Emilia-Romagna
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Radionuclidi artificiali in matrici ambientali e alimentari
Descrizione dell'indicatore


L’indicatore fornisce l’andamento della radioattività (Cesio Cs-137 e Stronzio Sr-90) nella deposizione al suolo e nel latte vaccino, ai fini della valutazione dello stato della contaminazione radiometrica nell’ambiente.
I radionuclidi artificiali presenti nell’ambiente sono in gran parte attribuibili alle deposizioni al suolo conseguenti alle esplosioni di ordigni nucleari in atmosfera effettuate negli anni 60 e alle ricadute derivanti da eventi incidentali (1986 Chernobyl e 2011 Fukushima). Il Cs-137 e lo Sr-90, radionuclidi con tempi di dimezzamento radioattivo di circa 30 anni, permanendo per centinaia di anni dopo la loro formazione, costituiscono i principali indicatori delle ricadute al suolo per il nostro territorio.
La sorveglianza della radioattività ambientale in Italia, in ottemperanza art 152 al Dlgs101/2020 “Controllo sulla radioattività ambientale”, si basa sulle reti nazionali e regionali, delegate al monitoraggio della radioattività nell’ambiente, negli alimenti e bevande per consumo umano e animale, per la stima dell’esposizione della popolazione. La gestione delle reti uniche regionali è effettuata dalle singole Regioni, secondo direttive impartite dal ministero della Sanità e dal ministero dell’Ambiente.
La Regione Emilia-Romagna, al fine di verificare lo stato della contaminazione ambientale e alimentare dell’intero territorio e di evidenziare eventuali incidenti o rilasci incontrollati, ha predisposto, fin dal 1982, il  monitoraggio della radioattività a livello regionale basato su campionamenti di diverse matrici (particolato atmosferico, deposizione al suolo, acque superficiali e potabili, alimenti ecc.), sancito poi dalla Legge Regionale 1/2006 (art. 8), recentemente modificata dalla Legge Regionale 4/2021. Ad Arpae Emilia-Romagna, CTR Agenti fisici, è affidata la gestione della rete regionale, per le attività di rilevamento e di misura.