Emilia-Romagna
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Consistenza degli allevamenti zootecnici
Commento


La disomogeneità dei periodi considerati per la descrizione delle consistenze zootecniche deriva dalle banche dati scelte come riferimento. I dati più aggiornati, per il periodo dal 2007 i primi mesi del 2018 compresi, riguardano le principali specie zootecniche (Bovini, Bufalini, Suini, Ovi-caprini) e provengono dalla Banca dati nazionale dell'anagrafe zootecnica (BDN), che fornisce informazioni con scansione mensile, disaggregate su base territoriale a livello provinciale e regionale. Non sono stati conteggiati i capi equini per i quali le rilevazioni complete partivano solo dall’anno 2013. Più rilevanti sono i numeri del settore avicolo per i quale purtroppo i dati della BDN si limitano ad individuare il numero di allevamenti ma non il numero di capi ed è per questo motivo che, non essendo disponibili dati ufficiali aggiornati dopo il 2010, si è fatto riferimento ai censimenti e alle rilevazioni dell’Istat.
Nel primo grafico (figura 1) è possibile apprezzare la consistenza zootecnica dei capi bovini e bufalini allevati in regione. I bufalini costituiscono nel 2018 circa lo 0,08% del totale. Per quanto riguarda il comparto bovino, la contrazione dei numeri di capi allevati, rilevante nei primi anni duemila, si è arrestata nel 2008/2009 e la consistenza regionale dal 2014 è in ripresa ed ammonta nel 2018 a quasi 570.000 unità. 
Per il comparto suino le serie complete fornite dalla BDN sono disponibili dall'anno 2007 e i dati relativi ai suini (figura 2) mostrano che a livello regionale la contrazione, in atto già da diversi anni, è proseguita e dal 2007 al 2018 si sono persi più di di 260.000 capi.
L’allevamento di ovini e caprini, dopo il massimo raggiunto nel 2010 con circa 88.000 unità, è calato fino al 2016, ma è attualmente in leggera ripresa, attestandosi nel 2018 a circa 76.700 unità  (figura 3).
L’allevamento avicolo presenta variazioni più repentine rispetto a quello bovino e suino, risentendo immediatamente delle condizioni dei mercati. Il grafico di figura 4 illustra tale variabilità per il periodo 2000-2010 (il dato deriva dal censimento Istat del 2010 per cui non ci sono ulteriori dati rispetto al 2010).