Emilia-Romagna
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Fosforo totale nei corsi d'acqua
Commento


Dal punto di vista della distribuzione territoriale (figure 2 e 4), per effetto dei crescenti apporti inquinanti, le concentrazioni di fosforo nelle acque tendono ad aumentare da monte verso valle; ciò accade principalmente nei bacini dove incidono fonti di pressione puntuale rilevanti rispetto alla portata del corso d’acqua recettore, come in alcuni torrenti minori o nei principali canali artificiali di pianura che appaiono maggiormente impattati. Nella maggior parte dei bacini regionali, tuttavia, si osserva (figura 1) che la soglia obiettivo di “buono” per il fosforo, ricavata dall’indice LIMeco (0,10 mg/l), è quasi sempre rispettata sia nelle stazioni di bacino pedemontano, sia nelle stazioni di pianura, come accade per Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Enza, Secchia, Canal Bianco, Candiano, Fiumi Uniti, Savio, Uso, Marano e Conca, che presentano anche in chiusura idrografica un livello di fosforo “buono” o talvolta perfino “elevato”. Le situazioni di grave criticità, legate al superamento della quinta soglia di 0,40 mg/l, sono limitate a poche chiusure di bacino, quali Sissa Abate, Crostolo e Rubicone. Rispetto al singolo macrodescrittore fosforo totale, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico (figura 3) mostra che il 18% rientra nel Livello 1, il 21% nel Livello 2, il 24% nel Livello 3, il 28% nel Livello 4 e il 9% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di fosforo totale, il 39% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.