Emilia-Romagna
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Carichi di azoto, fosforo e metalli
Commento


Per i diversi tipi di sostanze considerate (tabella 1), gli apporti del fiume Po risultano superiori di oltre un ordine di grandezza rispetto a quelli complessivamente provenienti dagli altri affluenti regionali che sfociano direttamente in Adriatico. Circa il 10% del carico del fiume Po arriva a mare tramite il ramo più a sud del Delta, il Po di Goro, che segna il confine tra Emilia-Romagna e Veneto.
Tra gli affluenti diretti, per le diverse sostanze considerate, i tre corsi d’acqua che apportano i maggiori carichi sono quelli situati più a nord, cioè il Po di Volano, il C.le Burana-Navigabile e il fiume Reno.
Rispetto al totale regionale immesso in Po o in Adriatico, gli affluenti diretti dell’Adriatico, che drenano il 51% della superficie regionale, apportano quantitativi di poco superiori al 45% per l'azoto e per il totale dei sei metalli e di circa il 37% per il fosforo; una limitatissima presenza di mercurio è riscontrabile esclusivamente per questo “versante”.
Nichel e arsenico sono ritrovati con concentrazioni superiori al limite di quantificazione (LOQ) in un certo numero di campioni, per la quasi totalità delle aste fluviali; il cromo evidenzia riscontri positivi nel 57% delle chiusure di asta; i ritrovamenti di cadmio, mercurio e piombo alle chiusure sono invece sporadici (rispettivamente 24%, 29% e 12%).
A fronte di una stima regionale di sversato in Po o Adriatico dei sei metalli di 20.000 kg/anno, gli apporti singoli sono rappresentati per il 71% da nichel, il 19% da arsenico, il 9% da cromo e l’1% da piombo; cadmio e mercurio registrano un apporto molto limitato.
Analizzando gli apporti complessivi medi annui in Adriatico dall'asta Po, confrontando i periodi 2016-2018 e 2010-2013, risulta che l’azoto e il fosforo appaiono in rilevante calo (rispettivamente -32% e -53%); anche relativamente alle immissioni degli affluenti in Po e Adriatico dalla regione Emilia-Romagna, l'azoto è valutato in consistente calo (-42%, con dato omogeneo tra affluenti del Po e immissari diretti in Adriatico) e il fosforo evidenzia anch'esso una significativa riduzione complessiva (-27%, ma a fronte di una rilevante riduzione per la parte emiliana affluente in Po, si registra un calo più contenuto sugli immissari diretti ferraresi e romagnoli in Adriatico). In effetti, per il comparto depurativo, gli interventi condotti negli ultimi anni relativamente ai nutrienti hanno riguardato prevalentemente la denitrificazione. Si evidenzia che, relativamente ai deflussi del triennio 2016-2018, mentre il 2016 e il 2018 sono stati anni, rispettivamente, leggermente e mediamente piovosi, il 2017 è stato un anno fortemente siccitoso; tuttavia, rispetto al 2010-2013, nel complesso, i 3 anni sono risultati mediamente siccitosi, con riduzioni di deflusso del 18-20% per l'areale emiliano drenante in Po e del 5% per l'areale bolognese-ferrarese-romagnolo che immette direttamente in Adriatico; a questo dato, per l’ambito emiliano, è, in parte, da associare anche la maggiore riduzione per il fosforo (minori deflussi -> minori allontanamenti dai suoli).
Occorre evidenziare che, per quattro dei sei metalli considerati (Cd, Cr, Ni, Pb), dal 2014 i laboratori Arpae hanno abbassato i limiti di quantificazione, portando ad un miglioramento della performance analitica (per il Pb si è avuto un ulteriore abbassamento nel 2017); a seguito di ciò, si registra un maggiore numero di presenze nei campioni che, in alcuni casi, ha portato ad un aumento consistente del carico, in particolare per cromo e piombo.
Stante le variazioni di LOQ sopra riportate, al momento non si ritiene che i confronti delle stime dei carichi di metalli rilevati nel periodo 2016-2018 possano essere rappresentative, rispetto al periodo 2010-2013, di reali tendenze eventualmente in corso. Considerata tale premessa, per Arsenico, Cromo e Nichel si osserverebbe un calo del 10-20% rispetto al dato medio 2014-2016 confrontato con quelleo del trienni 2016-2018, a fronte però di una similare riduzione dei deflussi idrici medi.