Emilia-Romagna
Suolo
Quadro generale


SUOLO
La consapevolezza che i suoli dell’Europa sono soggetti a processi di degradazione e di minacce, quali l’impermeabilizzazione, l’erosione, la diminuzione di materia organica, la contaminazione locale o diffusa, la compattazione, il calo della biodiversità, la salinizzazione, le alluvioni e gli smottamenti, ha fatto sì che nel 2006 la Commissione europea redigesse una specifica comunicazione: la Strategia tematica per la protezione del suolo (COM2006(231)) e una proposta di Direttiva quadro per la protezione del suolo (COM2006(232)). A causa di una sostanziale opposizione da parte di alcuni stati membri, quest'ultima è stata definitivamente ritirata a maggio 2014. E' venuta così a mancare l’unica proposta legislativa europea mirata direttamente alla tutela del suolo. Poco prima, il 20 novembre 2013, Parlamento e Consiglio europeo avevano approvato il 7° programma di azione per l'ambiente fino al 2020 (Decisione 1386/2013/UE), in cui tra gli obiettivi prioritari si poneva la "realizzazione di un mondo esente dal degrado del suolo nel contesto dello sviluppo sostenibile".
Nello stesso documento numerosi sono i richiami alla necessità di arrestare il consumo di suolo e le azioni che ne comportano la degradazione. Il suolo è riconosciuto essere un ecosistema vulnerabile al pari dei corpi idrici e degli habitat per le specie. Erosione, contaminazione e impermeabilizzazione sono le minacce maggiori, per questo è posto tra gli obiettivi prioritari e concreti del 7° programma il "consumo netto di suolo pari a zero" entro il 2050. Attualmente, nelle more di una legislazione specifica per la protezione del suolo, il 7° programma attribuisce un'azione indiretta, che "contribuisce ad allentare la pressione a cui è sottoposto il suolo", al corpus legislativo adottato dall'Unione per proteggere, conservare e migliorare il capitale naturale (direttiva Acque, direttiva Rifiuti, direttiva Habitat etc.). In particolare attribuisce alla politica "verde" della PAC (Greening) un ruolo strategico nella tutela del suolo. Nel giugno del 2015 un gruppo di esperti è stato incaricato di redigere una nuova proposta di normativa.
La situazione italiana riflette un analogo scenario. L’Annuario dei dati ambientali (Ispra) segnala il persistere di una ridotta comprensione a livello nazionale della valenza ecosistemica del suolo. In Italia storicamente di esso è stata presa in considerazione la sola funzione produttiva, oggi limitatamente estesa al tema della contaminazione nei siti dichiarati tali. La costruzione di un quadro conoscitivo nazionale, idoneo alla valutazione dello stato ambientale della risorsa, è complicata dal fatto che le informazioni sui suoli sono raccolte in maniera disomogenea e depositate presso enti diversi. Al fine di superare questo problema è stato avviato nel 2007, con il coordinamento di Ispra e la collaborazione di Cra e CE-JRC-European Soil Bureau, un processo di armonizzazione e condivisione dei dati esistenti grazie al Progetto SIAS (Sviluppo di Indicatori Ambientali sul Suolo), finalizzato alla costruzione di due indicatori (Erosione e Contenuto di sostanza organica) a partire dalle informazioni esistenti a livello regionale. A tale progetto ha partecipato la Regione Emilia-Romagna, cosicché le informazioni relative agli indicatori sopracitati, adottate a livello nazionale, sono quelle acquisite, validate e analogamente utilizzate a scala locale. Nell’Annuario Ispra i suddetti indicatori, per i quali è stato possibile procedere a un ulteriore aggiornamento, descrivono nel loro insieme comunque una situazione critica a livello nazionale sia per la mancanza di una rete di monitoraggio, sia per la difficile e, per ora, solo parziale armonizzazione delle informazioni disponibili a livello locale.

 

SITI CONTAMINATI
Le informazioni sito specifiche relative ai siti contaminati hanno un ruolo importante nella valutazione dell'impatto sul territorio e delle conseguenze sulla salute umana e sull'ecosistema. Le attività che svolge Arpae contribuiscono alla definizione di un quadro conoscitivo propedeutico all'ottimale gestione dei siti contaminati in ambito regionale; nello specifico la gestione del catasto di Arpae relativo alle attività che l’Agenzia svolge in materia di siti contaminati costituisce una base conoscitiva a supporto dell’anagrafe regionale prevista dall’art. 251, Titolo V, Parte IV del DLgs 152/06. Arpae per monitorare le attività che svolge sui siti contaminati utilizza e implementa un proprio Data Base (DB) denominato “Catasto dei Siti Contaminati”, funzionale anche per definire gli indicatori ambientali che consentono di monitorare gli impatti generati da specifici settori produttivi.

 

 

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