Emilia-Romagna
Radioattività
Sintesi


Le problematiche concernenti situazioni di esposizione alle radiazioni ionizzanti derivanti da sorgenti naturali, quali il radon, e le esposizioni causate da attività con materiali contenenti radionuclidi di origine naturale (NORM: Naturallly Occurring Radioactive Materials) stanno avendo sempre maggiore attenzione, come evidenziato anche a livello normativo dalle modifiche introdotte dalla legislazione comunitaria con la Direttiva 2013/59/Euratom, che stabilisce le norme fondamentali di sicurezza relative alla protezione contro i pericoli derivanti dall’esposizione alle radiazioni ionizzanti, la quale dovrà essere recepita a livello nazionale entro il 2018.
Attualmente, per la protezione dell’esposizione al radon nei luoghi di lavoro, il DLgs 230/95 e s.m.i. prevede obblighi sia per gli esercenti, che per le Regioni, affidando nello specifico a queste ultime il compito di individuare le zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni di attività di radon. In attesa dell’elaborazione dei criteri con cui definire le zone e delle indicazioni sulle metodologie per la loro individuazione, la Regione Emilia-Romagna, nonostante le indagini condotte a livello regionale evidenzino concentrazioni di radon indoor medio-basse rispetto alla media nazionale, ha avviato dal 2001 studi mirati a ottenere una “mappatura radon” e concluso nel 2011 una campagna di misure in abitazioni individuate in corrispondenza di particolari aree territoriali (punti di emanazione gassosa/faglie affioranti).
La presenza di radioattività artificiale nell’ambiente in Emilia-Romagna, pur essendo ormai a livelli molto bassi, è tuttavia ancora riscontrabile in alcune matrici. Dal punto di vista radioprotezionistico, le concentrazioni dei radionuclidi artificiali attualmente riscontrate conducono, comunque, a stime di dosi alla popolazione molto inferiori al limite stabilito dalla normativa italiana, pari a 1 mSv/anno.
Il processo di disattivazione della centrale nucleare di Caorso e la gestione in sicurezza dei rifiuti radioattivi prodotti, ovvero lo smantellamento di tutte le parti nucleari e la restituzione del sito, esente da vincoli radiologici, programmato fra il 2028 e il 2032, è costantemente monitorato dagli Enti/Istituzioni coinvolte anche a livello regionale (Regione, Provincia, Comuni, Arpae); sono stati infatti  sottoscritti specifici Protocolli d’intesa (2008) rispettivamente tra la Provincia di Piacenza, il Comune di Caorso e Arpa Emilia-Romagna (oggi Arpae Emilia-Romagna) e tra Apat (oggi Ispra) e Arpa Emilia-Romagna (2005). Attualmente, i rifiuti radioattivi prodotti durante l’esercizio e la disattivazione sono stoccati “provvisoriamente” in centrale; entro il 2025, inoltre, rientreranno in Italia, in contenitori speciali, i rifiuti vetrificati derivanti dal riprocessamento degli elementi di combustibile nucleare irraggiato.
Lo smaltimento dei rifiuti radioattivi prodotti rappresenta, a oggi, un problema da risolvere a livello nazionale, le direttive comunitarie prevedono, infatti, che lo smaltimento dei rifiuti radioattivi sia da risolvere nell’ambito di ciascun singolo Paese; occorre procedere all’identificazione, qualificazione e messa in opera del sito nazionale per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi di 2a categoria e per il deposito temporaneo centralizzato del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi di 3a categoria (rifiuti ad alta attività e a lunghissima vita). La disponibilità di un tale sito è, infatti, condizione indispensabile per garantire una effettiva e corretta gestione dello smantellamento delle centrali nucleari italiane e per il corretto smaltimento dei rifiuti provenienti dalle altre applicazioni pacifiche della tecnologia nucleare (industriali e mediche).
Stante l’attuale situazione, è prevedibile, nei prossimi anni, una crescita delle quantità di rifiuti radioattivi presenti negli attuali siti “temporanei” di detenzione, con l’avvio delle attività di smantellamento delle installazioni nucleari italiane; l’iter di individuazione e della successiva costruzione del sito nazionale, anche nella più ottimistica delle ipotesi, necessiterà infatti ancora di diversi anni.

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