Emilia-Romagna
Suolo
Sintesi


SUOLO
Le pressioni esercitate sui suoli dipendono in modo significativo dagli usi in essere e dagli indirizzi di pianificazione che ne orientano le modalità di gestione. I dati relativi alle dinamiche d’uso dei suoli regionali segnalano una progressiva, lenta diminuzione dei territori agricoli e un contemporaneo costante aumento dei territori artificializzati. Tale fenomeno costituisce la forma di degradazione del suolo più evidente e facilmente percepibile. Considerata l’estensione dei  territori agricoli, che costituiscono circa il 60% della superficie regionale, va segnalato che la qualità dei nostri suoli è a tutt’oggi fortemente condizionata dalla gestione agricola.
Il sostegno alle produzioni biologiche e/o integrate, attuato con il PSR 2007-2013, ha favorito una riduzione nell’utilizzo di prodotti di sintesi, in particolare di prodotti fitosanitari (circa -3%, come principi attivi e -2% come formulati, negli ultimi 13 anni), che indirettamente apportano al suolo sostanze inquinanti (ad esempio: Cadmio). Anche se le superfici interessate da azioni specifiche per contrastare la riduzione di sostanza organica nel suolo e l’erosione idrica e migliorare la fertilità agronomica e biologica sono ancora limitate, è opportuno considerare anche tutti gli altri interventi agroambientali che concorrono al medesimo obiettivo. In quest'ottica, complessivamente la superficie coinvolta rappresenta il 94% del totale del PSR.
Va segnalato l’aumento significativo dell’uso di ammendanti, correttivi e di concimi composti e organominerali, fertilizzanti tutti provenienti da processi produttivi complessi, il cui uso non sempre é condizionato da normative che ne controllino la qualità per la distribuzione alle colture agricole e al suolo.
In particolare, nel 2016, l’uso di fertilizzanti in regione è stato pari a 724.000 tonnellate, valore in crescita rispetto ai tre anni precedenti, leggermente superiore alla media dell’ultimo decennio e legato, in particolare, alla categoria dei concimi, le cui vendite sono risultate in sensibile rialzo rispetto alla media degli ultimi tre anni.
Inoltre, con riferimento alla distribuzione dei fanghi di depurazione in agricoltura (derivanti sia dalla depurazione delle acque reflue urbane, sia dal comparto agro-alimentare), dopo la notevole riduzione nel 2005, causata dell’entrata in vigore nel 2004 della nuova normativa regionale, in Emilia-Romagna si è assistito ad un progressivo aumento della percentuale di fanghi che vengono destinati al recupero: +30% di sostanza secca distribuita nel periodo 2008-2011, soprattutto grazie all’utilizzo, sempre più consistente, dei fanghi prodotti dalle attività agroalimentari. Nel 2012 tale tendenza si è invertita e si è registrato un forte calo dei fanghi distribuiti in agricoltura pari, in termini di tonnellate/anno, a -26,3% di T.Q. e -29,5% di S.S., andamento confermato anche nel 2013. Tali decrementi sono imputabili in parte alla diminuzione dei fanghi prodotti dal comparto agroalimentare (industrie delle bevande) ed in parte alla predilezione di altre forme di recupero diverse dall’utilizzo diretto dei fanghi in agricoltura.
Dal 2014 si è assistito ad un graduale recupero dei quantitativi di fanghi utilizzati in agricoltura, sia per quanto concerne i fanghi provenienti da acque reflue urbane che quelli del comparto agroalimentare.
In particolare, nel 2016, è aumentato l’utilizzo dei fanghi provenienti dalla produzione di bevande alcoliche ed analcoliche.
La quantità di fanghi distribuiti in agricoltura è in aumento nel 2016 rispetto all’anno precedente (+14% in s.s.), pur mantenendosi però ancora al di sotto della media dei 10 anni precedenti.
Le superfici interessate allo spandimento dei fanghi prodotti nel 2016 (provenienti dal trattamento delle acque reflue urbane e agroalimentari) sono risultate pari a 9.404 ettari, in aumento rispetto a quanto registrato negli ultimi anni, ma ancora inferiori rispetto a quelle utilizzate fino al 2011 (10.148 ha). I quantitativi di fango distribuiti per ettaro sono risultati compresi tra le 3,8 e 5,9 t/ss, con una media regionale di 4,6 t/ss, valore leggermente inferiore alla media misurata nel periodo 2004-2011 pari a 5,2 t/ss.
Una valutazione complessiva degli indicatori ambientali considerati evidenzia un processo di degradazione dei suoli regionali in atto, sia per quanto riguarda la limitazione delle loro funzioni, che per quanto riguarda la loro qualità.
Dal 2018 comincerà l’attività di monitoraggio della qualità dei suoli agricoli, finanziata dal PSR 2014-2020, che riguarderà in particolare l’efficacia delle misure sulla produzione integrata, biologica, incremento della sostanza organica e sull’agricoltura conservativa (62% delle misure agroambientali, che complessivamente sono applicate al 20% della SAU regionale).

 

  

SITI CONTAMINATI
La gestione del catasto di Arpa relativo alle attività che l’Agenzia svolge in materia di siti contaminati costituisce una base conoscitiva a supporto dell’anagrafe regionale prevista dall’art. 251, Titolo V, Parte IV del DLgs 152/06. I siti contaminati inseriti nel Catasto con procedura aperta, ovvero in corso di bonifica (aggiornamento aprile 2015), sono 379. Le provincie che hanno il maggior numero di siti sono Bologna (88) e Ravenna (66). La provincia che invece presenta il minor numero è Rimini, con 8 siti.
A scala regionale, la maggior parte dei siti contaminati inseriti nel catasto sono siti industriali (50%), seguiti dai punti vendita carburante (40%).
Le sostanze contaminanti presenti nei siti contaminati sono rappresentate dagli idrocarburi, soprattutto pesanti (C>12). Seguono alcuni idrocarburi aromatici leggeri della famiglia dei BTEX (principalmente benzene) e metalli (in particolare piombo).
Le principali matrici coinvolte sono il suolo (43%), da intendersi nella sua accezione più ampia e cioè come terreno/matrice solida e non come suolo superficiale (inferiore a 1 metro di terreno), e le acque sotterranee (42%). Risulta marginale, invece, la contaminazione di acque superficiali, con meno del 2% dei siti.

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