Emilia-Romagna
Campi elettromagnetici DATI 2015

Campi elettromagnetici

faccina felice

Relativamente alle stazioni radio base (SRB), non si registrano superamenti dei valori di riferimento normativo per l’esposizione della popolazione. Per quanto riguarda gli impianti radiotelevisivi (RTV), la situazione nel corso del 2015 risulta leggermente migliorata rispetto al 2014: infatti, non solo non si sono riscontrati nuovi superamenti, ma si è concluso uno dei risanamenti delle 16 situazioni critiche rilevate nel corso degli anni ed ancora in sospeso. La percentuale di superamenti rilevati ad oggi, ancora in attesa di risanamento, risulta quindi pari al 17,8%, nonostante procedano le attività di riduzione a conformità, che risultano spesso tecnicamente complesse poiché riguardano molti sistemi coesistenti nello stesso sito, con una pluralità di soggetti coinvolti.

faccina felice

Il monitoraggio in continuo dei campi ad alta frequenza, con i successivi controlli puntuali effettuati, ha evidenziato che, anche nel corso del 2015, i livelli di campo elettrico si sono mantenuti ben al di sotto dei valori di riferimento normativo: infatti, nonostante la notevole implementazione dei servizi relativi all'aggiornamento degli impianti con le nuove tecnologie a banda larga, il 93% dei valori rilevati risulta inferiore a 3 V/m in corrispondenza ad installazioni con SRB. Anche in corrispondenza di siti RTV la situazione è nel complesso positiva, dal momento che nel 61% dei casi i valori massimi misurati risultano inferiori a 3 V/m. In generale considerando tutte le 150 campagne di monitoraggio (effettuate su siti RTV, SRB e misti), in nessun caso si sono registrati livelli di campo elettrico superiori a 10 o 20 V/m e solo in un caso si sono rilevati valori massimi superiori a 6 V/m. In tale situazione tuttavia il valore medio su 24 ore risultava inferiore ed inoltre le misure manuali associate non hanno rilevato alcun superamento dei valori di riferimento normativo.

 

faccina felice

Nel 2015 non si sono riscontrati nuovi superamenti dei valori di riferimento normativo per gli elettrodotti in prossimità di linee o cabine elettriche.  Si è inoltre conclusa con l’attuazione di un piano di risanamento specifico una delle situazioni di superamento pregresse, rilevata in provincia di Forlì,  mentre rimane invariata la situazione degli altri 3 superamenti (tutti in prossimità di cabine di trasformazione), per i quali a oggi risultano comunque avviate procedure di risanamento.

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Il monitoraggio in continuo dei campi a bassa frequenza ha evidenziato, nel corso del 2015, livelli di campo magnetico contenuti entro 3 μT: in presenza di linee elettriche e cabine di trasformazione, rispettivamente nel 90% e nell’88%, i valori rilevati risultano inferiori a 1 μT.

Sintesi

La lunghezza delle linee elettriche ad altissima tensione (AAT) in Emilia-Romagna è di circa 1.315 km, mentre quelle ad alta tensione (AT)(50-132 kV) misurano circa 3.977 km. Le linee elettriche a media tensione (MT) hanno una lunghezza complessiva di circa 34.748 km, mentre quelle a bassa tensione (BT) raggiungono una lunghezza di circa 64.183 km. Per quanto riguarda gli impianti di trasformazione, sezionamento o consegna utente, il loro numero in regione è di circa 52.045 (di cui il 99,4% è costituito da impianti MT/BT, distribuiti in modo omogeneo).
Rimane limitato il numero (7) dei superamenti dei valori di riferimento normativo per il campo di induzione magnetica riscontrati in regione dal 2004 al 2015, di cui 3 sono ancora in attesa di risanamento (tutti dovuti alla presenza di cabine MT/BT): 2 sono relativi al valore di riferimento normativo di 10 μT (valore di attenzione) e 1 al limite di esposizione di 100 μT.
In regione Emilia-Romagna si contano 2.181 impianti RTV, di cui 822 radio (37,7%) e 1.359 televisivi (62,3%), distribuiti in 461 siti. Per quanto riguarda gli impianti di telefonia mobile o cellulare (SRB), ne risultano installati e attivi 6.127 dislocati in 4.383 siti; i servizi tecnologici su di essi attivati (GSM900 - Global System for Mobile Communication, a 900 MHz, GSM1800 o DCS - Digital Cellular System, a 1800 MHz, UMTS - Universal Mobile Telecommunication System, a 2100 MHz  e 900 MHz,  LTE - Long Term Evolution, a 800 MHz, 1800 MHz e 2600 MHz) ammontano a  15.412, in costante crescita negli ultimi anni. Gli impianti RTV, seppure meno numerosi di quelli per telefonia mobile, rappresentano, in generale, le sorgenti più critiche di campi elettromagnetici ad alta frequenza a livello ambientale, per le maggiori potenze connesse al loro funzionamento. Le SRB sono presenti in modo più diffuso sul territorio, soprattutto in ambito urbano e, pur generando campi elettromagnetici di entità mediamente inferiore, sono spesso percepite dai cittadini come fattori di rischio per la salute, essendo maggiore la percentuale di popolazione potenzialmente esposta nelle aree circostanti le installazioni.  Risulta pari a 138 il numero di impianti Wi-Max (Worldwide Interoperability for Microwave Access), installati con l’obiettivo di sopperire al divario digitale, ovvero di coprire le zone non raggiungibili tramite i sistemi tradizionali (via cavo e ADSL). Si sottolinea che questa tecnologia si caratterizza per potenze in ingresso più contenute (complessivamente 2,7 kW).
Ad oggi non sussistono superamenti in atto dei valori di riferimento normativo per gli impianti di telefonia mobile; per gli impianti RTV la situazione risulta leggermente migliorata rispetto all’anno scorso, persistendo 15 superamenti (nel 2012 erano 21) dei valori di soglia, tutti già in atto da diversi anni.
Il monitoraggio ambientale ha evidenziato in generale, per la maggior parte delle campagne effettuate nel corso del 2015, sia per le alte sia per le basse frequenze, livelli di campo elettromagnetico contenuti ed inferiori ai valori di riferimento specifici per i diversi siti monitorati.

