Emilia-Romagna
Torna indietro
Carichi di azoto, fosforo e metalli
Commento


Per i diversi tipi di sostanze considerate, gli apporti del fiume Po risultano superiori di oltre un ordine di grandezza rispetto a quelli complessivamente provenienti dagli altri affluenti regionali che sfociano direttamente in Adriatico. Circa il 10% del carico del f. Po arriva a mare tramite il ramo più a sud del Delta, il Po di Goro, che segna il confine tra Emilia-Romagna e Veneto.
Tra gli affluenti diretti, per le diverse sostanze considerate, i tre corsi d’acqua che apportano i maggiori carichi sono sempre quelli situati più a nord, cioè il Po di Volano, il c.le Burana-Navigabile e il f. Reno.
Rispetto al totale regionale immesso in Po o in Adriatico, gli affluenti diretti dell’Adriatico, che drenano il 51% della superficie regionale, apportano quantitativi dell'ordine del 50% per l'azoto e per il totale dei sei metalli e circa il 40% del fosforo; tra i metalli si osserva un 70% circa per il piombo.
Nichel e arsenico sono ritrovati con concentrazioni superiori al limite di quantificazione (LOQ), in un certo numero di campioni, per la quasi totalità delle aste fluviali; cromo e piombo evidenziano riscontri positivi rispettivamente nel 53% e 35% delle chiusure di asta; i ritrovamenti di cadmio e mercurio sono invece estremamente sporadici.
A fronte di una stima regionale di sversato in Po o Adriatico dei sei metalli di 25.500 kg/anno, gli apporti singoli sono rappresentati per il 70% da nichel, 16% da arsenico, 9% da cromo e 4% da piombo; cadmio e mercurio registrano un apporto molto limitato.
Rispetto alle valutazioni condotte sul periodo 2010-2013, per gli apporti complessivi in Adriatico dall'asta Po, l'azoto appare pressoché stazionario (-4%), il fosforo in calo (-14%); relativamente, invece, alle immissioni degli affluenti in Po e Adriatico dalla regione Emilia-Romagna, l'azoto è valutato in calo significativo (attorno al -25÷30%, con dato omogeneo tra affluenti del Po e immissari diretti in Adriatico), il fosforo indica anch'esso una riduzione complessiva (-13%, ma a fronte di una rilevante riduzione per la parte emiliana affluente in Po, si registra un aumento sugli immissari diretti ferraresi e romagnoli in Adriatico). In effetti, per il comparto depurativo, gli interventi condotti negli ultimi anni relativamente ai nutrienti, hanno riguardato prevalentemente la denitrificazione. Si indica che i deflussi nel triennio 2014-16 sono apparsi mediamente in incremento, rispetto al 2010-13, del 6% per l'areale emiliano drenante in Po e del 20% per l'areale bolognese-ferrarese-romagnolo che immette direttamente in Adriatico.
Per quattro dei sei metalli considerati, negli ultimi anni i laboratori Arpae hanno abbassato notevolmente i limiti di quantificazione portando ad un miglioramento della performance analitica; si registrano, conseguentemente, un maggiore numero di presenze e le elaborazioni condotte possono ritenersi più attendibili. In alcuni casi da ciò deriva un aumento consistente del carico, in particolare per cromo e piombo; stante le variazioni di LOQ, al momento non si ritiene che i confronti delle stime dei carichi di metalli possano essere rappresentativi di reali tendenze eventualmente in corso.