno portato a un crollo del trasporto di sabbia verso il mare e quindi a una forte riduzione dell'alimentazione naturale delle spiagge.
Nella seconda metà del secolo, l'intensificazione dello sfruttamento delle risorse idriche sotterranee e dei giacimenti di metano ubicati in prossimità della costa ha determinato l'incremento della subsidenza della fascia litoranea e, conseguentemente, dell’erosione delle spiagge.
I primi fenomeni di erosione delle spiagge si sono manifestati nei primi decenni del 900, ma il degrado ha assunto dimensioni eclatanti a partire dal secondo dopoguerra.
La difesa dell'erosione è stata avviata dallo Stato fin dagli anni 30, con la costruzione delle prime opere rigide, ed è continuata, in maniera massiccia, tra il 1950 e il 1980.
Pur essendo la problematica di competenza dello Stato, nel 1979, con la LR 7/1979, la Regione Emilia-Romagna ha iniziato a occuparsi dell'erosione delle spiagge avviando uno studio generale di tutta la costa: il Piano Costa 1981. Con la LR 7/1979 la Regione Emilia-Romagna promuoveva la realizzazione di un Piano progettuale di difesa della costa ai fini di salvaguardia complessiva delle aree interessate, esercitando interventi di vigilanza sugli interventi interessanti i bacini imbriferi tributari delle spiagge emiliano-romagnole, anche al fine di prevederne le conseguenze sull’equilibrio costiero. Dallo studio effettuato (Idroser 1981), con conferma di quelli successivi, è emerso che per mitigare il problema dell'erosione costiera è necessario abbandonare la difesa d'urgenza, agendo sulle cause stesse dell'erosione: il mancato apporto di sedimenti da parte dei fiumi e la subsidenza, partendo da una conoscenza approfondita del territorio e delle dinamiche costiere.
Negli ultimi 30 anni, la Regione ha reso proprie queste indicazioni con azioni indirizzate verso una gestione integrata del sistema costiero emiliano-romagnolo, promuovendo molte iniziative volte alla conoscenza della costa in tutta la sua complessità.
Con la Legge finanziaria regionale 17/2004, la Regione ha promosso i propri indirizzi di gestione integrata della zona costiera, provvedendo al finanziamento, progettazione e realizzazione di interventi di difesa della costa e degli elementi naturali e antropici ivi insistenti.
L’anno successivo, con il DCR 20 gennaio 2005 n. 645, sono uscite le “Linee Guida per la Gestione Integrata Zone Costiere”, strumento di riferimento per la gestione dei litorali regionali, formulato secondo un processo partecipativo dei diversi settori degli Enti ai diversi livelli di governo, adottato negli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica di Province e Comuni afferenti l’area costiera.
La gestione integrata e la pianificazione territoriale costiera sono fondate su studi approfonditi dello stato dei sistemi ambientali del litorale e sulla conoscenza e il controllo degli interventi di difesa eseguiti, quindi sul monitoraggio. Il monitoraggio, oltre a fornire informazioni importanti sulla tendenza evolutiva delle spiagge, è uno strumento che serve a valutare l'efficacia delle opere e a mostrare un quadro degli eventuali impatti.
Gli indicatori popolati nel presente report costituiscono utili strumenti di analisi e sintesi dell'enorme mole di dati raccolti con la campagna di monitoraggio costiero del 2012, realizzata da Arpae per conto della Regione, l'ultima di un totale di cinque campagne regionali condotte fino ad oggi. La prossima campagna di monitoraggio è prevista per il 2018.

Autori

  • Tiziana Paccagnella (ARPAE E.R. - SIMC)
  • Margherita Aguzzi (ARPAE E.R. - SIMC)
  • Nunzio De Nigris (ARPAE E.R. - SIMC)
  • Maurizio Morelli (ARPAE E.R. - SIMC)
  • Silvia Unguendoli (ARPAE E.R. - SIMC)
INDICATORI
Nome indicatore
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Copertura spaziale
Copertura temporale
Trend

Pressioni
Regione
1992-2000, 2002-2006, 2006-2011
Faccina felice

Stato
Regione
2006-2012
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ASE
Regione
2006-2012
Faccina seria
Regione
2006-2012
Faccina seria

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