Emilia-Romagna
Torna indietro
Azoto nitrico nei corsi d'acqua
Commento


Dal punto di vista della distribuzione territoriale (figure 2 e 5), per effetto dei crescenti apporti inquinanti di origine prevalentemente diffusa, la presenza di azoto nitrico nelle acque tende ad aumentare spostandosi dalle zone montane e pedemontane, dove si osservano concentrazioni buone od ottimali, verso la pianura, dove si riscontra generalmente un peggioramento della qualità seppure con differenze anche significative tra i diversi bacini idrografici. In particolare (figura 1), nel 2017, in pianura è rispettato il valore soglia di “buono” nella chiusura di valle dei bacini: Bardonezza, Lora, Tidone, Trebbia, Nure, Taro, Secchia, Canal Bianco, Reno, Lamone, Candiano, Fiumi Uniti, Savio e Conca, mentre si registrano ancora situazioni di decisa criticità in Destra Reno, Rubicone, Uso, Melo e Ventena (con valori medi annui superiori a 5 mg/l – stato “cattivo” limitatamente alla concentrazione di azoto nitrico).
Rispetto al singolo macrodescrittore, azoto nitrico, la classificazione delle acque in chiusura di bacino idrografico (figura 3) mostra che il 15% dei bacini ricade nel Livello 1, il 28% nel Livello 2, il 21% nel Livello 3, il 21% nel Livello 4 e il 15% nel Livello 5, da cui deriva che, rispetto alla concentrazione di azoto nitrico, il 43% dei bacini idrografici regionali raggiunge l’obiettivo di qualità “buono”.