 

 

Quadro Generale

I campi elettromagnetici vengono generalmente suddivisi in base alla frequenza in campi ELF (Extremely Low Frequency: campi a frequenza estremamente bassa o campi a bassa frequenza), nell’intervallo da 0 a 3KHz, generati da impianti di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica (elettrodotti) e in campi RF (RadioFrequency: campi a radiofrequenza e microonde o campi ad alta frequenza), da 100 kHz a 300 GHz, emessi dagli impianti per radiotelecomunicazione.
In merito alle frequenze ELF, il complesso delle stazioni di trasformazione da altissima ad alta tensione AAT/AT (380-220 kV e 50-132 kV) e delle linee elettriche di trasmissione AAT e AT sull’intero territorio nazionale, denominato Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), costituisce l’ossatura principale della rete elettrica nazionale e svolge il ruolo di interconnessione degli impianti di produzione nazionale e di collegamento con la rete elettrica internazionale. Anche la rete di distribuzione regionale comprende linee AT, ma la parte più consistente, sia come sviluppo in chilometri delle linee, sia come numero di stazioni/cabine, è formata dagli elettrodotti a media MT (15 kV) e bassa tensione BT (220 volt) e la loro dimensione è quella maggiormente soggetta a variazioni nel tempo, per costruzione di nuove linee e impianti e modifiche di quelli esistenti.
L’impatto elettromagnetico delle sorgenti ELF è legato principalmente alla corrente trasportata, da cui dipende l’entità del campo di induzione magnetica generato. Gli elettrodotti ad alta tensione, che trasportano e trasformano correnti più elevate, sono quindi quelli potenzialmente in grado di generare campi più elevati; tuttavia essi sono ubicati per lo più in aree isolate e in genere non a ridosso delle abitazioni; al contrario gli elettrodotti MT, soprattutto le cabine MT/BT, sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio urbanizzato, anche a brevi distanze dai potenziali recettori, per cui possono, in alcuni casi, risultare critici per l’esposizione della popolazione. Per quanto riguarda le criticità relative ai superamenti, riscontrati appunto solo in prossimità di cabine di trasformazione MT/BT ed in misura molto inferiore rispetto alle radiofrequenze, si sottolinea la mancanza del decreto attuativo della Legge quadro 36/01, che deve definire i criteri di elaborazione dei piani di risanamento degli elettrodotti.
Gli impianti per radiotelecomunicazione comprendono principalmente le stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile o cellulare e i sistemi per la diffusione radiofonica e televisiva (RTV). Le stazioni SRB, a differenza degli impianti RTV, hanno avuto uno sviluppo vorticoso negli anni a partire dal 1999 in poi; ad oggi è ancora in corso il processo di completamento della copertura delle reti mobili in determinate aree, mentre vengono continuamente modificati gli impianti esistenti (riconfigurazioni), per adeguamenti tecnologici o per l’aggiunta di nuovi servizi (come l’UMTS nella banda 900 MHz o la nuova tecnologia LTE nelle diverse bande di frequenza assegnate). Il settore radiotelevisivo ha subito, a partire dal 2010, una forte evoluzione dal punto di vista tecnologico, con il processo di passaggio al digitale terrestre, non ancora tuttavia completato, sia relativamente all’assegnazione delle frequenze da parte del Ministero in particolare per gli operatori locali, sia per la scelta dei siti di localizzazione sul territorio, anche in coerenza con i PLERT (Piano di Localizzazione Emittenza Radiotelevisiva). Attualmente si stanno sempre più diffondendo le reti di apparati “Wireless”, che permettono principalmente l’accesso veloce a Internet, quali i sistemi di connessione radio Wi-Fi (Wireless Fidelity), a più fitta diffusione anche in ambito urbano e difficilmente conteggiabili, ma ad impatto trascurabile, ed i sistemi Wi-Max, che assicurano il servizio nelle aree più remote altrimenti non coperte dalla linea ADSL tradizionale.
