Campi elettromagnetici
Relativamente alle stazioni radio base (SRB), non si registrano, da anni, superamenti dei valori di riferimento normativo per l’esposizione della popolazione, nonostante lo sviluppo di sempre nuove tecnologie e servizi e l’incremento costante nel numero di impianti e nella potenza irradiata; anche grazie ad una accurata progettazione ed al controllo preventivo effettuato da Arpae tramite simulazioni modellistiche, al fine dell’espressione dei pareri di competenza. Per quanto riguarda gli impianti radiotelevisivi (RTV) la situazione pregressa, che risultava già stabile negli ultimi anni (senza nuovi superamenti rilevati), anche a causa di una netta diminuzione nel numero e nella potenza degli impianti televisivi, a seguito del passaggio al digitale terrestre, è stata, nel corso del 2024, risolta a seguito della modifica dei valori di riferimento normativo per luoghi a permanenza prolungata di persone.
Il monitoraggio in continuo dei campi ad alta frequenza, con i successivi controlli puntuali effettuati, ha evidenziato che, anche nel corso del 2024, i livelli di campo elettrico, in tutte le 51 campagne di monitoraggio effettuate (45 presso siti SRB, 3 presso siti RTV e 3 presso siti misti RTV/SRB), si sono mantenuti sempre al di sotto dei valori di riferimento normativo, con valori inferiori a 3 V/m circa nel 78% dei casi.
Nel 2024, la situazione di superamento dei valori di riferimento normativo per l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici a bassa frequenza risulta ancora invariata rispetto all’anno precedente. Permangono ancora in sospeso 2 risanamenti relativi ai superamenti di campo di induzione magnetica rilevati presso cabine elettriche, per i quali, a oggi, risultano comunque avviate procedure di risanamento. Nel corso del 2024 un nuovo superamento è stato rilevato, sempre nei pressi di una cabina di trasformazione (risolto poi nei mesi successivi con un opportuno intervento tecnico di schermatura da parte del proprietario dell’impianto).
Il monitoraggio in continuo dei campi a bassa frequenza (ELF) ha evidenziato, nel corso del 2024, livelli di campo magnetico contenuti entro 1 μT per l' 86% dei casi, con valori inferiori a 0,5 μT nell' 80% dei casi in presenza di linee elettriche e nel 56% dei casi in presenza di cabine di trasformazione. Le campagne effettuate, complessivamente, sono state 14 (5 in vicinanza di linee elettriche e 9 nei pressi di cabine).
Sintesi
La lunghezza delle linee elettriche ad altissima tensione in Emilia-Romagna è di circa 1.314 km, mentre quelle ad alta tensione (50-132 kV) misurano circa 3.952 km (dati aggiornati al 30/06/2019). Le linee elettriche a media tensione hanno una lunghezza complessiva di circa 35.218 km, mentre quelle a bassa tensione raggiungono una lunghezza di circa 70.602 km (aggiornamento 31/12/2024). Per quanto riguarda gli impianti di trasformazione, sezionamento o consegna utente, il loro numero in regione è di circa 56.318 (di cui il 99,9% è costituito da impianti MT/BT, distribuiti in modo omogeneo).
Si è considerevolmente ridotto il numero (2) dei superamenti dei valori di riferimento normativo per il campo di induzione magnetica riscontrati in regione dal 2004 al 2024, ancora in attesa di risanamento (entrambi dovuti alla presenza di cabine MT/BT): 1 relativo al valore di riferimento normativo di 10 μT (valore di attenzione) e 1 al limite di esposizione di 100 μT. Un terzo superamento, rilevato nel corso del 2024, sempre in vicinanza di una cabina, è stato poi risolto nei mesi successivi con opportuni interventi tecnici di schermatura.
