Emilia-Romagna
Campi elettromagnetici
Quadro generale


I campi elettromagnetici vengono generalmente suddivisi in base alla frequenza in campi ELF (Extremely Low Frequency: campi a frequenza estremamente bassa o campi a bassa frequenza), nell’intervallo da 0 a 3KHz, generati da impianti di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica (elettrodotti) e in campi RF (RadioFrequency: campi a radiofrequenza e microonde o campi ad alta frequenza), da 100 kHz a 300 GHz, emessi dagli impianti per radiotelecomunicazione.
In merito alle frequenze ELF, il complesso delle stazioni di trasformazione da altissima ad alta tensione AAT/AT (380-220 kV e 50-132 kV) e delle linee elettriche di trasmissione AAT e AT sull’intero territorio nazionale, denominato Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), costituisce l’ossatura principale della rete elettrica nazionale e svolge il ruolo di interconnessione degli impianti di produzione nazionale e di collegamento con la rete elettrica internazionale. Anche la rete di distribuzione regionale comprende linee AT, ma la parte più consistente, sia come sviluppo in chilometri delle linee, sia come numero di stazioni/cabine, è formata dagli elettrodotti a media MT (15 kV) e bassa tensione BT (220 volt) e la loro dimensione è quella maggiormente soggetta a variazioni nel tempo, per costruzione di nuove linee e impianti e modifiche di quelli esistenti.
L’impatto elettromagnetico delle sorgenti ELF è legato principalmente alla corrente trasportata, da cui dipende l’entità del campo di induzione magnetica generato. Gli elettrodotti ad alta tensione, che trasportano e trasformano correnti più elevate, sono quindi quelli potenzialmente in grado di generare campi più elevati; tuttavia essi sono ubicati per lo più in aree isolate e in genere non a ridosso delle abitazioni; al contrario gli elettrodotti MT, soprattutto le cabine MT/BT, sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio urbanizzato, anche a brevi distanze dai potenziali recettori, per cui possono, in alcuni casi, risultare critici per l’esposizione della popolazione. Per quanto riguarda le criticità relative ai superamenti, riscontrati appunto solo in prossimità di cabine di trasformazione MT/BT ed in misura molto inferiore rispetto alle radiofrequenze, si sottolinea la mancanza del decreto attuativo della Legge quadro 36/01, che deve definire i criteri di elaborazione dei piani di risanamento degli elettrodotti.
Gli impianti per radiotelecomunicazione comprendono principalmente le stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile o cellulare e i sistemi per la diffusione radiofonica e televisiva (RTV). Le stazioni SRB, a differenza degli impianti RTV, hanno avuto uno sviluppo vorticoso negli anni a partire dal 1999 in poi; ad oggi è ancora in corso il processo di completamento della copertura delle reti mobili in determinate aree, mentre vengono continuamente modificati gli impianti esistenti (riconfigurazioni), per adeguamenti tecnologici o per l’aggiunta di nuovi servizi (come l’UMTS nella banda 900 MHz o la nuova tecnologia LTE nelle diverse bande di frequenza assegnate). Il settore radiotelevisivo ha subito, a partire dal 2010, una forte evoluzione dal punto di vista tecnologico, con il processo di passaggio al digitale terrestre, non ancora tuttavia completato, sia relativamente all’assegnazione delle frequenze da parte del Ministero in particolare per gli operatori locali, sia per la scelta dei siti di localizzazione sul territorio, anche in coerenza con i PLERT (Piano di Localizzazione Emittenza Radiotelevisiva). Attualmente si stanno sempre più diffondendo le reti di apparati “Wireless”, che permettono principalmente l’accesso veloce a Internet, quali i sistemi di connessione radio Wi-Fi (Wireless Fidelity), a più fitta diffusione anche in ambito urbano e difficilmente conteggiabili, ma ad impatto trascurabile, e gli impianti di accesso alla banda larga (BWA) in tecnologia Wimax/LTE, che assicurano il servizio nelle aree più remote altrimenti non coperte dalla linea ADSL tradizionale.
Questa evoluzione tecnologica nel campo delle radiofrequenze ha portato alla diffusione sul territorio di differenti tipologie di impianti, orientate al digitale e al multimediale, che, pur aumentando la pressione ambientale, grazie anche ad una attenta/mirata progettazione, immettono nell’ambiente livelli di campi elettromagnetici che rispettano comunque i limiti previsti dalla normativa nazionale vigente. In particolare, per gli impianti fissi di telefonia mobile, nonostante l’implementazione nel corso degli ultimi 10 anni di sempre nuovi servizi, la situazione relativamente ai livelli di esposizione è rassicurante, in quanto non si hanno superamenti dei valori di riferimento normativo. Si evidenzia in ogni caso la necessità di tenere costantemente sotto controllo questo comparto, proprio per la continua evoluzione tecnologica in essere. Pur essendosi risolti alcuni dei superamenti rilevati nel corso degli anni in riferimento ai siti radiotelevisivi, permangono alcune situazioni di criticità, in cui i procedimenti di risanamento si presentano difficoltosi e complessi, richiedendo spesso il coinvolgimento di diversi soggetti privati ed enti istituzionali (Comuni, Province, Regione, Arpae, Ausl, Ministero). Nei siti misti radiotelevisivi la transizione alla tecnologia digitale terrestre per gli impianti televisivi, pur comportando generalmente una riduzione delle potenze impiegate, non sempre ha prodotto una diminuzione dell’impatto elettromagnetico, in quanto il contributo principale rimane comunque quello degli impianti radio.
Le informazioni necessarie al popolamento degli indicatori, soprattutto in riferimento agli indicatori di stato, provengono, in parte dai dati forniti dalle Sezioni provinciali di Arpae Emilia-Romagna, raccolti dal Centro Tematico Regionale (CTR) radiazioni non ionizzanti anche nell’ambito del “popolamento” dell’Osservatorio campi elettromagnetici di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), e in parte, in particolare per quanto riguarda l’aggiornamento degli indicatori di pressione, dai dati forniti ufficialmente dai proprietari e dai gestori di linee e impianti elettrici e di impianti per radiotelecomunicazione.