Questa evoluzione tecnologica nel campo delle radiofrequenze ha portato alla diffusione sul territorio di differenti tipologie di impianti, orientate al digitale e al multimediale, che, pur aumentando la pressione ambientale, grazie anche ad una attenta/mirata progettazione, immettono nell’ambiente livelli di campi elettromagnetici che rispettano comunque i limiti previsti dalla normativa nazionale vigente. In particolare, per gli impianti fissi di telefonia mobile, nonostante l’implementazione nel corso degli ultimi 10 anni di sempre nuovi servizi, la situazione relativamente ai livelli di esposizione è rassicurante, in quanto non si hanno superamenti dei valori di riferimento normativo. Si evidenzia in ogni caso la necessità di tenere costantemente sotto controllo questo comparto, proprio per la continua evoluzione tecnologica in essere. Pur essendosi risolti alcuni dei superamenti rilevati nel corso degli anni in riferimento ai siti radiotelevisivi, permangono alcune situazioni di criticità, in cui i procedimenti di risanamento si presentano difficoltosi e complessi, richiedendo spesso il coinvolgimento di diversi soggetti privati ed enti istituzionali (Comuni, Province, Regione, Arpae, Ausl, Ministero). Nei siti misti radiotelevisivi la transizione alla tecnologia digitale terrestre per gli impianti televisivi, pur comportando generalmente una riduzione delle potenze impiegate, non sempre ha prodotto una diminuzione dell’impatto elettromagnetico, in quanto il contributo principale rimane comunque quello degli impianti radio.
Le informazioni necessarie al popolamento degli indicatori, soprattutto in riferimento agli indicatori di stato, provengono, in parte dai dati forniti dalle Sezioni provinciali di Arpae Emilia-Romagna, raccolti dal Centro Tematico Regionale (CTR) radiazioni non ionizzanti anche nell’ambito del “popolamento” dell’Osservatorio campi elettromagnetici di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), e in parte, in particolare per quanto riguarda l’aggiornamento degli indicatori di pressione, dai dati forniti ufficialmente dai proprietari e dai gestori di linee e impianti elettrici e di impianti per radiotelecomunicazione.
Le informazioni relative ai fattori di pressione vengono gestite tramite i catasti delle sorgenti, che permettono di migliorare lo stato della conoscenza del territorio in termini di individuazione e caratterizzazione delle fonti di pressione: essi sono di supporto all’attività di controllo e prevenzione di Arpae e indirizzano i compiti decisionali degli Enti locali. Il quadro conoscitivo, in relazione alle sorgenti dei campi elettromagnetici, è migliorato nel corso degli anni, anche se persistono, in alcuni settori, difficoltà di reperimento dei dati. A tale proposito, si evidenzia che nel 2014 è stato emanato il Decreto Ministeriale 13 febbraio 2014 (previsto dalla Legge quadro 36/01) relativo all’istituzione del catasto nazionale, che ne definisce la struttura e i contenuti tecnici; per essere operativo necessita tuttavia ancora dei decreti applicativi che indichino i flussi informativi tra i diversi soggetti (Stato, Regioni, Gestori e utenti) e le modalità di popolamento ed aggiornamento, attualmente in corso di elaborazione.

 

Bibliografia

  • DOCUMENTI ISPRA:
  • 1. ANPA, 2000, “Il controllo dell’inquinamento elettromagnetico. Le attività del sistema delle Agenzie ambientali e l’evoluzione normativa”, Serie Stato dell’Ambiente n. 13/2000
  • 2. ANPA, 2000, “Guida tecnica CTN/ANPA-ARPA per la misura dei campi elettromagnetici compresi nell’intervallo di frequenza 100 kHz-3GHz in riferimento all’esposizione della popolazione, RTI CTN_AGF 1/2000
  • 3. ANPA, 2000, “Rassegna degli effetti derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici”, RTI CTN_AGF 2/2000
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Autori

  • Laura GAIDOLFI (ARPAE E.R. - SEZIONE DI PIACENZA)
  • Sabrina CHIOVARO (ARPAE E.R. - SEZIONE DI PIACENZA)
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