In regione Emilia-Romagna si contano 1.523 impianti RTV, di cui 838 radio (55%) e 685 televisivi (45%), distribuiti in 417 siti. Gli impianti SRB o FWA installati e attivi in regione ammontano, in totale, a 7.500 (di cui 6.972 sono gli impianti per telefonia mobile, 328 gli impianti di tipo FWA e 200 impianti microcellulari), dislocati complessivamente in 4.566 siti; i servizi tecnologici attivati sugli impianti (GSM/2G nella banda di frequenza a 900 MHz, UMTS/3G a 900 e 2100 MHz, LTE/4G a 700, 800, 1400/1500, 1800, 2100 e 2600 MHz, 5G a 700, 3700 e 26000 MHz, con l’aggiunta di nuovi servizi come LTE2600-TDD, LTE700-5GDSS, LTE1800-5GDSS, LTE/5G a 3500 MHz e Wimax) ammontano a 34.576, in costante crescita negli ultimi anni. Di questi, nel 2024, risultano installati e attivi 3.280 servizi in tecnologia 5G e 2.154 in tecnologia LTE-5GDSS.
Su scala regionale, risulta abbastanza evidente come la differenza nel valore della potenza complessiva tra le due tipologie di sorgenti (RTV/SRB) sia andata affievolendosi negli anni, in quanto la potenza degli impianti RTV è rimasta costante o diminuita (con il passaggio al digitale terrestre degli impianti TV), mentre la potenza degli impianti di telefonia è aumentata costantemente negli anni. Tale dato non è di per sé significativo, ma va analizzato in rapporto al numero complessivo di impianti: gli impianti RTV sono infatti attualmente meno del 25% rispetto agli impianti SRB e, a differenza di quelli per la telefonia cellulare, risultano concentrati in un numero molto minore di siti (generalmente ubicati in località isolate, lontane dai centri abitati). Tuttavia, se in passato gli impianti radiotelevisivi presentavano una potenza media per impianto molto superiore rispetto alla potenza media per gli impianti SRB (distribuiti invece in modo più uniforme ma con potenze più limitate), negli ultimi anni si è assistito ad un progressivo aumento della potenza installata anche sui singoli impianti SRB, a causa dell’installazione di nuovi servizi/tecnologie su impianti già esistenti, nonché del potenziamento dei servizi stessi già presenti.
Ad oggi non sussistono superamenti in atto dei valori di riferimento normativo né per gli impianti di telefonia mobile, né per gli impianti RTV (dal momento che i 6 superamenti ancora in atto al 2023 sono rientrati a seguito dell’innalzamento del valore di riferimento normativo, in vigore dal mese di aprile del 2024).
Il monitoraggio ambientale ha evidenziato in generale, per la maggior parte delle campagne effettuate nel corso del 2024, sia per le alte, sia per le basse frequenze, livelli di campo elettromagnetico contenuti ed inferiori ai valori di riferimento specifici per i diversi siti monitorati.
Quadro Generale
I campi elettromagnetici vengono generalmente suddivisi in base alla frequenza in campi ELF (Extremely Low Frequency: campi a frequenza estremamente bassa o campi a bassa frequenza), nell’intervallo da 0 a 3KHz, generati da impianti di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia elettrica (elettrodotti) e in campi RF (Radio Frequency: campi a radiofrequenza e microonde o campi ad alta frequenza), da 100 kHz a 300 GHz, emessi dagli impianti per radiotelecomunicazione.
In merito alle frequenze ELF, il complesso delle stazioni di trasformazione da altissima ad alta tensione AAT/AT (380-220 kV e 50-132 kV) e delle linee elettriche di trasmissione AAT e AT sull’intero territorio nazionale, denominato Rete di Trasmissione Nazionale (RTN), costituisce l’ossatura principale della rete elettrica nazionale e svolge il ruolo di interconnessione degli impianti di produzione nazionale e di collegamento con la rete elettrica internazionale. Anche la rete di distribuzione regionale comprende linee AT, ma la parte più consistente, sia come sviluppo in chilometri delle linee, sia come numero di stazioni/cabine, è formata dagli elettrodotti a media MT (15 kV) e bassa tensione BT (220 volt) e la loro dimensione è quella maggiormente soggetta a variazioni nel tempo, per costruzione di nuove linee e impianti e modifiche di quelli esistenti.