Le informazioni relative ai fattori di pressione vengono gestite tramite i catasti delle sorgenti, che permettono di migliorare lo stato della conoscenza del territorio in termini di individuazione e caratterizzazione delle fonti di pressione: essi sono di supporto all’attività di controllo e prevenzione di Arpae e indirizzano i compiti decisionali degli Enti locali. Il quadro conoscitivo in relazione alle sorgenti dei campi elettromagnetici è migliorato nel corso degli anni, anche se persistono, in alcuni settori, difficoltà di reperimento dei dati. A tale proposito, si evidenzia che nel 2014 è stato emanato il Decreto Ministeriale 13 febbraio 2014 (previsto dalla Legge quadro 36/01) relativo all’istituzione del catasto nazionale, che ne definisce la struttura e i contenuti tecnici; per essere operativo necessita tuttavia ancora dei decreti applicativi che indichino i flussi informativi tra i diversi soggetti (Stato, Regioni, Gestori e utenti) e le modalità di popolamento ed aggiornamento. Attualmente è stato emanato solamente il DM del 31/03/2017 relativo alle sorgenti ad alta frequenza. In Emilia Romagna si è proceduto alla revisione e all’aggiornamento del catasto regionale delle sorgenti a radiofrequenza (RF), allineandolo pienamente al catasto nazionale e nel contempo rendendolo più funzionale a gestire le continue modifiche a cui sono soggetti tali impianti; sono in fase di ultimazione le verifiche di congruenza dei dati inseriti nel nuovo database, che saranno presto pubblicati. Per quanto riguarda invece il catasto delle sorgenti a bassa frequenza (ELF), si è ancora in attesa che venga emanato il relativo decreto e pertanto si delinea attualmente una situazione di stallo per quanto riguarda l’aggiornamento delle informazioni da parte dei soggetti gestori di elettrodotti afferenti alla Rete di Trasmissione Nazionale (linee AAT e AT), in attesa che venga stabilito il flusso di informazioni dal catasto nazionale e si derimano alcune criticità rilevanti legate alla riservatezza di dati ritenuti sensibili per la sicurezza nazionale.

 

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