L’impatto elettromagnetico delle sorgenti ELF è legato principalmente alla corrente trasportata, da cui dipende l’entità del campo di induzione magnetica generato. Gli elettrodotti ad alta tensione, che trasportano e trasformano correnti più elevate, sono quindi quelli potenzialmente in grado di generare campi più elevati; tuttavia essi sono ubicati per lo più in aree isolate e in genere non a ridosso delle abitazioni; al contrario gli elettrodotti MT, soprattutto le cabine MT/BT, sono distribuiti in modo omogeneo sul territorio urbanizzato, anche a brevi distanze dai potenziali recettori, per cui possono, in alcuni casi, risultare critici per l’esposizione della popolazione. Per quanto riguarda le criticità relative ai superamenti, riscontrati appunto solo in prossimità di cabine di trasformazione MT/BT ed in misura molto inferiore rispetto alle radiofrequenze, si sottolinea la mancanza del decreto attuativo della Legge quadro 36/01, che deve definire i criteri di elaborazione dei piani di risanamento degli elettrodotti.
Gli impianti per radiotelecomunicazione comprendono principalmente le stazioni radio base (SRB) per la telefonia mobile o cellulare e i sistemi per la diffusione radiofonica e televisiva (RTV). Le stazioni SRB, a differenza degli impianti RTV, hanno avuto uno sviluppo vorticoso negli anni a partire dal 1999 in poi; ad oggi è ancora in corso il processo di completamento della copertura delle reti mobili in determinate aree, mentre vengono continuamente modificati gli impianti esistenti (riconfigurazioni), per adeguamenti tecnologici o per l’aggiunta di nuovi servizi; in particolare negli ultimi quattro anni si è assistito alla graduale dismissione delle tecnologie GSM/UMTS a favore di LTE e all'introduzione del segnale 5G nelle diverse bande di utilizzo previste.
Contestualmente, continuano a diffondersi le reti di apparati “Wireless”, che permettono principalmente l’accesso veloce a Internet, quali i sistemi di connessione radio Wi-Fi (Wireless Fidelity), a più fitta diffusione anche in ambito urbano e difficilmente conteggiabili, ma ad impatto trascurabile, e gli impianti di accesso alla banda larga (FWA) in tecnologia Wimax/LTE/5G, che assicurano il servizio nelle aree più remote altrimenti non coperte dalla linea ADSL tradizionale.
Il settore radiotelevisivo ha subito, a partire dal 2010, una forte evoluzione dal punto di vista tecnologico, con il processo di passaggio al digitale terrestre concluso nel 2022 (a seguito della delibera del nuovo Piano di Assegnazione delle Frequenze da destinare al Servizio Televisivo Digitale Terrestre, che ha comportato una ricomposizione delle reti nazionali e locali). Tale transizione ha comportato una riduzione considerevole sia in termini di numero di impianti, che di potenze in gioco per quanto riguarda gli impianti televisivi, sempre comunque in coerenza con i PLERT (Piano di Localizzazione Emittenza Radiotelevisiva) per quanto riguarda la scelta dei siti di localizzazione sul territorio; ciò non è invece avvenuto per gli impianti radiofonici, per i quali l’introduzione della tecnologia digitale DAB si sta avviando gradualmente in questi ultimi anni, affiancando e non sostituendo gli impianti radio tradizionali di tipo FM.
Questa evoluzione tecnologica nel campo delle radiofrequenze ha portato alla diffusione sul territorio di differenti tipologie di impianti, orientate al digitale e al multimediale, che, pur aumentando la pressione ambientale, grazie anche ad una attenta/mirata progettazione, immettono nell’ambiente livelli di campi elettromagnetici che rispettano comunque i limiti previsti dalla normativa nazionale vigente. In particolare, per gli impianti fissi di telefonia mobile, nonostante l’implementazione, nel corso degli ultimi 10 anni, di sempre nuovi servizi, la situazione relativamente ai livelli di esposizione è rassicurante, in quanto non si hanno superamenti dei valori di riferimento normativo. Si evidenzia, in ogni caso, la necessità di tenere costantemente sotto controllo questo comparto, proprio per la continua evoluzione tecnologica in essere. Pur essendosi risolti i superamenti residui rilevati nel corso degli anni in riferimento ai siti radiotelevisivi, a seguito dell’innalzamento del valore di riferimento normativo, qualora dovessero emergere nuove situazioni di criticità, si deve tenere conto che in generale la loro gestione e risoluzione richiede procedimenti di risanamento più complessi e difficoltosi, coinvolgendo diversi soggetti privati ed enti istituzionali (Comuni, Province, Regione, Arpae, Ausl, Ministero).
Le informazioni necessarie al popolamento degli indicatori provengono, in parte, soprattutto in riferimento agli indicatori di stato, dai dati forniti dalle Aree Prevenzione Ambientale di Arpae Emilia-Romagna e sono raccolti dal Centro Tematico Regionale (CTR) Agenti Fisici, anche nell’ambito del “popolamento” dell’Osservatorio campi elettromagnetici di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e in parte, in particolare per quanto riguarda l’aggiornamento degli indicatori di pressione, da dati forniti ufficialmente dai proprietari e dai gestori di linee e impianti elettrici e di impianti per radiotelecomunicazione.
Le informazioni relative ai fattori di pressione vengono gestite tramite i catasti delle sorgenti, che permettono di migliorare lo stato della conoscenza del territorio in termini di individuazione e caratterizzazione delle fonti di pressione: essi sono di supporto all’attività di controllo e prevenzione di Arpae e indirizzano i compiti decisionali degli Enti locali. Il quadro conoscitivo in relazione alle sorgenti dei campi elettromagnetici è migliorato nel corso degli anni, anche se persistono, in alcuni settori, difficoltà di reperimento dei dati. A tale proposito, si evidenzia che nel 2014 è stato emanato il Decreto Ministeriale 13 febbraio 2014 (previsto dalla Legge quadro 36/01) relativo all’istituzione del catasto nazionale, che ne definisce la struttura e i contenuti tecnici; per essere operativo necessita, tuttavia, ancora dei decreti applicativi che indichino i flussi informativi tra i diversi soggetti (Stato, Regioni, Gestori e utenti) e le modalità di popolamento ed aggiornamento. Attualmente è stato emanato solamente il DM del 31/03/2017 relativo alle sorgenti ad alta frequenza. In Emilia Romagna si è proceduto alla revisione e all’aggiornamento del catasto regionale delle sorgenti a radiofrequenza (RF), allineandolo pienamente al catasto nazionale e nel contempo rendendolo più funzionale a gestire le continue modifiche a cui sono soggetti tali impianti. Per quanto riguarda invece il catasto delle sorgenti a bassa frequenza (ELF), si è ancora in attesa che venga emanato il relativo decreto e pertanto si delinea, attualmente, una situazione di stallo per quanto riguarda l’aggiornamento delle informazioni da parte dei soggetti gestori di elettrodotti afferenti alla Rete di Trasmissione Nazionale (linee AAT e AT), in attesa che venga stabilito il flusso di informazioni dal catasto nazionale e si derimino alcune criticità rilevanti legate alla riservatezza di dati ritenuti sensibili per la sicurezza nazionale. E’ invece in fase di implementazione e informatizzazione il catasto degli elettrodotti afferenti alla rete di distribuzione, di competenza regionale e previsto anche dalla nuova legge regionale n. 8/2023.
Bibliografia
- DOCUMENTI ISPRA:
- 1. ANPA, 2000, “Il controllo dell’inquinamento elettromagnetico. Le attività del sistema delle Agenzie ambientali e l’evoluzione normativa”, Serie Stato dell’Ambiente n. 13/2000
- 2. ANPA, 2000, “Guida tecnica CTN/ANPA-ARPA per la misura dei campi elettromagnetici compresi nell’intervallo di frequenza 100 kHz-3GHz in riferimento all’esposizione della popolazione, RTI CTN_AGF 1/2000
- 3. ANPA, 2000, “Rassegna degli effetti derivanti dall’esposizione ai campi elettromagnetici”, RTI CTN_AGF 2/2000
Sitografia
- Arpae Emilia-Romagna, “Annuario regionale dei dati ambientali” – dati di riferimento 2006-2021
- Arpae Emilia-Romagna, Campi elettromagnetici
- Regione Emilia Romagna, E-R Ambiente, inquinamento elettromagnetico
- ISPRA, Agenti Fisici – Campi Elettromagnetici
- Istituto Superiore di Sanità – Epicentro, l’epidemiologia per la sanità pubblica - Campi Elettromagnetici
Autori
- Laura GAIDOLFI (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
- Sabrina CHIOVARO (ARPAE E.R. - DIREZIONE TECNICA)
